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Full text of "Vita in campagna"

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MAGGIO 2002 



VITA IN CAMPAGNA - CASELLA POSTALE 467 - 37100 VERONA - UNA COPIA € 3,87 



(gonurmm 



4 Servizi e vantaggi per gli abbonati con la «Carta Verde» 

5 Le vostre lettere 
7 Le vostre idee 

9 Antichi mestieri: le tele stampate di R. Bassi 

(QPoÙMea agtìeda ed amhiMtak 

1 1 Risparmiare acqua è una priorità! di G.Vincenzi 

1 2 Bambini, scuola e agricoltura: un orto didattico 
all'interno della scuola di G.Vìncenzi 



(^^ikdlMJm hìÀmm - (^jnhimk 




16 L'«erba a rotoli» di G. Lombardi 

21 Le mammillarie, piante grasse facili da coltivare di LCretti 

24 Risposte ai lettori 



($lte 



25 La coltivazione del cavolo broccolo di G.Cipriani 
29 Tra le moltissime varietà di zucchine potete effettuare 

scelte tradizionali e non dì G.Cipriani 
32 Risposte ai lettori 



(^huMo- C^Rét» 



33 Olivo: messa a dimora e prime cure colturali di G.Bargioni 
37 Conosciamo meglio e combattiamo le diverse mosche 

della frutta di A. Pollini e S.Manzella 
40 Risposte ai lettori 



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45 La soia, le cure colturali e la raccolta. Coltivazione 

biologica e contributi relativi di U.Grigolo 
50 Risposte ai lettori 



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5 1 La scelta del biotrituratore di A.Zenti 
53 Risposte ai lettori 

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55 Razze locali di avicoli: il pollo Ancona di M. Arditili 

56 Elicicoltura: la raccolta delle chiocciole e la difesa 
dalle principali avversità di N.Griglione 

59 Risposte ai lettori 



61 Lotta al «ragnetto rosso delle serre»: la soluzione 

sta nell'acqua di L. Conte 
65 Frutti commestibili e non degli arbusti selvatici: 

dulcamara e fitolacca di LCretti 
68 Risposte ai lettori 



m 



69 Le nostre scelte per l'agriturismo; tre aziende 
nel Piemonte «sconosciuto» di M. Borrì 




mioSQ e ìuétkl 



73 I prodotti per la protezione del legno di M.Zanier 
77 Risposte ai lettori 

79 Coltivare la terra protegge dalle malattie 
e allunga la vita? di P.Pigozzi 

81 Ortaggi e frutta di stagione. Come conservare e 
trasformare piselli, fagiolini, fragole e ciliegie di I.Gorini 

82 Risposte ai lettori 



83 Tra fisco e contribuente aumenta la trasparenza di B.Ascari 

84 Risposte legali e tributarie, contributi e finanziamenti 

85 Prossimi appuntamenti 
90 Pubblicazioni consigliate 
92 I vostri annunci 




L 



Foto: Maurizia Arduin 



y allevamento di 

avicoli è una 
attività che 
appassiona i lettori. 
E come accade per le 
piante da frutto o per gli 
ortaggi, dove la scelta 
si orienta spesso su 
vecchie varietà ancora 
molto attuali, anche 
per gli avicoli si va alla 
ricerca di razze diverse 
da quelle impiegale 
negli allevamenti 
industriali. Iniziamo, 
perciò, con questo 
numero (a pagina 55), 
a proporvi degli articoli 
su razze locali di polli, 
tacchini, faraone, oche 



ed anatre ideali per le produzioni di canti e uova. 



Nelle province di Forlì, Ravenna e 
Rimini è ancora particolarmente 
viva un'antica forma di artigia- 
nato, quella dello stampaggio a mano 
delle tele con prodotti naturali, conside- 
rata, sino a poco tempo fa, povera e mar- 
ginale. 

Si pensa che questa arte decorativa 
del tessuto risalga al 1600 quando i 
commercianti inglesi, olandesi e vene- 
ziani importavano in Europa tessuti e 
stoffe pregiate da alcuni Paesi del Sud- 
Est asiatico. Tutto questo è continuato 
sino ai primi anni del secolo scorso 
quando, grazie ad alcune mostre etno- 
grafiche organizzate dalla Regione 
Emilia-Romagna, l'artigianato delle te- 
le stampate, che rischiava la scomparsa, 
è stato riscoperto, rilanciato e rivalutato. 
E tutt'oggi, grazie al grande recupe- 
ro di questa antica arte, alcune botteghe 
artigiane situate nelle province di Forlì, 
Ravenna e Rimini hanno costituito 
l'Associazione stampatori tele roma- 
gnole ('), con lo scopo di tutelare questa 
antica pratica artigianale. 

Come si realizzano gli stampi 
e i colori 

Le figure vengono impresse sulle te- 
le mediante l'impiego di speciali stampi 
(intagliati a mano) di legno di pero, che 
risulta privo di nodi, è consistente e fa- 
cile all' intaglio. 

Il colore si ottiene seguendo un'anti- 
ca ricetta dove gli elementi base variano 
a seconda della bottega artigiana. Gli 
«ingredienti» dei colori, sempre gli stes- 
si da secoli, sono dati dal ferro arruggi- 
nito, dall'aceto di vino, dall'acido nitri- 
co, dall'acetato di piombo, dal solfato di 
ferro e dalla farina bianca di grano; que- 
st'ultima ha lo scopo di dare una consi- 
stenza collosa al colore. I colori più dif- 
fusi sono tre: il ruggine (un colore gial- 
lo rossastro più o meno intenso); l'az- 
zurro (decisamente marcato) ed il verde 
(il meno diffuso). 

Lo stampaggio dei tessuti 

Il tessuto destinato allo stampaggio 
viene disteso e messo in tensione su un 
bancone. Con la matita l'operatore se- 
gna le linee da seguire con la decorazio- 
ne, dopo di che lo stampo viene intinto 
nel colore e poi appoggiato sulla tela se- 
guendo le linee prefissate. 

Affinché la figura risulti nitida lo 
stampo posato sulla tela viene battuto 
con un martello di legno del peso di 4-5 
kg. All'occorrenza, se lo stampaggio 
non è perfettamente riuscito, si esegue a 
mano la rifinitura dei disegni. 

Eseguito lo stampaggio, le tele sono 
poste ad asciugare per 15-20 ore in un 
ambiente asciutto e ventilato. 



Antichi 
mestieri: 

le tele 
stampate 



In Romagna, grazie allo spirito 
laborioso di alcuni artigiani, rivive, 
dopo anni di decadenza e silenzio, 

un mestiere artistico. Si tratta 

dello stampaggio a inanodeiìe tele 

che utilizza un'antica tecnica 

vecchia più di quattrocento anni 

Raffaele Bassi 



Questa operazione è seguita da un 
bagno in particolari sostanze che servo- 
no a fissare per bene i colori. 

Le tele, sottoposte a ripetuti lavaggi 
in acqua fresca, asciugate e stirate sono 
così pronte per la vendita. 

Quali sono le tele migliori 

Fin verso la metà del secolo scorso la 
maggioranza dei tessuti destinati a que- 
sta attività artigianale erano delle tele 
prodotte, a livello casalingo, con vecchi 
telai. Con questi venivano realizzati dei 
rotoli di tela dai quali si ricavavano co- 
perte, tovaglie, tende, lenzuola, asciuga- 
mani, tovaglioli, ecc. I tessuti realizzati 
con questi telai erano costituiti da fibre 
di canapa, di lino, oppure misti di cana- 
pa e cotone, che davano al tessuto stes- 
so una consistenza abbastanza grezza. 




Ecco una bella tela stampata con motivi di foglie e grappoli d'uva 




Serie di stampi in legno di pero che riportano diversi motivi, prevalentemente di 

carattere agricolo e folclorìstico. Quasi sempre gli stampi sono realizzati dagli 

stessi artigiani presso le loro botteghe (a sinistra), /colori si ottengono in base ad 

antiche ricette ed ogni bottega possiede la sua formula. Nella foto a destra si 
possono osservale dei contenitori con l'impasto che verrà distribuito sullo stampo 



VITA IN CAMPAGNA .V2IMI2 




La tela, una volta panata su un grande bancone, viene ben tesa dalle esperte inani dell'artigiano che esegue con grande 

perfezione e maestria la decorazione (a sinistra). Al fine di rendere bella nitida la decorazione lo stampo 

viene battuto dall'artigiano con un pesante martello di legno (al centro). Se lo stampaggio non è stato realizzato 

perfettamente sì esegue rigorosamente a mano la rifinitura dei disegni (a destra) 



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Una volta terminalo lo stampaggio le tele vengono messe ad asciugare su canne di bambù all'interno della bottega 

(a sinistra). Sino alla metà dell' 800 le tele destinate allo stampaggio venivano realizzate in casa 

utilizzando telai che passavano da una generazione all'altra della stessa famiglia (al centro). La manganatura, 

eseguita con il «mangano» prima dello stampaggio, era una sorta di stiratura a freddo che veniva 

effettuata soprattutto in passato per rendere più morbide le tele realizzate con gli antichi telai (a destra) 





Nella foto una cliente concorda con 

l'artigiano i motivi da utilizzare 

per stampare le tele realizzate 

ancora con vecchi telai 



Per questo motivo, prima di destina- 
re la tela alla stampa, la si sottoponeva 
alla «manganatura», cioè alla stiratura a 
freddo, utilizzando il «mangano», che 
rendeva le tele compatte ed uniformi. 
Presso le botteghe artigiane più antiche 
il «mangano» è ancora presente e viene 
utilizzato per trattare tutti quei tessuti 
prodotti con i vecchi telai a funziona- 
mento manuale. 

Con questi rotoli di tela di canapa o 
di lino ereditati dai nonni, presso le an- 
tiche botteghe, possono essere realizza- 
te, con motivi e colori concordati, tende, 
tovaglie, copriletti, coperte, tovaglioli e 
asciugamani che faranno bella mostra di 
sé tanto nella casa di campagna quanto 
in quella di città. 

Sono tele di alta qualità 

Per salvaguardare questo antico me- 
stiere alcune stamperie artigianali han- 
no costituito, come già accennato in pe- 



messa, l'Associazione stampatori tele 
romagnole ('). 

Le botteghe aderenti a questa orga- 
nizzazione sono rappresentate dalle 
stamperie che producono le tele utiliz- 
zando le materie prime tradizionali ed 
applicando i procedimenti an- 
tichi. Per garantire la qua- 
lità le dieci aziende arti- 
gianali aderenti all'As- 
sociazione siglano tut- 
te le tele con un mar- 
chio di origine che at- 
testa l'alta qualità del 
prodotto. Gì 

(') Associazione stampatori tele romagnole 
- Via Gaspari Finali, 32 - 47023 Cesena - 
Tel. 054753056. 

Articoli pubblicati. 

• Il vetturino, ri. 10/2001 pag. 9; 

• Il carbonaio, n. 1 1/2001 pag. 9; 

• 11 cantastorie, n. 4/2002 pag. 9. 




10 



VITA IN CAMPAGNA 5/2002 



GIARDINO 



Come realizzare un nuovo tappeto erboso 
utilizzando delF«erba a rotoli» 

Anche nel nostro Paese si sta diffondendo sempre più il metodo del trapianto dell'erba a rotoli 

per ottenere un tappeto erboso di qualità e fruibile subito dopo la sua realizzazione. 

Il «pronto effetto» è la principale differenza rispetto alla più tradizionale e laboriosa semina. 

La sua posa è facile: tutti la possono effettuare, basta seguire i consigli di queste pagine 

Se osservate con attenzione un giar- 
dino, piccolo o grande che sia, vi accor- 
gerete che gran parte della sua bellezza 
deriva dalla presenza di un tappeto er- 
boso ben tenuto. Un prato diradato, in- 
giallito o con molte piante infestanti può 
dare anche ad un giardino ricco di belle 
piante e colorate fioriture un aspetto di- 
sordinato e poco attraente. Al contrario, 
un prato fitto e di un bel verde brillante 
è in grado di far risaltare la bellezza di 
tutte le altre piante e rappresenta, in de- 
finitiva, la base per avere un giardino 
gradevole da ammirare e godere nel 
tempo libero. 

COS'È IL PRATO A ROTOLI 




Il metodo più tradizionale per realiz- 
zare un prato è quello della semina; que- 
sto metodo necessita però di molto la- 
voro nel periodo iniziale di crescita del- 
le piantine (frequenti innaffiature, tagli 
delicati, concimazioni, ecc.). Inoltre 
comporta alcuni inconvenienti, come 
l' impossibilità di utilizzare il prato per 
alcuni mesi dalla semina e la facilità di 
insediamento delle erbe infestanti che 
trovano poca concorrenza nel prato an- 
cora giovane. 

Per questo motivo si sta diffondendo 
un metodo più veloce che consiste nel 
trapianto dell'«erba a rotoli» (') o «pra- 
to in zolle»; si tratta semplicemente di 
un prato coltivato per almeno sette-otto 
mesi in vivai specializzati. 

In questi vivai, dopo aver eseguito 
appropriate lavorazioni del terreno, con- 
cimazioni, semina e sfalci, quando l'er- 
ba ha raggiunto un sufficiente grado di 
maturità, vale a dire quando il tappeto si 
è ben formato e le radici sono così fitte 
ed intrecciate da consentire alla zolla 
d'erba di restare unita, una speciale 
«macchina raccoglitrice» taglia il prato 
in strisce e le arrotola. 

Le strisce sono larghe solitamente 
una quarantina di centimetri e lunghe un 
paio di metri. La macchina le taglia uno 
o due centimetri sotto il livello del terre- 
no, cosa che consente di prelevare una 
quantità di radici sufficiente per l'attec- 
chimento dopo la fase di trapianto. 

La raccolta del prato in vivaio avvie- 



Ecco come si presenta un giardino subito dopo la posa del prato a rotoli 



ne solo al momento dell'ordine, poiché 
l'erba può soffrire ed ingiallire rima- 
nendo arrotolata per più di uno o due 
giorni (in estate anche meno). 

Il trapianto può avvenire in qualsiasi 
stagione dell'anno ad eccezione dei pe- 
riodi in cui il terreno si presenta gelato. 

COME SI TRAPIANTA 

In primo luogo occorre preparare con 
cura il terreno. La vangatura manuale o 
il passaggio della motozappa alla 



profondità di una quindicina di centime- 
tri sono in genere sufficienti per prepa- 
rare il «letto di trapianto». 

Concimate con circa 50-80 gram- 
mi/m 1 di un concime minerale comples- 
so ricco di fosforo che facilita lo svilup- 
po delle radici. Per avere ottimi risultati 
date sempre la preferenza ai concimi a 
lenta cessione o a cessione programma- 
ta, facilmente reperibili nei garden cen- 
ter più forniti e presso gli empori agrari. 
Evitate l'apporto di letame, specialmen- 
te se non completamente maturo. 




l-Dopo aver zappato o vangato occorre passare più volte il rastrello per rompere 
le zolle, livellare la superficie e togliere i sassi e/o i detriti più grossolani. 2-Passate 
quindi con un rullo riempito d'acqua o sabbia per preparare un fondo liscio e con- 
solidato. Solo in questo modo il prato potrà aderire nel migliore dei modi 



16 ci. 



VITA IN CAMPAGNA 5/2002 



Rifinite il lavoro con un rastrello o un 
erpice eliminando sassi ed altri detriti 
grossolarri-l; livellate con la massima 
cura passando più volle con un rastrello 
e infine rullate-2. 

Il livello del terreno deve essere te- 
nuto circa tre centimetri più basso di 
vialetti e pavimentazioni. 

Posate le zolle cominciando dal lato 
più lungo; se l'area è irregolare è consi- 
gliabile tirare un filo e cominciare a po- 
sare le zolle lungo il filo stesso. 
Accostate le zolle senza lasciare spazi 
ed evitate di sovrapporle-3. Per un lavo- 
ro ben fatto è meglio camminare su ta- 
vole di legno appoggiate sul prato già 
posato. 

Pe rifinire il lavoro le zolle possono 
essere tagliate con un coltello-4 o con 
un paio di robuste forbici (vanno benis- 
simo i trinciapollo!). 

A fine lavoro passate ancora il rullo 
in modo da favorire il contatto tra le ra- 
dici e il terreno-5 ed innaffiate abbon- 
dantemente-6 con un irrigatore a piog- 
gia. Nel corso della prima settimana do- 
po la posa irrigate ogni giorno, poi di- 
minuite la frequenza ed intervenite co- 
me su un prato normale. 

Il primo sfalcio può essere effettuato 
dopo circa una settimana dalla posa. 

Dopo una ventina di giorni dalla po- 
sa è consigliabile distribuire una prima 
concimazione con un prodotto a lenta 
cessione specifico per tappeti erbosi ri- 
spettando una dose di 3 kg ogni 100 me- 
tri quadrati. 

E bene che tutte le fasi di preparazio- 
ne del terreno siano fatte in anticipo ri- 
spetto all'acquisto del prato, in modo da 
poter posare le zolle non appena arriva- 
te a casa. Meno tempo passa tra la rac- 
colta in vivaio ed il trapianto in giardino 
migliore e più sicuro sarà il risultato fi- 
nale. 

Ricordate che se non potete posare le 
zolle non appena vi arrivano a casa è be- 
ne srotolarle e mantenerle umide con ir- 
rigazioni a pioggia. 

DI QUALI CURE HA BISOGNO 
DOPO IL TRAPIANTO 

L'erba appena trapiantata comincerà 
subito ad approfondire le radici nella 
terra sottostante. Nel giro di dieci-quin- 
dici giorni (un po' di più nei mesi fred- 
di) la zolla sarà già discretamente anco- 
rata al suolo e potrete cominciare a fre- 
quentare il giardino senza grosse preoc- 
cupazioni. Evitate solamente di organiz- 
zare partite di calcio o altre attività che 
potrebbero strapazzare e sollevare le 
zolle, almeno fino a quando non sarete 
sicuri della tenuta del prato. 

In genere il trapianto non interrompe 
la crescita dell'erba, quindi non appena 
possibile dovrete fare il primo taglio. 
Controllate l'efficienza del rasaerba e 




i-Srotolate semplicemente il prato a rotoli sulla superficie del terreno, accostando 
le zolle per bene ed evitando di sovrapporle. 4-Per rifinire per bene il lavoro ta- 
gliate le zolle con un coltello o con un paio di robuste forbici 




5-Dopo la posa passate il rullo incrociando i passaggi in modo da far aderire le 
zolle al terreno ed eliminare anche le piccole irregolarità. 6-lnnaffìale abbondan- 
temente e mantenete costantemente umido il prato 



affilate le lame in modo da eseguire un 
taglio netto, senza sfilacciare l'erba. 

11 prato in rotoli ha di solito una den- 
sità di fili d'erba superiore ai prati ordi- 
nari e ciò potrebbe causare un eccessivo 
sforzo per il rasaerba; per questo moti- 
vo, oltre al fatto che l'erba lasciata cre- 
scere ingiallisce alla base, è bene non at- 
tendere troppi giorni dal trapianto. 

A volte capita che, avendo mantenu- 
to il terreno troppo soffice al momento 
del trapianto, si siano create delle irre- 
golarità sulla superficie del terreno. In 
questo caso mantenete l'altezza di taglio 
un centimetro più alta del normale fino 
a quando, con ripetuti passaggi del rul- 
lo, non sarete riusciti a pareggiare per- 
fettamente la superficie. Questo accor- 
gimento consente in molti casi di evita- 
re lo «scalpo» dell'erba, cioè il taglio ra- 
dente il suolo, che può addirittura porta- 
re l'erba alla morte in certi punti del tap- 
peto erboso. 

In seguito dovrete adottare le nonna- 
li cure di cui un qualsiasi tappeto erbo- 
so ha bisogno, come tagli frequenti, in- 



nalfiature adeguate alla stagione e con- 
cimazioni appropriate. 

COME SCEGLIERE 

IL MISCUGLIO PIÙ ADATTO 

ALLE DIVERSE ESIGENZE 

Una caratteristica comune un po' a 
tutte le specie è il miglior sviluppo e la 
maggiore durata nei terreni ricchi di 
sabbia, neutri o leggermente acidi. Ciò 
non toglie che non possiate ottenere ot- 
timi risultati anche in condizioni meno 
favorevoli. 

Prima di tutto dovrete valutare con 
attenzione che le specie utilizzate per il 
tappeto erboso siano adatte alle caratte- 
ristiche del suolo e del clima del vostro 
giardino. Un altro aspetto di notevole 
importanza da tenere in considerazione 
è la diversa necessità di cure (frequenza 
dei tagli e delle irrigazioni, ad esempio) 
richieste dai vari tipi di tappeto erboso. 
Scegliete quindi i miscugli anche in ba- 
se al tempo che siete disposti a dedicare 
alla cura e al mantenimento del prato. 



VITA IN CAMPAGNA 5/2002 



17 




Qui di seguito vi descriviamo i prin- 
cipali tipi di miscugli (o le singole spe- 
cie) coltivati nei vivai di prato a rotoli: 

Miscuglio di loietto e poa. 

Lolìum perenne-a e 
Poa pratensìs-b con 
eventuale aggiunta 
di festuche a foglie 
tini {Festuca rubra). 
È il miscuglio più 
diffuso. Riunisce un 
aspetto fine e grade- 
vole ad una buona 
resistenza al calpe- 
stamento. Preferisce 
terreni freschi e fer- 
tili, e ha temperature 
ottimali di crescita 
tra i 12 e i 25° C. È 
dunque il miscuglio più consigliabile in 
tutti i giardini con disponibilità di acqua 
e dove il caldo non è eccessivo. Per un 
buon mantenimento richiede una discre- 
ta intensità di cure (tagli almeno settima- 
nali nel periodo di maggior crescita, irri- 
gazioni ogni due o tre giorni in estate). 
Altezza di taglio consigliata: 2,5-4 cm. 

Festuca arundinacea-e 

E una specie con la 
foglia un po' grosso- 
lana che dà un aspet- 
to rustico al tappeto 
erboso. Resiste bene 
al caldo (temperature 
ottimali di crescita 
tra i 15 e i 28° C) e alla siccità ed è quin- 
di indicata nei giardini delle regioni me- 
ridionali e anche in quelli del nord privi 
di impianto di irrigazione automatica. In 
caso di siccità prolungata ingiallisce ma 
mantiene la capacità di riprendersi dopo 
le prime piogge. Ha una discreta tolle- 
ranza alla salinità del terreno. Il suo 
mantenimento ottimale richiede un ta- 
glio settimanale nei periodi di crescita 
ed irrigazioni ogni tre-quattro giorni. 
Altezza di taglio consigliata: 3,5-5 cm. 

Dicondra-d 

A differenza degli 
altri tipi di prato che 
sono costituiti da er- 
be a foglie fini ed al- 
lungate (Gramina- 
cee), la dicondra 
forma un tappeto di 
piccole foglie rotonde. Richiede solo ta- 
gli saltuari che hanno lo scopo di favori- 
re la crescita compatta e in larghezza. Al 
limite è possibile non tagliarla mai. Non 
ha particolari esigenze nei riguardi del 
terreno ed è adatta a giardini ed aiole nel- 
le zone calde (temperature ottimali tra i 
15 e i 28° C). Indicativamente in estate 
richiede un'irrigazione ogni tre-quattro 
giorni (regioni centrali). Nelle regioni 
più fredde durante l'inverno ingiallisce 





Posa del prato a rotoli e semina tradizionale a confronto 


Periodo 
di posa 


Prato a rotoli 


Semina tradizionale 


Tutto famio tranne i periodi in 
cui il terreno è gelato 


Preferibilmente in settembre per la 
minore competizione delle infestan- 
ti, possibile in primavera 


Irrigazioni 


Abbondanti dopo la posa, ordi- 
narie dopo quindici giorni 


Frequenti e delicate per alcuni mesi, 
ordinarie in seguito 


Controllo 
delle erbe 
infestanti 


Facile perchè si posa un prato 
già fitto e maturo che lascia po- 
co spazio alle infestanti 


Difficile per la scarsa copertura del 
terreno nelle prime fasi di crescita e 
per la scarsa selettività dei diserbanti 
nei confronti dell'erba ancora giovane 


Aspetto 
estetico 


Eccellente e a «pronto effetto» 


Non ottimale per almeno sei mesi 


Uniformità 
di copertura 


Uniformità verificabile al mo- 
mento dell'acquisto ed in gene- 
re più che soddisfacente 


Possibilità di fallanze dovute a piog- 
ge che spostano i semi, passaggio di 
animali, insetti o cure non ottimali 


Utilizzo 


Calpestamento leggero da subi- 
to, intenso dopo quindici-venti 
giorni 


Calpestamento leggero dopo tre- 
quattro mesi, intenso dopo quasi un 
anno 


Erosione 
su terreni 
in pendio 


Il prato a rotoli protegge subito 
il terreno dall'erosione (se la 
pendenza è notevole deve esse- 
re fissato con picchetti di legno 
piantati ne! terreno) 


In caso di piogge intense il rischio di 
erosione del terreno, con trascina- 
mento di semi e piantine, è alto per 
almeno sei mesi 


Costo 


Medio: euro 5 per metro qua- 
drato 


Basso (se non si considera la mano- 
dopera necessaria perché il prato si 
sviluppi al meglio), circa 50 centesi- 
mi di euro (solo seme) per m' 




e si dirada. La dicondra è, però, poco re- 
sistente al calpestamento. 

Agrostide-e 

E la specie utilizzata 
nelle aree intorno al- 
le buche dei campi 
da golf, dove viene 
tagliata a circa 3 mil- 
limetri di altezza. E 
l'erba più fine ed ele- 
gante, oltre che la più 
resistente al taglio basso. Nei giardini è 
bene mantenerla a circa 1 cm di altezza 
per evitare di esasperarne le esigenze. 
Richiede una costante manutenzione co- 
me il taglio ogni due-tre giorni con ra- 
saerba elicoidale, innaffi ature quotidiane 
in estate, trattamenti fungicidi contro le 
diverse malattie, concimazioni leggere 
ma frequenti. Tollera un certo ristagno di 
umidità nel terreno. Temperature ottima- 
li di sviluppo: 1 2-25° C. Altezza di taglio 
consigliata: 0,5-1,5 cm. 

Specie macroterme. 

Gramigna-f, Zo- 
ysia, Paspalum. So- 
no di origine tropi- 
cale e vegetano 
molto bene con le 
alte temperature. 
Rimangono verdi e 
brillanti, anche con 
poche innaffiature, persino con tempe- 
rature intorno ai 40° C. Possono cresce- 
re anche nei terreni con alta salinità e re- 
sistono ottimamente al calpestamento. 




Hanno però il difetto di diventare gialle 
in inverno con temperature inferiori ai 
10° C (fenomeno detto di «dormienza 
invernale»). Sono adatte solo alle zone 
litoranee delle regioni del sud; sono per- 
fette per il giardino delle case al mare 
frequentate solo d'estate. Altezza di ta- 
glio consigliata: 2,5-5 centimetri. 

Giovanni Lombardi 

(') L'erba a rotoli si può reperire presso le se- 
guenti aziende: 
-Azienda agricola Solara dì Luca Lazzarinì 

- Via di Macchia Saponara, 251 - 00124 
Roma - Tel. 0650914375 - Fax 065098554 
(vende anche per corrispondenza). Sconto 
«Carta Verde»: 20% fino al 31/12/2002. 
Principali tipologie prodotte: miscuglio 
loietto-poa (6 €/nr); gramigna, per climi 
molto caldi (8 €/nv); dicondra (15 €/nr); 

- Biadi Pratopronto - Via C. Colombo, km 
2 1 .200 - 00124 Roma- Tel. 065090840 - Fax 
0650912355 (vende anche per corrisponden- 
za). Sconto «Carta Verde»: 10% fino al 
31/12/2002. Principali tipologìe prodotte: 
miscuglio loietto-poa (5 €/m-); dicondra (12 
€/m : ); macroterme per climi molto caldi (da 
6 a 8 €/m 2 , secondo la specie); 

- Tenuta Parelio - Cascina Parella - 1 3030 
Casanova Etvo (Vercelli) - Tel. e fax 
0161274990 (vende anche per corrisponden- 
za). Sconto «Carta Verde»: 10% fino al 
31/12/2002. Principali tipologie prodotte: 
miscuglio loietto-poa (5 €/m-); Festuca 
arundinacea (5 €/m-). 

: CONTROLLO INDIRIZZI AL 1-4-SOB2 ; 



s 



VITA IN CAMPAGNA S/2002 



Le mammillarie, queste graziose 
piante grasse così facili da coltivare 

Le mammillarie sono dei cactus inconfondibili, sempre molto eleganti e attraenti, sia quando 

sono in fiore, che successivamente quando sono presenti i caratteristici frutti rossi che persistono a 

lungo sulle piante. Sono facili da coltivare e da moltiplicare e, viste le loro contenute dimensioni, 

sono adatte soprattutto per chi ha poco spazio. In questo articolo vi presentiamo le specie più diffuse 



Le mammillarie fanno parte della 
grande famiglia delle Cactacee e pro- 
vengono in massima parte dai deserti 
del Messico e di alcuni stati degli Stati 
Uniti confinanti con il Messico; sono 
ben poche, invece, quelle originarie 
dell'America meridionale. 

Le specie sono numerosissime, più di 
200, e inoltre si conoscono molti ibridi 
naturali e altri se ne possono ottenere 
anche in coltivazione. 

Sono delle pianticelle molto graziose 
e di modesto sviluppo, alte al massimo 
20-30 citi, con corpi per lo più globosi e 
tondeggianti, oppure appiattiti e allun- 
gati, quasi cilindrici, sempre coperti da 
abbondanti setole e soprattutto da una 
miriade di spine ben evidenti e assai di- 
verse da specie a specie. 

Una delie caratteristiche che con- 
traddistinguono le mammillarie dalle al- 
tre piante grasse è le presenza di tuber- 
coli ben evidenti di l'orma conica o ci- 
lindrica, talvolta corti ma più spesso ben 
pronunciati, simili a mammelle (da cui 
il nome di questo genere di piante suc- 
culente), sempre disposti in bell'ordine 
secondo delle spirali che si intersecano 
fra di loro. 

Tra un tubercolo e l'altro, cioè alle 
loro ascelle, sono presenti le setole che 
sovente vanno a formare una diffusa pe- 
luria; in questa posizione spuntano pri- 
ma i fiori e poi i frutti. In cima ai tuber- 
coli sono presenti invece le «areole», 
cuscinetti lanosi, almeno inizialmente, 
da cui si sviluppano le caratteristiche 
spine; queste possono essere di due tipi: 
quelle situate più in basso sono disposte 
a raggio, risultano molto numerose e 
sottili, disposte per lo più orizzontal- 
mente; quelle centrali, invece, sono me- 
no numerose, assai forti, diritte e in al- 
cune specie assai sviluppate. 

Le mammillarie vengono molto ap- 
prezzate per l'abbondante fioritura che 
sovente inizia già negli stadi giovanili. 

I fiori in natura sbocciano per lo più 
nei mesi primaverili, ma in coltura que- 
sto può avvenire anche in estate e du- 
rante l'autunno. Hanno forma campa- 
nulata, sono per lo più assai piccoli (uno 
o due centimetri di diametro], numerosi 
e posti in bell'ordine così da formare 
una caratteristica corona al centro delle 
piante. 

I frutti restano a lungo nascosti tra la 



Spettacolare 
e coloratissima 

fioritura di 

mammillarie; in 

natura i fiori si 

aprono soprattutto 

nei mesi 

primaverili mentre 

se coltivate in 

serra le piante 

fioriscono anche 

in altre stagioni. 

Come si può 

osservare, i fiorì 

già aperti, e quelli 

che devono ancora 

schiudersi, 

formano una 

caratteristica 

corona al centro 

delle piante 



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peluria, sporgono solo quando sono ma- 
turi e commestibili; di solito sono rossi, 
assai appariscenti, cilindrici, anche mol- 
to allungati, e persistono a lungo sulle 
piante (non di rado si possono ammira- 
re assieme fiori e frutti). 

I semi sono piuttosto piccoli, di colo- 
re rosso scuro o nero. 

In alcune specie di mammillarie è 
presente nei fusti un latice bianco, che 
invece manca in altre. 

COME SI COLTIVANO 

Le mammillarie provengono tutte da 
regioni a clima desertico. 

Al pari di molti altri cactus, nei Paesi 
di origine vegetano, fioriscono e fruttifi- 
cano nella stagione delle piogge, mentre 
restano in riposo nella stagione secca. 

Nei nostri climi si lasciano in riposo 
e non si innaffiano per nulla nella sta- 
gione fredda, mentre nella bella stagio- 
ne si bagnano, seppure moderatamente, 
per favorire la crescita e la fioritura. 

Salvo qualche eccezione, le mam- 
millarie non tollerano le basse tempera- 
ture e quindi d'inverno vanno tenute al 
riparo, in ambienti dove la temperatura 
non scenda sotto i 4-5° C. 

Possono restare a dimora definitiva. 



in giardino tra le rocce o su terreni sas- 
sosi, solo dove il clima è particolarmen- 
te mite e dove crescono in piena aria an- 
che le euforbie e le altre piante grasse 
più esigenti. Quindi di solito si coltiva- 
no necessariamente in vasi così da rico- 
verarle d'inverno all'interno, in una po- 
sizione molto luminosa e dove la tem- 
peratura vari tra i 5-6 e i 10-12° C. 
Si utilizzano di preferenza vasi di ter- 




Per la coltivazione delle mammillarie sì 
preferisce l'utilizzo di ciotole o vasi po- 
co profondi, visto il modesto sviluppo 
delle radici delle piante 



VITA IN CAMPAGNA S/2002 



21 



racotta piuttosto piccoli e, dato il mode- 
sto sviluppo dell'apparato radicale, bas- 
si o a forma di ciotola. Il terriccio può 
essere di natura e composizione quanto 
mai varia, purché risulti molto permea- 
bile e venga posto in vasi con un buon 
drenaggio sul fondo. Si può utilizzare il 
solito terriccio per piante grasse reperi- 
bile in commercio oppure lo si può pre- 
parare miscelando in parti uguali della 
terra comune da giardino di medio im- 
pasto, del terricciato e della sabbia di 
fiume grossolana con aggiunta di un po' 
di polvere di calcinacci. 

Come concime si può impiegare un- 
fertilizzante specifico (per piante gras- 
se) del commercio. La somministrazio- 
ne di acqua deve essere in genere assai 
ridotta e sempre condizionata dalla sta- 
gione e dalla temperatura ambientale; in 
ogni caso si innaffia solo quando il ter- 
riccio risulta secco anche in profondità. 

Nella stagione fredda vanno sospese 
del tutto le innaffiati] re; si riprende ad 
innaffiare a primavera, ma con molta 
moderazione, e nella bella stagione si 
bagna, se non piove, ogni 15-20 giorni 
al massimo. 

Le mammillarie di solito non sono 
colpite da malattìe o da insetti: possono 
deperire solo se danneggiate dalle basse 
temperature o coltivate in modo errato, 

A ad esempio con terriccio inadatto, 
con vasi poco drenati o con innaf- 
fiai ure esagerate. 




Le mammillarie si riproducono attraverso il seme (a) contenuto in rossi frutticini 
cilindrici (b), ma solo nei vivai specializzati (a sinistra). A livello amatoriale si ri- 
producono agevolmente attraverso le piantine che si sviluppano alla base degli 
esemplari adulti (a destra) 



COME SI MOLTIPLICANO 

Le mammillarie si riproducono per 
seme, ma solo nei vivai specializzati. 

Le mammillarie «ramificate» si pos- 
sono facilmente propagare, durante tut- 
ta la bella stagione, per mezzo di talee 
che si interrano solo quando la base ri- 
sulta cicatrizzata, in pratica 8- IO giorni 
dopo il taglio. Ma di solilo le mammil- 
larie si moltiplicano con estrema facilità 
ripiantando separatamente le piantine 
che si sviluppano attorno alle piante ma- 
dri e che sono già radicate, oppure più 
semplicemente suddividendo i vecchi 
cespi (sempre durante la beltà stagione). 




I-La Mammilluria bombyeina sviluppa alla base, in età adulta, numerosi «figli» (a 
sinistra). Giovane Mammillaria bombyeina: si osservi la tipica forma del fusto che 
raggiunge i 5-6 cm di diametro (a destra) 




2-Pìecola Mammillaria piumosa coltivata in un vasetto di cotto (a sinistra). Questa 
specie forma in età adulta gruppi di piantine molto addensate fra loro (a destra) 



LE SPECIE PIÙ DIFFUSE 

1 Mammillaria bombyeina. Proviene 

dal Messico settentrionale ed è stata co- 
sì classificata per l'aspetto sericeo che le 
pianticelle hanno soprattutto in punta. 

Le piante hanno inizialmente un uni- 
co fusto arrotondato di 5-6 cm di dia- 
metro che poi tende ad allungarsi e ad 
assumere una forma cilindrica alta fino 
a 15 cm; inoltre tendono ben presto ad 
accestire fino a formare dei gruppi nu- 
merosi. 

I tubercoli sono piuttosto piccoli e 
molto vicino gli uni agli altri, di forma 
conica e disposti a spirale. Alle loro 
ascelle sono presenti delle setole bian- 
che, molto abbondanti soprattutto verso 
la cima della pianta, che risulta così 
completamente bianca. 

Le spine, disposte a raggio, sono sot- 
tili ma rigide, molto numerose, fino a 40 
per ogni tubercolo; sono disposte oriz- 
zontalmente e perfettamente bianche. 
Inoltre sono presenti alcune spine cen- 
trali diverse dalle altre per il loro colore 
rosso bruno, che creano un bel contrasto 
sullo sfondo bianco; la spina più svilup- 
pata, lunga fino a 2 cm, è rivolta verso il 
basso e uncinata. 

I fiori, minuti e di colore rosa, sono 
poco appariscenti, al pari dei frutti. 

La temperatura minima che posso- 
no sopportare è di -2° C. 

2 Mammillaria piumosa. Proviene dal 

Messico settentrionale e si distingue tra 
tutte per i caratteristici cuscinetti lanosi, 
perfettamente bianchi. 

Questa specie in natura colonizza i 
terreni ghiaiosi e le rocce, espandendo- 
si rapidamente. 

In coltivazione forma ben presto dei 
gruppi di piantine molto addensate, di 
forma arrotondata e di 6-7 centimetri di 
diametro. 

I tubercoli sono oblunghi, quasi ci- 
lindrici, molto addensati e letteralmente 
avvolti da una fine peluria bianca. 

In cima ad ogni areola sono presenti 



22 



VITA IN CAMPAGNA 5/211)2 



tarile piccole spine disposte a raggio e 
orizzontalmente, bianche e morbide, 
che coprono letteralmente le pianticelle 
quasi come fossero dell' ovatta. 

La fioritura è piuttosto scarsa. I fiori 
sono minuti, di colore bianco e poco ap- 
pariscenti, al pari dei frutti. Questa 
marnmillaria viene apprezzata per 
l'aspetto insolito delle piantine più che 
per i fiori o i frutti. 

La temperatura minima tollerata è 
di -2° C. 

3- Marnmillaria candida. Proveniente 
dal Messico, si riconosce facilmente per 
la bella forma, arrotondata nei soggetti 
giovani, e per il colore perfettamente 
bianco. 

Col tempo la pianta assume una for- 
ma un po' allungata, quasi cilindrica e 
un po' appiattita in alto. 11 diametro del- 
le piantine varia tra i IO e i 14 cm. 

I tubercoli sono cilindrici, molto fit- 
ti e disposti in numerose spirali perfetta- 
mente orientate. 

È presente anche una peluria bianca 
alla base dei tubercoli e soprattutto ver- 
so la punta della pianta. 

Le spine sono numerosissime, so- 
prattutto quelle disposte a raggio (in nu- 
mero di circa 40 per ogni tubercolo), di 
colore bianco, molto sottili e lunghe cir- 
ca 1 cm. Si sovrappongono tra loro così 
da coprire letteralmente la pianta. Sulla 
sommità sono presenti anche delle spi- 
ne, bianche, minute e aghiformi. 

1 fiori sono larghi 2 cm, di colore 
bianco rosato, e risultano disposti a co- 
rona verso la parte alta della pianta. 1 
frutti sono conici e rossi. 

La temperatura minima che posso- 
no sopportare è di -2° C. 

4- M 'animi Ilaria compressa. Proviene 
dal Messico centrale ed è conosciuta an- 
che come Marnmillaria angularis. 
Forma dei gruppi molto folti composti 
da tante piantine inizialmente semisferi- 
che, che poi si allungano fino ad assu- 
mere una forma quasi cilindrica, alte al 
massimo 20 cm e di 5-8 cm di diametro. 

I tubercoli sono piuttosto corti, qua- 
si angolari, compressi alla base, con una 
peluria bianca, diffusa fino alle areole, 
ma che poi persiste solo alla base. 

Le spine di solito sono in numero va- 




3-Meraviglìosa Marnmillaria cai 

dal caratteristico colore bianco 

riabile da 4 a 6 per ogni tubercolo, tutte 
disposte a raggio, di colore bianco o gri- 
gio-bruno nella parte finale; quella prin- 
cipale si allunga verso il basso e può mi- 
surare fino a 6 cm di lunghezza. 

1 fiori sono grandi, di colore rosso 
violaceo, più chiari verso il bordo. I frut- 
ti sono poco numerosi, ma assai vistosi e 
appariscenti, di colore rosso chiaro. 

La temperatura minima sopportata 
è di -2° C. 

5 -Marnmillaria elongata. Anche questa 
specie proviene dal Messico e viene 
classificata anche come Leptocladia 

elongata. Si distingue facilmente dalle 
altre specie per la rapidità di crescita e 
per i folti cespi composti da tanti fusti- 
cini lunghi fino a 20 cm, piuttosto esili, 
di diametro variabile da 2 a 3 cm, un po' 




5'Giovane esemplare 
elongata 



mmillaria 



Ciclo di coltivazione delle manimillnrie 



Operazione 



Propagazione 



Periodo di 
protezione 

Fioritura 



Gen. 



Feb. 



Mar, 



Apr. Mag, 



Giù. Lug, | Ago, 



Set. 



Ott. 



Nov. 



Die, 



Le epoche indicale hanno validità generale per il nord, il centro e il sud d'Italia 
con tendenza ali 'anticipo man mano che dal nord si scende al sud del Paese 



a 4-La Marnmillaria compressa forma 
gruppi folti composti da tante piantine 

ramificati, eretti o anche prostrati. Si co- 
noscono diverse varietà che differiscono 
per il colore delle spine, talvolta argen- 
tee e talvolta brunicce. 

I tubercoli sono conici e piuttosto 
sottili, leggermente pelosi alla base e 
anche privi di peluria. 

Le spine sono presenti in numero di 
20 circa, disposte a raggio, piuttosto 
corte (lunghe circa 1 cm), tutte disposte 
orizzontalmente, un po' incurvate, così 
da avvolgere letteralmente i fustieini, di 
colore bianco gialliccio nella specie ti- 
pica. In altre varietà le spine sono più 
scure, brune o rossicce. 

1 fiori sono poco appariscenti, di co- 
lore bianco, sfumati di giallo. I frutti 
sono oblunghi, piuttosto sottili e rossi. 

La temperatura minima sopportata 
è di -3 G C. 

Luciano Cretti 

Piante di Mammillarie sono reperibili pres- 
so i più forniti garden center e presso i se- 
guenti vivai: 

- Cactus Center & C. - Via Senese, 209 - 
50124 Firenze - Tel. 0552321289 - Fax 
055630017. Sconto «Carta Verde»: 10% 
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Gallardi. 140- 18039 Ventimiglia (Imperia) 

- Tel. 018433003 - Fax 0184237584. Sconto 
«Carta Verde»: 10% fino al 31/12/2002; 

- F.lli Ingegnali - Via O. Salomone, 65 - 
20138 Milano - Tel. 0258013113 - Fax 
0258012362 (vende anche per corrisponden- 
za). Sconto «Carta Verde»: 10% fino al 
31/12/2002 (non cumulabile con altre ini- 
ziative in corso). 

: CONTROLLO INDIRIZZI AL 9-4-2002 j 

Puntate pubblicate. 

• Le Mammillarie. queste graziose piante gras- 
se così facili da coltivare (n. 5/2002). 
Prossimamente. 

• Le Euphorbiaceae; le Mesembryarithema- 
ceae e i Lithops. 



VII A IN CAMPAGNA 5/2002 



23 



Risposte ai lettori 

LA PIRACANTA NON SOFFRE 
SE NON VIENE POTATA 



Possiedo una cascina che ho tra- 
sformato in abitazione, con una recin- 
zione di siepe di piracanta (circa. 300 
metri). Vorrei sapere se è necessario 
potarla, oppure se posso lasciarla cre- 
scere in modo libero. Il disagio della 
potatura deriva dal problema dello 
smaltimento dei rami tagliati che sono 
spinosi e quindi dopo la potatura quel- 
li caduti sull'erba forano continua- 
mente le ruote del rasaerba, anche se 
cerco di raccogliere minuziosamente 
ogni rametto. Posso dunque lasciarla 
crescere libera senza danneggiarla? 

Fabrizio Foi 
Abbiategrasso (Milano) 

La Pyracantha coccinea, normal- 
mente usata per creare siepi, è un gran- 
de arbusto con fiori bianchi che sboc- 
ciano fra maggio e giugno. I rami si 
ricoprono in seguito di innumerevoli 
piccoli frutti che in autunno a matura- 
zione, secondo le varietà, diventano 
rosso vivo, arancio o giallo intenso. 




/ rami della piracanta (in fioritura 
nella fotografia) possono crescere in 
un anno anche di 2 metri 

E un arbusto con una crescita esu- 
berante: e i nuovi rami possono allun- 
garsi in un anno anche di 2 metri e solo 
per questa ragione è opportuno potare, 
per mantenere un aspetto ordinato al 
grosso cespuglio solitario o alla siepe. 
Nel caso del nostro abbonato, se lo 
spazio glielo permette, gli consigliamo 
di limitarsi a contenere gli arbusti entro 
un limite di crescita, accorciando uni- 
camente i rami più lunghi; l'arbusto 
non soffrirà minimamente per le man- 
cate potature, anzi regalerà una siepe 
ricca di frutti colorati. 

A Dopo il taglio è necessario bru- 
ciare sempre i residui della pota- 
tura poiché diverse sono le malattie 
che potrebbero trasmettere ad altre 
piante. (Anna Furlani Pedoja) 




Fiore di Hoya carnosa 



LA FIORITLRA 
DI HOYA CARNOSA 

La mia hoya non è mai fiorita. 
Eppure è molto bella. C'è qualcosa 
che posso fare? 

Ercole Barella 
Avigliana (Torino) 

Il «fiore di cera» (Hoya carnosa; 
famiglia Asclepiadaceae) è una pianta 
rampicante robusta, che aderisce ai 
supporti 
mediante 
radici ae- 
ree e pro- 
duce fiori 
profumati, 
stellati, da 
maggio a 
giugno. 

Questa 
pianta, che 
fiorisce ra- 
r a m e n t e 
prima di 
2-3 anni, è 

adatta soprattutto per la serra. Di fon- 
damentale importanza è che può essere 
coltivata all'aperto unicamente nelle 
regioni a clima mite. Solamente le 
varietà a foglie variegate (meno esi- 
genti in fatto di temperatura) sono 
adatte come piante da appartamento. 

In serra, in inverno, Hoya carnosa 
richiede una temperatura di 10° C (tol- 
lera anche i 7° C); in primavera (sem- 
pre in serra) deve essere mantenuta ad 
un minimo di 16° C e in estate richiede 
un certo ombreggiamento. Necessita, 
inoltre, di molta umidità; nella stagione 
calda si deve spruzzare il fogliame con 
acqua. Si somministra un concime 
liquido (ad esempio Compo, concime 
per piante fiorite) ogni tre settimane. 

Il nostro abbonato deve quindi veri- 
ficare per prima cosa l'età della pianta 
e poi quali siano state le condizioni di 
coltivazione, soprattutto perché la sua 
hoya è posta all'aperto in una zona cli- 
matica (Piemonte) certamente non 
adatta. (Maria Grazia Bellardi) 

LA COLTIVAZIONE 
DEL LUPINO 

Anche l'estate scorsa i miei lupini, 
piantati due anni fa, non hanno dato 
fiori, ma solo foglie che, dopo un certo 
periodo, si sono seccate. Sono colloca- 
ti in un piccolo giardino roccioso a 
1.000 metri di quota sull'Appennino 
Ligure, con esposizione a sud-est, ter- 
reno misto con torba e sabbia e conci- 
mazione organica (letame di cavallo). 

Maria Federica Ferrile 
Genova 



Il lupino (Lupinus polyphyllus) è 
una pianta perenne dalla crescita molto 
rapida che fiorisce dalla tarda primave- 
ra fino a luglio. È adatta anche alle 
quote di 1.000-1.200 metri di altitudi- 
ne, prediligendo i climi frcsci e le esta- 
ti umide delle zone continentali. La 
specie tipica, raramente coltivata, è 
stata oggi sostituita da varietà selezio- 
nate, di origine ibrida, indicate nel loro 
complesso come «Lupini Russell», che 
fioriscono già al primo anno. 

Per la buona riuscita della coltiva- 
zione è però necessario che vengano 
rispettate alcune fondamentali regole 
colturali, ad iniziare dal terreno che 
deve essere ben strutturato, contenente 
argilla e con pH tra 5 e 6; va bene per- 
ciò un terreno fortemente acido (pH 
5,5) o acido (pH da 5,5 a 6), mai però 
calcareo e compatto. La concimazione 
di base va fatta al momento della 
messa a dimora con un concime a lenta 
cessione per cui anche con letame 
maturo come quello equino, decisa- 
mente asciutto e 
ricco di elementi 
nutritivi, la cui 
azione fertiliz- 
zante si protrae 
per diversi anni. 
Le irrigazioni 
devono essere 
frequenti, e si 
devono effettua- 
re al mattino e 
possibilmente da 
sotto (senza ba- 
gnare le foglie) 
per evitare infe- 
zioni fungine: 
non si devono 
irrigare mai le 
piante dall'alto a 
temperature superiori ai 16° C. E 
importante evitare sempre il ristagno 
d'acqua. 

Occorre quindi che la lettrice con- 
trolli se queste regole sono state rispet- 
tate, soprattutto per quel che riguarda il 
pH del terreno, l'assenza di calcare e 
l'irrigazione. 

A Attenzione, inoltre, al momento 
della messa a dimora: i lupini 
sopportano male il trapianto a radice 
nuda, in quanto hanno radice a fittone 
per cui non è da escludere uno «stress» 
da trapianto delle piantine e quindi un 
cattivo attecchimento delle stesse. 

Si deve infine controllare che non vi 
siano infezioni all'apparato radicale od 
al colletto, causa di appassimenti e dis- 
seccamenti della parte aerea della pianta. 

Semi di lupino commestibile sono 
reperibili presso quasi tutte le rivendite 
di sementi per l'agricoltura. Le specie 
e varietà ornamentali sono reperibili 
presso le rivendite di sementi di piante 
da giardino. (Maria Grazia Bellardi) 




Lupino Russell 



24 



VITA IN CAMPAGNA 5/20(12 



ORTO 



La coltivazione del cavolo broccolo 
nei piccoli orti familiari 

Il cavolo broccolo, denominato anche semplicemente broccolo (nei tipi Calabrese, Romanesco 

e Veronese), è un ortaggio che richiede un clima temperato-fresco (fa eccezione 

il tipo Veronese che si adatta anche agli inverni della pianura padana) e che bene si presta alla 

coltivazione nei piccoli orti di tutto il nostro Paese, A parte le necessità di irrigazione, 

per il resto si tratta di un ortaggio rustico la cui coltivazione è alla portata di tutti 



In molte nostre regioni il cavolo 
broccolo {') riveste una discreta impor- 
tanza - pur se risulta meno coltivato del 
cavolfiore - e non ha risentito dei cam- 
biamenti di gusti ed abitudini alimenta- 
ri avvenuti negli ultimi decenni. 

L'interesse verso questa coltura è 
quindi cresciuto non solo perché serve a 
preparare piatti tradizionali, ma soprat- 
tutto perché, a livello professionale, il 
broccolo verde o Calabrese (uno dei tre 
tipi oggi disponibili sul mercato) si è di- 
mostrato particolarmente adatto alla 
surgelazione. Si tratta poi di un ortaggio 
che può fornire ottimi risultati nei pic- 
coli orti dato che pone di regola meno 
problemi rispetto al cavolfiore. Va però 
ricordato che l'espansione della coltura 
si è verificata anche perché il consumo 
del cavolo broccolo viene ritenuto mol- 
to positivo per la salute (contiene so- 
stanze che hanno dimostrato azione pre- 
ventiva verso i tumori). 

Non è possibile affermare quanta su- 
perficie sia coltivata in Italia a broccoli. 
Infatti è questa una coltura accomunata 
a quella del cavolfiore e perciò manca- 
no i dati delle due coltivazioni prese sin- 
golarmente. Si stima comunque che la 
superfìcie investita sia attorno ai 7.000- 
8.000 ettari per una produzione di circa 
120.000 tonnellate (40% destinata alla 
trasformazione industriale), ma proba- 
bilmente questi dati sono sottostimati. 
Le regioni in cui la 
coltivazione è più dif- 
fusa sono quelle me- 
ridionali (in primo 
luogo la Puglia e poi 
la Campania, la Si- 
cilia e la Calabria); 
c'è però una discreta 
presenza della coltura 
anche nelle Marche e 
nel Veneto (vedi car- 
lina qui sopra). 

11 broccolo è probabilmente origina- 
rio del bacino del Mediterraneo (alcuni 
studiosi ritengono che le zone di origine 
coincidano con l'attuale Turchia, la 
Siria e, come per il cavolfiore, l'isola di 
Cipro). Questo ortaggio era già cono- 
sciuto ed utilizzato al tempo dei Ro- 




INHORESCENZA (TESTA) 




Come si presenta la pianta (quello il- 
lustrato è il tipo Calabrese, ma le 
parti che lo compongono corrispon- 
dono ai tipi Romanesco e Veronese) 



mani. Dall'area mediterranea venne in 
seguito portato in tutta Europa, mentre 
negli Stati Uniti (che oggi sono il Paese 
dove viene prodotto in maggiore quan- 
tità) la sua coltivazione si diffuse per 
merito dei nostri immigrati che proveni- 
vano dalle regioni meridionali. 



COME SI PRESENTA LA PIANTA 

La parte fondamentale del broccolo 
che si consuma - chiamata in molti mo- 
di tra cui palla, testa, fiore - è una infio- 
rescenza (cioè un insieme di fiori) che 
ha forma simile a quella del cavolfiore. 
Taluni consumano anche le foglie, o 
parte di esse, che attorniano l'infiore- 
scenza. 

Occorre qui precisare che vi è una 
differenza marcata fra i tre tipi di broc- 
colo disponibili sul mercato (cioè 
Calabrese, Romanesco e Veronese), 
specialmente per l'aspetto della infiore- 
scenza e per il suo colore (si veda più 
avanti, per maggiori informazioni, il ca- 
pitolo sulle varietà). 

Tutti i broccoli hanno in media un 
minor numero di foglie rispetto al ca- 
volfiore ed il loro lembo presenta delle 
rientranze più o meno marcate (i botani- 
ci dicono che hanno margine inciso). A 
prima vista, però, in piante che non han- 
no formato l'infiorescenza è difficile di- 
stinguere il broccolo dal cavolfiore. 

La testa e le foglie esterne sono so- 
stenute da un fusto abbastanza corto (da 
1 5-20 a 30 centimetri) e tozzo. 

Le radici hanno una parte centrale 
(fittone) che si sviluppa verticalmente 
verso il basso, ma la sua lunghezza è li- 
mitata e vi è soprattutto un forte svilup- 
po di radici laterali. 

11 broccolo è un ortaggio biennale 
che ne! primo anno sviluppa radici, fu- 
sto, foglie e infiorescenza, e nel secon- 




A sinistra: V infiorescenza produce decine (anche centinaia) di fiori. A destra: par- 
ticolare del fiore del cavolo broccolo costituito da quattro petali disposti a croce, 
caratteristica della famiglia botanica delle Crucifere (o Brasstcacee) 



VI l'A IN CAMPAGNA 5/2002 



25 




I-Calabrese: di questo tipo esistono numerose varietà, soprattutto ibride, che si differenziano più per la durata del cielo ve- 
getativo che per l'aspetto. 2-Romanesco: si caratterizza per la forma particolare della testa nella quale si evidenziano le co- 
siddette « lumache/le» 



do produce i fiori. Questi sono di colo- 
re giallo intenso ed hanno la forma a 
croce caratteristica della famiglia 
(Crucifere). I piccoli produttori molto 
raramente tengono piante per produrre 
il seme e quindi la coltura si conclude 
con la raccolta della testa e, nel tipo 
Calabrese, dei germogli laterali. 

Il ciclo di coltivazione va da circa 80 
giorni (varietà precoci) a 120-150 gior- 
ni (varietà medio precoci-medio tardi- 
ve) a oltre 210 giorni (varietà tardive) 
dalla nascita del seme. 

LE SUE ESIGENZE 

Clima. Il broccolo richiede un clima 
temperato-fresco, ma non freddo perché 
gelate prolungate rovinano la palla. Per 
questo motivo molte zone a clima mite 
delle nostre regioni centro-meridionali 
sono particolarmente adatte alla coltura 
invernale anche di questa pianta orticola. 
Ciò vale in particolare per i tipi 
Calabrese e Romanesco, perché quello 
Veronese tardivo si adatta agli inverni 
freddi della pianura padana e dà la pro- 
pria produzione in febbraio-marzo. Se 
nel settentrione si vogliono coltivare i 
primi due tipi -che, è necessario sottoli- 
nearlo, riescono ottimamente pure nelle 
regioni del nord Italia - bisogna pro- 
grammare la coltura in modo che la rac- 
colta avvenga prima delle grandi gelate. 
Perché la parte aerea vegeti nel modo 
migliore possibile sono necessarie tem- 
perature di 20-24° C, mentre perché la 
palla si formi senza difetti ed i fiori non 
tendano ad aprirsi le temperature devono 
essere più basse (attorno a 15-18° C). 

Irrigazione. Per coltivare con suc- 
cesso il broccolo è necessario disporre 
di acqua in continuità per poter irrigare 
in qualsiasi momento la coltura ne abbia 
bisogno. Anche per questo ortaggio bi- 
sogna collocare le aiole in pieno sole e 
quindi lontano dall'ombra di alberi, mu- 
ri e fabbricati. 

Terreno. 11 broccolo si adatta a di- 



versi tipi di terreno, anche pesanti, pur- 
ché sia favorito lo sgrondo dell'acqua. 
Tale aspetto è particolarmente impor- 
tante perché una larga parte delle colti- 
vazioni viene attuata nel periodo autun- 
no-invernale in cui è più facile che il ter- 
reno, se non opportunamente sistemato, 
rimanga eccessivamente umido con 
conseguente possibilità che le radici re- 
spirino poco e male. Tutto questo com- 
porta una stentata vegetazione ed un più 
elevato rischio dì attacchi di malattie 
causate da funghi microscopici. 1 suoli 
particolarmente sassosi ed asciutti risul- 
tano invece meno adatti al broccolo che 
però presenta, in linea di massima, una 
maggiore adattabiltà ai vari terreni ri- 
spetto al cavolfiore. 

Ad ogni modo i suoli considerati mi- 
gliori sono, pure in questo caso, quelli di 
medio impasto e ben forniti di sostanza 
organica. La reazione (pH) del suolo più 
adatta per il broccolo è tendenzialmente 
neutra o debolmemente acida (valori 
compresi tra 6 e 7). Viene considerato in 
media più resistente del cavolfiore alla 
salinità del suolo (e il cavolfiore viene 
ritenuta una pianta che tollera modera- 
tamente la salinità del terreno). 

È sconsigliabile piantare per due an- 
ni di seguito broccoli nella stessa aiolà o 
dopo piante che appartengono alla loro 
famiglia botanica (cavolfiori, cavoli 
cappucci, verze, cavoli di Bruxelles, ca- 
voli rapa, cavoli cinesi). Alcuni tecnici 
sconsigliano poi di metterli a dimora 
dopo piante che sfruttano il terreno in 
modo abbastanza accentuato come po- 
modoro, peperone, melanzana, cucchi- 
no, melone, anguria. 

LA CONCIMAZIONE 

Il broccolo è un pianta che ha medie 
esigenze in fatto di concimazione e que- 
sta va calibrata soprattutto in rapporto 
allo sviluppo vegetativo delle varietà 
adottate ed alla fittezza d'impianto. 

Le varietà a ciclo più lungo riescono 



a sfruttare positivamente la concimazio- 
ne organica. Perciò, coltivando soprat- 
tutto i tipi tardivi si possono distribuire 
4-5 kg di letame molto maturo per me- 
tro quadrato oppure 3-4 kg di compost 
maturo. Per completare la concimazione 
si possono poi distribuire, se possibile 
metà quando si vanga e metà durante i 
lavori di lavorazione superficiale prima 
del trapianto. 30-40 grammi per metro 
quadrato di perfosfato minerale- 19 e se 
necessario 10-20 grammi di solfato di 
potassio-50 ugualmente per metro qua- 
drato. L'azoto va invece dato solo alla 
coltura in atto, cioè in copertura, a se- 
conda dell'andamento della vegetazio- 
ne, contenendo gli apporti se questa 
fosse particolarmente rigogliosa. Si può 
intervenire in media 3-4 volte impiegan- 
do in totale 20-30 grammi di nitrato am- 
monico-26 per metro quadrato (per 
esempio, se le distribuzioni sono tre. si 
impiegheranno circa 7-10 grammi alla 
volta). Unicamente in suoli poveri e se 
non si impiega letame si possono distri- 
buire 10-15 grammi di nitrato ammoni- 
co durante i lavori di preparazione del 
suolo prima dell' inizio della coltura. La 
concimazione in copertura inizia quan- 
do le piante sono sicuramente attecchite 
e può proseguire fino allo stadio di ve- 
getazione in cui le foglie sono comple- 
tamente cresciute oppure fino all'inizio 
della formazione della palla ( 2 ). 

• Nelle colture organiche (biologi- 
che), a seconda delle caratteristi- 
che dei terreni, delle effettive esigenze 
delle piante, e solo per necessità ricono- 
sciuta dell'organismo di controllo, al 
posto del perfosfato possono essere im- 
piegate scorie di defosforazione e, come 
concinne potassico, il solfalo di potassio 
derivato da sale grezzo potassico. 
Alcune ditte, poi, dispongono di conci- 
mi azotati derivati da «matrici» organi- 
che e da guano, cioè da depositi di deie- 
zioni di uccelli marini accumulatesi du- 
rante i secoli per il cui uso bisogna atte- 
nersi alle istruzioni allegate ai prodotti. 



26 



VITA IN CAMPAGNA 5C002 




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3- Veronese: è il tipo più resistente al freddo e può essere coltivato con successo anche negli inverni rìgidi della pianura pa- 
dana. 4-Broceolo da foglia: i broccoli da foglia a livello locale hanno nomi differenti; quello nella foto viene chiamato pado- 



LE VARIETÀ 

Le varietà di cavolo broccolo si divi- 
dono essenzialmente in tre gruppi, o an- 
che in quattro se si aggiungono i broc- 
coli «da foglia». 

1-11 broccolo Calabrese. Il più im- 
portante è quello che si può identificare 
con il tipo detto Calabrese. Questo è 
senza dubbio il più coltivato sia per il 
consumo diretto sia per il crescente in- 
teresse che riveste la sua trasformazione 
industriale (surgelazione). Del 
Calabrese, chiamato anche Ramoso 
Calabrese o Verde Calabrese, esistono 
selezioni con diffusione locale (dai tec- 
nici vengono chiamate popolazioni) che 
possiedono differenti caratteristiche: 
queste riguardano il colore delle foglie e 
delle infiorescenze (verde di diversa in- 
tensità), il maggiore o minore sviluppo 
delle piante, la lunghezza del ciclo di 
coltivazione, la raccolta concentrata o 
più diluita nel tempo. Una caratteristica 
fondamentale di questo tipo di broccolo 
è quella di emettere germogli laterali, 
specialmente quando viene tolta V infio- 
rescenza principale, e anche questa ca- 
ratteristica è più o meno accentuata a se- 
conda della varietà di appartenenza. 
Ricordiamo che il Calabrese ha meno 
resistenza al freddo se confrontato con 
gli altri broccoli, specialmente con quel- 
lo Veronese. In media la pianta si pre- 
senta alta 60-70 centimetri e l'infiore- 
scenza principale è larga attorno ai 10- 
12 centimetri, ma in alcune varietà ibri- 
de può essere più che doppia. Va sotto- 
lineato che l'infiorescenza del 
Calabrese presenta fiori veri, mentre 
quella degli altri broccoli e del cavolfio- 
re rappresenta un' «anomalia» della 
pianta. 

Del broccolo tipo Calabrese esistono 
alcune selezioni: Precoce, Medio-Pre- 
coce, Natalino, Tardivo. 

Dato poi l'interesse riscosso da que- 
sto tipo di broccolo, diverse ditte hanno 



messo a punto varietà ibride (/') adatte ai 
differenti impieghi di coltivazione e do- 
tate di ciclo di produzione più o meno 
lungo. Alcune di queste, considerata la 
maggiore o minore precocità di produ- 
zione, sono le seguenti: 
-precocissime e precoci: Dandy Eaiiy, 
Fiesta (resistente a fusariosi), Flash, 
Mariner, Packman, Ritol, Runner (tolle- 
ra la peronopora del cavolo, cioè non su- 
bisce da questo fungo grossi danni), 
Shadow (resistente a fusariosi), 
Shoutern Carnet, Switch, Tokyo Dome; 

- medio-precoci: Corvet, Green Bell; 
Liberty, Marathon (tollera la perono- 
spora del cavolo), Pinnacle, Pirate (tol- 
lera peronospora e fusariosi), Steamer; 

- medio-tardive e tardive: Cinga, 
Planet, Prisma, Samson, Samurai, Taiko 
(tollera la peronospora del cavolo). 

Va ricordato che la durata del ciclo di 
coltivazione delle singole varietà è 
orientativa e può variare specialmente in 
rapporto alla zona di coltivazione, 
all'andamento climatico stagionale e al 
periodo di semina e trapianto. 

2-II broccolo Romanesco. Anche il 
Romanesco - che da taluni viene consi- 
derato un cavolfiore - è stato rivalutato 
per la qualità del prodotto che può for- 
nire e perché serve per guarnire piatti di 
portata. Si trova facilmente pure sui 
mercati del nord Italia. Infatti, anche 
nelle regioni settentrionali, dove può 
riuscire molto bene programmandone la 
coltura prima delle forti gelate inverna- 
li, è più conosciuto e apprezzato rispet- 
to al passato. Le piante sono in media 
un po' più sviluppate rispetto a quelle 
del Calabrese, ma la differenza fonda- 
mentale è nell'infiorescenza che si pre- 
senta più compatta, in media di maggio- 
ri dimensioni (di regola superiore ai 15 
centimetri), di colore giallo zolfino con 
tonalità verdastre. La sua forma è coni- 
ca e sono bene accentuati i fioretti (lu- 
machelle) che la compongono. 

Del broccolo Romanesco esistono 



selezioni dotate di buona precocità 
(Ottobrino), mediamente precoci (Na- 
talino), tardive (Gennarese, S. Giu- 
seppe). Sul mercato sono presenti altre 
selezioni (per esempio Minaret, Sabina, 
Shannon) e ibridi (per esempio Amfora, 
Navona, Tower). 

3-11 broccolo Veronese. Questo ca- 
volo broccolo ha infiorescenze simili a 
quelle del cavolfiore (colore bianco- 
avorio) ma di minori dimensioni (sono 
pure più piccole anche di quelle del 
Romanesco). La sua resistenza al freddo 
è notevole per cui si può coltivare nel 
periodo invernale anche in pianura pa- 
dana e qui fornisce produzioni che van- 
no dall'autunno inoltrato all'inizio della 
primavera. Ne esistono selezioni preco- 
ci, medio-precoci e tardive. 

4-1 broccoli «da foglia». Accanto a 
questi tre gruppi di varietà se ne potrebbe 
collocare un altro e cioè quello dei broc- 
coli cosiddetti «da foglia» (come per 
esempio Padovano, Friularo o Friulano) 
che hanno buona resistenza al freddo, ma 
interessano solo a livello locale. 



È da tenere presente che tipi di broc- 
coli conosciuti solo localmente - e che 
sembrava fossero destinati a non essere 
più coltivati - per iniziative locali, spes- 
so sostenute da piccoli coltivatori e da 
ristoratori, sono stati rivalutati con lo 
scopo di mantenere tradizioni che si sta- 
vano perdendo, ma anche per il loro ef- 
fetivo valore gustativo. 

LA SCELTA DELLE VARIETÀ 

È senz'altro accettabile che la scelta 
cada sulle varietà tradizionalmente più 
diffuse nelle varie zone, ma in particola- 
re al nord potrebbero essere provati pu- 
re tipi diversi da quelli comunemente 
coltivati, in quanto tutti i broccoli pos- 
sono fornire produzioni molto soddisfa- 



V1TA IN CAMPAGNA 5/2002 



ORTI 



o27 



mmmm 





A sinistra: la semina in contenitore è facile da attuare anche per un piccolo orti- 
coltore. Le prime due foglie che si sviluppano dal seme sono diverse da quelle che 
si formeranno in seguito e vengono chiamate cotiledoni. A destra: piantine di ca- 
volo broccolo ormai pronte per il trapianto 



centi e di qualità più che buona pure in 
limitate superfici e negli orti familiari. 

Le sementi sono abbastanza facil- 
mente reperibili presso i rivenditori più 
riforniti e molte ditte che operano per 
corrispondenza dispongono di seme di 
qualche varietà ibrida pure in piccole 
quantità ( 4 ). 

LA SEMINA E LE EPOCHE 
DI SEMINA 

Il broccolo negli orti familiari viene 
di solito trapiantato, mentre nelle grandi 
colture, specialmente del meridione, tal- 
volta viene eseguita la semina diretta. Di 
norma, però, se si impiegano le costose 
varietà ibride si procede al trapianto. 

Pur potendo produrre piantine a radi- 
ce nuda (cioè prodotte in semenzaio), 
anche per questo ortaggio sta prendendo 
sempre più piede la produzione di pian- 
tine con il pane di terra per gli indubbi 
vantaggi che offre questa tecnica (attec- 
chimento omogeneo, più elevata unifor- 
mità d'impianto, maggiore possibilità di 
impiegare sementi di varietà ibride). 

Le epoche di semina possono differi- 
re in modo sensibile a seconda delle di- 
verse aree di coltivazione, ma tenete 
conto che per una buona riuscita della 
coltura ogni varietà deve venire semina- 
ta nello spazio di tempo indicato nelle 
istruzioni di coltivazione allegate alla 
bustina. 

Nel nord Italia le operazioni di semi- 
na si concentrano soprattutto in giugno e 
si può arrivare fino ai primi di luglio. Via 
via che si va verso sud questi periodi si 
spostano e le semine si possono eseguire 
fino a ottobre (nelle aree a china mite). 
Solitamente le ultime varietà a essere se- 
minate sono quelle più tardive. Alcune 
varietà si adattano pure alla coltura pri- 
maverile (per esempio con semina in 
gennaio-febbraio e raccolta a fine aprile- 
giugno) che, a livello professionale, può 
essere interessante per gli apprezzabili 
risultati economici che può dare. 



LA PRODUZIONE DI PIANTINE 
CON IL PANE DI TERRA 

La produzione di piantine con il pa- 
ne di terra è molto semplice da realizza- 
re pure da parte di chi ha poca esperien- 
za di coltivazioni orticole. Sono suffi- 
cienti del terriccio per semine e trapian- 
ti e dei contenitori alveolati (delle di- 
mensioni di cm 30x50) da 40 posti cir- 
ca, ideali per consentire la formazione 
di un abbondante pane di terra (c'è in 
questo modo maggiore sicurezza di ot- 
tenere piante con vegetazione omoge- 
nea e produzioni elevate). 

Dopo aver riempito i contenitori 
(provvedendo ad inumidire il terriccio 
se questo fosse molto asciutto) senza 
comprimere troppo il terriccio, si pone 
un seme in ogni alveolo interrandolo so- 
lo 3-4 millimetri. Volendo si possono 
collocare due semi invece di uno per es- 
sere sicuri di ottenere almeno una pian- 
ta per ogni posto (se nascono entrambi i 
semi si toglie già nelle primissime fasi 




Piantina con pane di terra subito prima 
della messa a dimora 



di crescita la piantina più debole). I con- 
tenitori seminati si collocano poi 
all'aperto e si seguono con molta atten- 
zione per quanto riguarda le irrigazioni. 
È da tenere presente che in un grammo 
di semente sono contenuti 300-350 semi 
(circa come il cavolfiore) e che la tem- 
peratura più favorevole alla germinazio- 
ne del seme si aggira attorno ai 25° C. 

Anche nel caso si producano pianti- 
ne con il pane di terra, una volta rag- 
giunte le dimensioni necessarie per il 
trapianto (30-35 giorni dopo la semina, 
quando le piantine hanno attorno a cin- 
que foglie vere, escluse cioè le prime 
due o cotiledoni, che hanno forma e di- 
mensioni completamente diverse dalle 
altre), bisogna procedere il più rapida- 
mente possibile alla messa a dimora per 
evitare l'invecchiamento delle piante. 

La grande semplicità di questo siste- 
ma, oltre ad assicurare un rapido e per- 
fetto attecchimento, consente di adotta- 
re più varietà. Potrebbero, per esempio, 
essere seminati in un unico contenitore 
tutti e tre i tipi di broccolo per avere poi 
nell'orto una produzione diversificata. 

Giuseppe Cipriani 

(') Il cavolo broccolo appartiene alla 
Famiglia delle Crucifere o Brassicacee ed il 
nome scientifico della sua specie è Brassica 
oleracea varietà italica. Il nome italiano de- 
riva probabilmente da un termine latino dal 
significato approssimativo di «germoglio». 

(-) Di regola con le concimazioni azotate 
non bisogna avvicinarsi troppo al momento 
della raccolta, perché le piante possono ac- 
cumulare nelle foglie notevoli quantità di ni- 
trati (è stato però rilevato che nell'infiore- 
scenza queste quantità sono inferiori da 5 a 
10 volte rispetto a quelle contenute nelle fo- 
glie). Bisognerà comunque usare la consue- 
ta prudenza nell'uso dei concimi azotati, 
specialmente se nella zona vi è l'uso di con- 
sumare assieme all'infiorescenza parte delle 
foglie o se si coltivano varietà da foglia. 

(') La varietà ibrida o ibrido è la prima ge- 
nerazione derivante dall'incrocio da due o 
più particolari selezioni dette «linee pure». 
Si distingue con il simbolo FI. La varietà 
standard è invece costituita da un insieme di 
piante con caratteristiche di forma e com- 
portamento vegetativo sostanzialmente 
omogenee. Le selezioni rappresentano un 
miglioramento di una o più di queste carat- 
teristiche (per esempio produttività, preco- 
cità, frutti omogenei, resistenza alle malat- 
tie). Negli ibridi in genere questi migliora- 
menti sono ancora più accentuati. 

C) Si consulti in proposito l'elenco delle dit- 
te sementi ere consigliate pubblicato sul n. 
1/2002 a pag. 27. 

Puntate pubblicate. 

• La coltivazione del cavolo broccolo nei pic- 
coli orti familiari (n. 5/2002). 
Prossimamente. 

• Tutte le cure colturali, la raccolta. 



28 



ORIO 



VITA IN CAMPAGNA 5/2002 



Tra le moltissime varietà di zucchino 
potete effettuare scelte tradizionali e non 

Le varietà di zucchino oggi disponibili sono moltissime e tutte degne di nota, anche in considerazione 

del fatto che la ricerca in questo ambito è in continua evoluzione. Il piccolo orticoltore 

può indirizzarsi sia verso le varietà più conosciute localmente e/o che offrono il frutto più ricercato 

in una determinata zona (se si punta alla vendita), sia su varietà pregevoli per la 

resistenza a determinate malattie e dal frutto particolare 



Il numero delle varietà di zucchino è 
piuttosto elevato, ma in ogni zona, an- 
che ristretta, vi sono delle preferenze 
verso l'uno o l'altro tipo di frutto e an- 
che i piccoli produttori e i professionisti 
devono adeguarsi alle esigenze dei vari 
mercati. 

Da tempo, inoltre, si sono affermate, 
anche per questa coltura, diverse varietà 
ibride che presentano, tra l'altro, eleva- 
ta uniformità di vegetazione, frutti più 
regolari, maggiore adattabilità alla col- 
tura proletta o al pieno campo, facilità di 
raccolta (piante a cespuglio) e migliore 
uniformità anche dei frutti. 

In alcuni casi è stata curata pure la te- 
nuta del fiore; si sono infatti ottenute va- 
rietà che tengono attaccato a lungo il 
fiore al frutto, aspetto importante per le 
richieste di alcuni mercati e pure per 
moki piccoli produttori. 

E da sottolineare che alcune varietà 
ibride sono conosciute da anni e risulta- 
no ancora pienamente valide, ma nello 
stesso tempo è in corso un assiduo lavo- 
ro da parte dei costitutori per migliorare 
ancora le caratteristiche produttive e so- 
prattutto per individuare varietà tolle- 
ranti-resistenti a malattie. Questo infatti 
è un aspetto importantissimo anche per 
le piccole produzioni perché alcune ma- 
lattie (ad esempio quelle causate da vi- 
rus) possono compromettere del tutto le 
colture. 

Oltre che in standard e in ibride ('), le 
varietà di zucchino si possono suddivi- 
dere in base alla forma, al colore dei 
frutti ed anche alla conformazione delle 
piante. Qui di seguito sono state rag- 
gruppate le varietà prendendo in esame, 
per maggiore chiarezza, specialmente la 
forma e il colore dei frutti. 






A FRUTTO LUNGO 
VERDE CHIARO 

Varietà standard 

Alberello di Sananti: presenta frutto 
lungo 20 centimetri, verde chiaro ma 
con numerosissime piccole macchie. È 
coltivato tanto in coltura protetta quanto 
in piena aria. 

Bianco dì Trieste (o Mezzo lungo di 
Trieste) (1): presenta frutto lungo attor- 
no ai 15 centimetri, con buccia di colo- 
re bianco-verdastro-crema. Il frutto è un 
po' allargato all'apice (in punta). La 
coltura è abbastanza precoce. 

Grey Zucchini: presenta frutto lungo 
15 centimetri circa, di colore verde gri- 
gio con leggere rigature più scure. E 
precoce. La pianta è cespugliosa. 

Altre varietà standard sono la Bianca 
di Calabria e la Bianca di Sicilia. 

Varietà ibride 

Ciarda (2): presenta frutto verde-gri- 
gio con forma tendenzialmente allunga- 
to-clavata. Ha una buona produttività. 

Greyzini (3): è forse la varietà più co- 
nosciuta tra quelle ibride di questo grup- 
po. Il fratto è lungo 15-18 centimetri, leg- 
germente davate, di colore verde chiaro, 
ma sono presenti maculature e leggere 
striature grigio-verdi. La coltura è piutto- 
sto precoce. La pianta ha sviluppo conte- 
nuto e forma aperta. Tiene il fiore. 

Ipanema: il frutto è di colore verde 
chiaro marezzato, con forma un po' cla- 
vata, precoce. Tiene abbastanza bene il 
fiore. 

Altre varietà ibride sono Albatros 
(pianta ad alberello), Grifone, Grison, 
Jedida, Kriti (4), Mayan, Opal, Whithe 
Lady. 




® © 



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© © 



Molte delle varietà di zucchino pos- 
sono essere classificate in base alia 
forma del frutto: a-lungo, h-lungo 
striato, c-con collo ricurvo, Ù-cla- 
vato, t-tondo, f -appiattito 



A FRUTTO LUNGO 
VERDE MEDIO 

Varietà ibride 

Diamant: è ancora una delle varietà 
più conosciute. Il frutto, lungo 18-22 e 



1- Bianco di Trieste 



:<>' J 




2-Cluritt 



3-Greyzini 



4-Kriti 



VITA IN CAMPAGNA 5/21)02 



ORTO 



29 







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5-Elite 

più centimetri, è di un bel colore verde 
lucente. Abbastanza precoce, è una va- 
rietà adatta per la coltura protetta, ma 
viene impiegata pure in pieno campo, 
anche in secondo raccolto. La pianta è 
aperta e per questo la raccolta si pre- 
senta facile. 

Elite (5): i frutti sono di colore verde 
medio con maculature più chiare; la col- 
tura è piuttosto precoce e produttiva. 

Altre varietà ibride sono Afrodite (6), 
Argo, Cìvac, Falco, Orientos, Roberta 
(7), Sito, Sofia, Splendor, Velvia, Verdi, 
Verno, Yonathan. 

A FRUTTO LUNGO 
VERDE MEDIO-VERDE SCURO 

Varietà standard 

Dì Milano: il frutto è di colore verde 
tendente allo scuro, allungato, ma un 
po' ingrossato. La produzione è medio- 
tardiva. 

Varietà ibride 

Ambassador: il frutto è lungo 18-20 
centimetri. La pianta è aperta e cespu- 
gliosa, la raccolta è prolungata. 

Consul: si tratta di una varietà pro- 
duttiva con frutto cilindrico. Viene col- 
tivata in pieno campo e sotto tunnel. 

President (8): è una varietà molto 
concosciuta e coltivata. Il frutto è di co- 
lore verde medio-scuro, maculato, lun- 
go 18-20 centimetri. La pianta è aperta 
e per questo la raccolta risulta facile. La 
produttività è elevata. Riesce bene in 
coltura protetta, ma viene impiegata 




6-Afrodite 



RB 









ugualmente in pieno campo, anche in 
secondo raccolto. 

Altre varietà ibride sono: Alìce, Arte, 
Carlotta, Cora, Monitor, Supremo, 
Sylvana, Tosca. 

A FRUTTO LUNGO 
VERDE SCURO 

Varietà ibride 

Black Jack (9): è una delle varietà più 
conosciute di questo tipo. 1 frutti sono 
lunghi 1 8-20 centimetri. La produzione 
è precoce. La pianta è vigorosa e abba- 
stanza aperta. 

Altre varietà ibride sono: Aquilone, 
Bareket, Dundoo, Lidia, Moreno, 
Panter, Vento. 

A FRUTTO LUNGO STRIATO 
E/O COSTOLUTO 

Varietà standard 

Fiorentino: il frutto è lungo 16-18 e 
più centimetri e presenta costolature 
piuttosto evidenti. 

Genovese: il frutto è lungo 18-19 
centimetri, leggermente allargato 
all'apice (in punta) con costolature ab- 
bastanza evidenti. 

Romanesco (10): il frutto è lungo 
16-18 centimetri, di colore verde non 
molto intenso con striature più chiare. 
Sono presenti pure delle costolature più 
o meno marcate. La produzione è me- 
dio-tardiva. 

Striato d'Italia (o di Napoli): il frut- 
to in genere è lungo (20-25 centimetri), 



7 -Roberta S-President 

di colore verde medio con striature più 
chiare. Sono presenti delle leggere co- 
stolature. È piuttosto precoce. 

Striato Pugliese: il frutto è lungo 1 5- 
17 centimetri, un po' clavato e con leg- 
gere costolature. Presenta anche striatu- 
re di colore verde scuro. È dotato di buo- 
na precocità. 

Varietà ibride 

Amerigo, Flaminio, Gabbiano, Giu- 
lio, Guelfi), Mosar, Portofino, Romano, 
Spidy. 



In genere nelle varietà a frutto striato 
e/o costoluto, sia standard che ibride, il 
fiore rimane attaccato al frutto abba- 
stanza a lungo. 

A FRUTTO GIALLO 

Varietà ibride 

GoldRush (11): il frutto è lungo 18- 
20 centimetri, di colore giallo oro inten- 
so. La pianta ha forma aperta. 

Altre varietà ibride: Goldy. 

A FRUTTO 
CON COLLO RICURVO 

Varietà standard 

Giallo del Friuli (12): è una varietà 
caratteristica per la forma del frutto in- 
grossata all'apice (in punta) e con collo 
ricurvo. La buccia è di colore giallastro- 
giallo crema con numerose piccole ver- 
ruche. 




9-Black Jack 



10-Romanesco 



11 -Gold Rush 



XZ-Giallo del Friuli 



30 



VITA IN CAMPAGNA 5/21X12 





13-D/ Faenza 



\A-Tondo Scuro di Piacenza 



15-Tondo Baby Round 



16-Scaloppini 



Varietà ìbride 

Goldneck: è abbastanza simile alla 
Giallo del Friuli, ma con collo un po' 
meno ricurvo. Il frutto è lungo 11-16 
centimetri. 



Le sementi di queste varietà non so- 
no sempre facilmente reperibili. 

A FRUTTO CLAVATO 

Varietà standard 

Di Faenza (o di Bologna o Bolognese 
o Mezzo Lungo Bolognese) (13): la for- 
ma del frutto, lungo 14-15 centimetri, è 
tipicamente clavata con buccia di colore 
verde piuttosto chiaro con tonalità gri- 
gie e maculature abbastanza pronuncia- 
te. È una varietà piuttosto precoce. 

Varietà ibride: Niebla, Ispa. 

A FRUTTO TONDO 

Varietà standard 

Tondo Chiaro di Nizza: è simile alla 
Tondo di Toscana. Il frutto presenta buc- 
cia di tonalità verde chiaro. È precoce. 
La pianta è compatta. 

Tondo Scuro di Piacenza (14): il frut- 
to è di colore verde più scuro del prece- 
dente, con ciclo di produzione medio- 
precoce, la pianta è aperta. 

Varietà ibride: Tondo Baby Round 
(15), Geode (entrambe a frutto chiaro). 

A FRUTTO APPIATTITO 

Varietà standard 

Scallop-Magic: il frutto è tondo ap- 
piattito (viene talora detto «disco volan- 
te»), di colore verde chiaro-avorio. Si 
mantiene, in media, più a lungo rispetto 
ai frutti degli altri tipi ed ha anche valo- 
re ornamentale. Esistono dello stesso ti- 
po varietà con frutto arancione e avorio 
screziato di verde, ma il loro seme non è 
facilmente reperibile. 

Varietà ibride: Scaloppini (16). 



I CRITERI DI SCELTA 
DELLE VARIETÀ 

Le possibilità di scelta, come si può 
rilevare, sono numerose e, nel caso del- 
lo zucchino, diverse varietà ibride sono 
disponibili anche per il piccolo produt- 
tore ( 2 ). Molti comunque scelgono va- 
rietà locali per motivi tradizionali e per- 
ché questi tipi forniscono prodotti vali- 
di dal punto di vista gustativo e adatti al- 
la preparazione di piatti tradizionali. 

Accanto a queste è da consigliare 
l'adozione di varietà di più recente in- 
troduzione per i notevoli vantaggi che 
possono offrire specialmente quelle che 
presentano resistenza o tolleranza ( 3 ) 
verso malattie difficilmente contrastabi- 
li (per esempio le malattie provocate da 
virus). 

Può essere vantaggioso inoltre pro- 
vare varietà meno note nella propria zo- 
na di coltivazione (con frutto chiaro, 
striato, giallo, tondo) per diversificare la 
gamma dei prodotti, abbastanza ampia, 
che questa coltura può offrire. 

Giuseppe Cip rioni 



Le varietà 
resistenti-tolleranti 

Ai fini di orientarvi nella scelta vi 
elenchiamo le varietà che si carat- 
terizzano per la tolleranza-resi- 
stenza alle seguenti avversità: 

• al virus del mosaico giallo dello 
zucchino (ZYMV) e al virus del 
mosaico del cocomero 2 (WMV2): 
Afrodi/e (6), Alice, Dundoo, Lidia, 
Monitor, Niebla, Roberta (7), Sofia, 
Velvia; 

• al virus del mosaico del cetriolo 
(CMV): Afrodite (6), Ispa, Monitor, 
Niebla; 

• al virus della foglia argento 
(SiLT): Dundoo; 

• all'oidio: Amerigo, Argo, Dun- 
doo, Ispa, Pantei; Tosca, Verdi. 



(') La varietà standard è costituita da un in- 
sieme di piante con caratteristiche di forma 
e comportamento sostanzialmente omoge- 
nee; le selezioni rappresentano un migliora- 
mento di una o più di queste caratteristiche 
(per esempio: produttività, precocità, frutti 
omogenei, resistenza alle malattìe). 
La varietà ibrida o ibrido è invece la prima 
generazione derivante dall'incrocio di due o 
più particolari selezioni dette «linee pure»; 
si distingue con il simbolo FI. 

(-) 1 semi delle varietà qui illustrate e di mol- 
tissime altre varietà di zucchino che vanno 
per la maggiore sono reperibili presso i ri- 
venditori di sementi e materiali per l'agricol- 
tura e presso i più riforniti vivai e garden cen- 
ter (in questi ultimi casi si possono anche tro- 
vare le giovani piantine munite di pane di ter- 
ra pronte per il trapianto). Potete anche con- 
sultare l'elenco delle ditte sementiere - pub- 
blicato sul n. 1/2002 a pag. 27 - molte delle 
quali vendono anche per corrispondenza. 

(') La resistenza è la possibiltà da parte di 
una pianta di bloccare l'attacco di un deter- 
minato parassita arrivando anche ad evitare 
ogni danno alla produzione. La pianta cioè 
non si ammala oppure risente molto limita- 
tamente degli attacchi del parassita anche in 
condizioni (clima, terreno, forte presenza di 
parti che lo diffondono, ad esempio spore 
che favoriscono la sua aggressione). 
Al contrario, una varietà viene detta suscet- 
tibile o sensibile quando è facilmente attac- 
cata da malattie, insetti o altri parassiti ani- 
mali, specialmente quando è coltivata in 
condizioni climatiche generali e di terreno 
poco favorevoli. 

La tolleranza è la possibilità da parte di una 
pianta di sopportare l'attacco di uno specifi- 
co parassita: la pianta riesce a vegetare e a 
produrre sebbene si sia verificato questo in- 
conveniente. 

Puntate pubblicate. 

• Lo zucchino, detto anche zucchina, è tra gli 
ortaggi più coltivali (n. 4/2002). 

• Tra le moltissime varietà di zucchino potete 
effettuare scelte tradizionali e non (ri. 5/2002). 
Prossimamente. 

• Le cure colturali. 



VITA IN CAMPAGNA 5/2002 



ro 31 



Risposte ai lettori 

L'INSUFFICIENZA DI LUCE 

IN SERRA PORTA LE PIANTE 

A CRESCERE IN ALTEZZA 

IN MODO ANORMALE 

In una serra calda di 400 m 1 già 
due coltivazioni di pomodori hanno 
portato i primi frutti ad un metro ed 
oltre dal suolo, mentre le prime maz- 
zette fiorali sono abortite. Le zucchine 
appena germogliate hanno allungalo 
lo stelo aprendo le foglie cotiledonari 
a 7-8 cm dal suolo, mostrando poi esi- 
lità vegetativa. La lattuga appena nata 
si è allungata su uno stelo esilissimo 
per circa 3 cm adagiandosi poi per il 
peso delle prime foglie vere. 

Azzardo un'ipotesi: i pannelli della 
copertura — di plastica a cellule - in 
esercizio da una decina d'anni presen- 
tano, oltre a diffusa sporcizia (forse 
muffa), un visibile ingiallimento, che si 
nota chiaramente al confronto con 
alcuni di essi nuovi. Può essere quindi 
un fatto di luminosità? 

Bruno Boasso 
Prato 

Senza dubbio l'insufficienza di luce 
porta le piante a crescere in altezza in 
modo anormale. Quando poi si asso- 
ciano - come spesso si verifica nelle 
colture protette - temperature ed umi- 
dità favorevoli alla vegetazione ad ele- 
vata disponibilità nel suolo di elementi 
nutritivi, allora si va incontro al feno- 
meno che i tecnici chiamano «filatu- 
ra». Si hanno quindi piante sviluppate 
verticalmente in modo eccessivo, 
foglie - ed altre parti verdi - colorate 
poco intensamente, fiori che faticano a 
produrre frutti (scarsa allegagione) e 
che poi possono cadere con facilità 
appena formati o in tempi successivi 
(cascola), maggiore possibilità di attac- 
chi di malattie e parassiti animali. 

Va ricordato che all'interno delle 
protezioni, ugualmente per la presenza 
di un ambiente favorevole, si sviluppa 
sui materiali di copertura, talora in 
modo vistoso, una patina verdastra for- 
mata da alghe e muschi che impedisce 
alla luce di penetrare regolarmente. Un 
altro ostacolo alla luce è rappresentato 
dal pulviscolo atmosferico che si depo- 
sita all'esterno dei teli o delle lastre di 
copertura a cui bisogna aggiungere una 
perdita di luminosità dovuta all'invec- 
chiamento dei materiali con cui le 
lastre od i teli stessi sono costituiti. 

La cosa più indicata è quindi un'ac- 
curata pulizia interna (in assenza di 
colture) ed esterna dei materiali di 
copertura a mezzo di un'idropulitrice, 
meglio se munita di riscaldamento del- 



l'acqua. Tuttavia, se i materiali di cui è 
costituita la copertura sono alveolati e 
se negli alveoli si sono formate alghe e 
muschi, non ci sono soluzioni proponi- 
bili se non la loro sostituzione. 

E opportuno procedere alla sostitu- 
zione anche quando i materiali hanno 
perso luminosità perché sono invec- 
chiati. (Redazione) 

PRODUZIONE ANTICIPATA 
DI PIANTINE DI POMODORO 

E MELANZANA 

Anche quest'anno ho voluto antici- 
pare le semine di pomodori e melanza- 
ne, ma, come negli anni scorsi, non ho 
ottenuto risultati validi. Ho seminato 
in semenzaio e tenuto nel locale cal- 
daia, ma dopo la nascita, e il trapianto 
nei vasetti la crescita delle piantine si 
è fermata e molte sono morte. Dove ho 
sbagliato? 

Renzo Fruttini 
Cremona 

La produzione anticipata di piantine 
senza disporre di una serra riscaldata 
pone molti problemi, specialmente per- 
ché in altri locali - come spesso è quel- 
lo dove viene installata la caldaia — la 
luminosità non è sufficiente per un cor- 
retto sviluppo delle piantine stesse. 

Andrebbe molto bene una doppia 
finestra orientata a sud e posta sopra 
un calorifero, ma difficilmente di notte 
in gennaio-febbraio sì riuscirebbero a 
mantenere temperature idonee per la 
crescita di specie esigenti in fatto di 
calore come pomodoro, peperone e 
melanzana. Quindi se non si ha l'am- 
biente idoneo è opportuno acquistare le 
piantine da trapiantare precocemente 
sotto tunnel, e invece produrre in pro- 
prio quelle da mettere a dimora a pieno 
campo. Per questo (da circa metà 
marzo in pianura padana o un po' 
prima a seconda delle zone geografiche 
del nord Italia) va bene eseguire la pro- 
duzione delle piantine all'interno della 
doppia finestra oppure di un tunnel 
anche di limitate dimensioni (cm 1 00- 
120 di larghezza e 100 circa di altezza) 
eseguendo la semina diretta in conteni- 
tori (cm 30x50 con 30-40 posti oppure 
in vasetti di 6-7 cm di diametro). 

È opportuno isolare i contenitori dal 
terreno a mezzo di pannelli in polisti- 
rolo e coprire i seminati con un velo di 
tessuto non tessuto. Bisognerà, inoltre, 
impiegare l'apposito terriccio per 
semine e trapianti e seguire i seminati 
- e poi le piantine - con moderatissime 
e ripetute irrigazioni (il terriccio non 
dovrà mai risultare bagnato) con acqua 
a temperatura ambiente. 

I tunnel poi andranno abbondante- 
mente arieggiati in modo da eliminare 




Anche i tunnel dove si producono 
piantine vanno abbondantemente 
arieggiati in modo da eliminare lei 
condensa che si forma al loro inter- 
no e abbassare la temperatura nelle 
ore più calde della giornata 



la condensa che si forma al loro interno 
e abbassare le temperature nelle ore più 
calde della giornata. Di regola le pianti- 
ne di pomodoro e melanzana con il 
pane di terra sono pronte per la messa a 
dimora nella terza decade di aprile 
(ugualmente facendo riferimento alla 
pianura padana). (Redazione) 

CORDOLI-CAMMINATOI 

PER DELIMITARE 

LE AIOLE DELL'ORTO 

Sul n. 1/2002 a pag. 26 abbiamo 
notato dei supporti per i tunnel in ce- 
mento, che svolgono anche la funzione 
di camminatoi; sareste così gentili da 
indicarcene il rivenditore? 

Chiara Gavasso 
Valdengo (Biella) 

1 cammina- 
menti tra le 
aiole sono sta- 
ti pavimentati 
con piastrello- 
ne (quadroni) 
in cemento re- 
cuperate da 
residui dì co- 
struzioni così 
come i cordo- 
li che delimi- 
tano le aiole. 
Questi mate- 
riali si trovano presso empori di pro- 
dotti per l'edilizia che trattano anche 
pavimentazioni per esterni e che pos- 
sono proporre diverse soluzioni per 
abbellire i percorsi del giardino e 
volendo anche dell'orto. Questi mate- 
riali vanno «affondati» su uno strato di 
sabbia perfettamente livellato e per il 
taglio è, in genere, necessario un flessi- 
bile. Prima di tutto però bisogna trac- 
ciare con la massima precisione i per- 
corsi aiutandosi prima con un disegno 
e poi con metro, o cordella metrica, 
picchetti in legno, spaghi. (Redazione) 




32 



ORTO 



VITA IN CAMPAGNA 5/2002 



FRUTTETO - VIGNETO 



Olivo: la messa a dimora 
e le cure colturali del primo anno 

Dopo aver ben preparato il terreno con una ripuntatura o un'aratura, 

si mettono a dimora preferibilmente piante autoradicate che offorno diversi vantaggi 

rispetto alle piante innestate. L'epoca di piantagione ideale cade a fine inverno-inizio primavera 

(in autunno solo nel centro-meridione) e da questo momento la piantina, dotata 

di sostegno, va seguita con attenzione per garantirne l'attecchimento e la prima crescita 



L'albero è un individuo immobile e 
quindi, durante la sua vita, non avrà 
certo modo di spostarsi per potersi col- 
locare in un ambiente diverso se quello 
in cui fu posto non è dei più adatti! 
Occorre dunque scegliere attentamente 
il terreno da destinare all'olivo, accer- 
tando prima di tutto che vi sia un per- 
fetto smaltimento dell'acqua in profon- 
dità (l'umidità stagnante nel terreno è 
infatti il nemico principale delle radi- 
ci); bisogna poi prepararlo in maniera 
adeguata, effettuare la piantagione con 
razionalità ed in epoca adatta e assicu- 
rare fin dall'inizio alla piantina le mi- 
gliori condizioni per un facile attecchi- 
mento ed un rapido sviluppo. 

L'epoca di piantagione. Trattandosi 
di un albero sempreverde e sensibile 
alle basse temperature, l'olivo può 
essere posto a dimora anche in autunno 
solamente nelle zone del centro e del 
meridione (la piantagione in autunno 
permette poi alla pianta di iniziare subi- 
to a vegetare attivamente non appena 
finisce l'inverno); nell'area del centro- 
nord, facilmente caratterizzata da basse 
temperature autunno-invernali, convie- 
ne invece effettuare l'impianto solo a 
fine inverno-inizio primavera per evita- 
re che, ad una certa sofferenza per la 
crisi di trapianto, si sommi l'eventuale 
offesa del freddo. 

LA PREPARAZIONE DEL TERRENO 
E LA MESSA A DIMORA 

Per un gruppo di olivi. Dopo esservi 
assicurati che non vi siano difficoltà di 
sgrondo naturale dell'acqua, dovrete 
effettuare una lavorazione profonda di 
tutta la superfìcie interessata all'impian- 
to, in modo da preparare un ambiente 
uniforme e favorevole allo sviluppo 
delle radici. Tenendo conto che gli ap- 
parati radicali degli olivi si sviluppano, 
con la maggior parte delle loro radici, in 
uno spessore di terra compreso tra la 
superficie del terreno e i 50-60 cm di 
profondità, la lavorazione dovrà giunge- 
re a quella profondità, meglio se la 
supererà di una decina di centimetri. 




L'impianto dell'oliveta presuppone 
l 'accurata preparazione del terreno 

Se doveste piantare un solo filare, la 
lavorazione dovrà sempre interessare 
una superficie piuttosto ampia, tenendo 
presente che le radici dell'albero adul- 
to si espanderanno per almeno 3-4 
metri di distanza dal tronco. 

In un terreno normale, uniforme, 
questa lavorazione può consistere in 
una ripuntatura effettuata con un rip- 
per, possìbilmente con passaggi incro- 
ciati, smuovendo il terreno in profon- 
dità. Se il terreno non fosse uniforme 



perché costituito da strati di diversa 
natura che conviene rimescolare, allora 
è preferibile un'aratura che raggiunga 
la stessa profondità e consenta appunto 
di rovesciare e rimescolare gli strati 
stessi. Dopo questa lavorazione prepa- 
ratoria ed una successiva di affinamen- 
to del terreno (per rompere le zolle 
sminuzzandole bene) basterà predi- 
sporre delle piccole buche, sufficienti a 
contenere l'apparato radicale della 
pianta da porre a dimora. 

Per uno-due olivi (oppure nel caso 
che non possiate fare entrare nel vostro 
terreno una trattrice). Vi conviene pre- 
parare una buca nel punto in cui dovre- 
te porre a dimora ogni pianta, realiz- 
zando in tal modo il cosiddetto «scasso 
a buche». Quanto più ampia sarà la 
buca, tanto meglio sarà per la pianta; in 
ogni caso la misura minima non 
dovrebbe essere inferiore a cm 80x80. 
Per quanto riguarda la profondità, la 
scelta dipende dalla natura del terreno; 
se questo è molto sciolto, basterà rag- 
giungere la profondità sufficiente a 
contenere l'apparato radicale della 



60-70 cm 




35 cm 









35 cm 




La messa a dimora. A-Piantagione di olivi su un terreno preparato con una 
lavorazione profonda su tutta la superfìcie (quando il terreno è pronto si predi- 
spongono delle piccole buche di dimensione sufficiente per contenere l 'apparato 
radicale). li-Piantagione con scasso a buche (si veda quanto detto nel testo); 1- 
Irfognatura realizzata con pietre e sassi, 3-strato di terreno concimato, 4-terra 
fine asciutta, S-ìerra che completa il riempimento della buca, 6-pane di terra 



VITA IN CAMPAGNA .VMIH2 



FRUTTETO -VIGNETO 



33 




L'apparato radicale di una pianta 
di olivo ottenuta da talea 

pianta o poco più, mescolando alla terra 
del fondo 7-8 kg di letame maturo; 
diversamente è bene scavare una buca 
profonda non meno di 80 cm e poi 
disporre sul fondo uno strato di pietre e 
sassi (pietre sul fondo e poi su di esse 
sassi sempre più piccoli) in modo da 
creare un drenaggio per l'acqua (non 
usate ramaglia o altro materiale che nel 
terreno prima o poi si distrugge poiché 
in questo caso verrebbe a mancare l'ef- 
fetto drenante). Questo drenaggio è 
particolarmente utile, altrimenti la buca 
può costituire un punto di richiamo per 
l'acqua che impregna il terreno circo- 
stante durante le piogge e determinare 
condizioni di asfissia per le radici. Lo 
strato drenante verrà poi coperto con 
terra e al di sopra di questa dovrà rima- 
nere lo spazio sufficiente per accogliere 
l'apparato radicale. 

La concimazione di fondo. In occa- 
sione della lavorazione preparatoria 
eseguita su tutta la superfìcie che ospi- 
terà l'oliveto, sarà conveniente - a 
meno che il terreno non sia già ricco dì 
sostanza organica - interrare del buon 
letame bovino maturo, in dose di 6-8 
kg per metro quadrato, ed eventual- 
mente dei concimi fosfatici e potassici 
nel caso che, per esperienza acquisita o 
in seguito ad un'analisi chimica del 
terreno, in questo risulti un'insufficien- 
te presenza di tali elementi nutritivi. 
Nel caso dello scasso a buche, e sem- 
pre che un'analisi del terreno non con- 
sigli diversamente, potranno essere 
mescolati alla terra che riempie la buca 
(curando che non vi sia però contatto 
immediato con le radici) un chilogram- 
mo di scorie Thomas- 16 e 0,5 kg di 
solfato di potassio-50. 

LA SCELTA DELLE PIANTE 

Oggi si preferisce porre a dimora 
piante autoradicate, cioè piante otte- 
nute da una talea (pezzo di ramo) e non 
piante innestate. Una pianta ottenuta da 



talea presenta infatti due vantaggi: 

- entra prima in produzione, poiché 
non è influenzata dal portinnesto pro- 
veniente da seme che potrebbe deter- 
minare, nella pianta innestata, un ritar- 
do nell'inizio della fruttificazione; 

- se a causa di un inverno molto fred- 
do tutta la parte aerea dell'albero 
muore, i polloni che rinascono dal 
pedale sono sicuramente della stessa 
varietà; se invece la pianta era innesta- 
ta, i polloni possono appartenere al 
portinnesto - di solito di tipo «selvati- 
co» - e quindi occorre procedere al 
loro innesto. 

Le piante ottenute da talea vengono 
oggi fornite da quasi tutti i vivaisti in 
vasi di plastica; al momento del tra- 
pianto è perciò possibile avere un 
apparato radicale intatto ed eseguire il 
trapianto stesso con facilità conservan- 
do ugualmente intatto il pane di terra. 

L'unico aspetto negativo delle pian- 
te ottenute da talea, specialmente se 
molto giovani, può essere rappresenta- 
to da una maggiore sensibilità alla sic- 
cità, rispetto ad un olivo innestato su 
una pianta ottenuta da seme, durante il 
primo-secondo anno dopo la piantagio- 
ne (hanno infatti un apparato radicale 
costituito da radici molto esili). Oc- 
corre perciò prevedere, a seconda del- 
l'andamento stagionale, la necessità di 
qualche irrigazione di soccorso. 

In generale conviene porre a dimora 
piantine molto giovani (con un fustici- 
no alto 80-120 cm, ben rivestito di 
rametti laterali) sia perché costano 
meno, sia perché subiscono una crisi di 
trapianto minore rispetto a piante di 
maggiore età. In queste ultime, special- 
mente se sono rimaste troppo a lungo 
nel contenitore, le radici possono 




Nel caso disponiate solo di piante 
innestate, piantatele (solo però se il 
terreno è sciolto) un po' più profon- 
de rispetto a quelle autoradicate, in 
modo che il punto di innesto risulti 
7-8 cm al di sotto de! livello del ter- 
reno (si determina, in questo modo, 
l'affrancamento dell'albero - vedi 
testo in questa pagina) 



essersi aggrovigliate nel pane di terra e 
più difficilmente riusciranno a diffon- 
dersi nel terreno dopo la piantagione. 

Nel porre a dimora l'olivo autoradi- 
cato, curerete che l'apparato radicale si 
mantenga alla stessa profondità che 
aveva prima o, tutt'al più, risulti solo di 
alcuni centimetri più profondo rispetto 
al livello del terreno del campo; infatti 
l'assestamento che il terreno lavorato 
subirà «trascinerà» la pianta un po' in 
basso. Se invece porrete l'apparato 
radicale molto più in basso di quanto 
abbiamo prima consigliato, l'assesta- 
mento della terra determinerà in segui- 
to una piantagione troppo profonda, 
tollerabile solo in un terreno sciolto; 
una piantagione profonda in un terreno 

A che tende al pesante può risultare 
dannosa perché porta le radici - 
che si erano sviluppate in vicinanza 
della superficie e quindi in una zona 
ricca di ossigeno - ad un livello in cui 
l'ossigeno è presente in misura minore. 
E poiché le radici, per il loro sviluppo 
e la loro funzionalità, richiedono pre- 
senza di ossigeno, la ridotta disponibi- 
lità di questo crea situazioni, almeno 
temporanee, di sofferenza. 

Nel caso che non riusciate a trovare 
piante autoradicate della varietà prefe- 
rita, ma solo piante innestate, allora 
potrete usare l' accorgimento, in un ter- 
reno sciolto, di porre la pianta un poco 
più profonda, in modo che il punto di 
innesto risulti 7-8 cm al di sotto del 
livello del terreno del campo. Così 
facendo, entro pochi anni facilmente la 
pianta si «affrancherà» (cioè emetterà 
radici al di sopra del punto di innesto) 
e, in pratica, si trasformerà in una pian- 
ta autoradicata. Se il terreno non è 
sciolto, ponete la pianta a profondità 
normale e coprite con tetra il fusto lino 
a una decina di centimetri sopra il 
punto di innesto, mantenendolo coper- 
to per alcuni anni. E facile anche in 
questo caso ottenere l'affrancamento. 

Per quanto concerne la scelta delle 
varietà vi rimandiamo alle considera- 
zioni fatte sul numero di marzo, per 
quel che riguarda la necessità dell'im- 
pollinazione incrociata, e al numero di 
aprile per la preferenza da dare alle 
varietà locali. 

L'APPLICAZIONE DEL SOSTEGNO 

Nei primi anni di vita l'olivo ha 
bisogno di un sostegno più o meno alto 
a seconda della forma prescelta e/o 
dell'altezza a cui si vuole formare 
l'impalcatura. 

Un sostegno posto a contatto con il 
tronco, specialmente se si tratta di un 
paletto di un certo diametro (per esem- 
pio un paletto di castagno) impedisce 
alla pianta di emettere rami da quella 
parte e quindi, almeno nei primi anni 



34 



FRUTTETO -VIGNETO 



VITA IN CAMPAGNA 5/2002 



® Al 








I-Se ponete a dimora una sola 
pianta con un paletto di sostegno 
piuttosto grosso, conviene 
interporre dei pezzi di legno o di 
polistirolo fra pianta e paio nei 
punti in cui la pianta viene 
assicurata al sostegno, in modo 
che ne risulti scostata di 4-5 cm. 
2-Nel caso applichiate un soste- 
gno sottile (canna di bambù) è 
necessario ancorarlo con un 
paletto robusto, inclinato. 3-Se 
ponete a dimora una fila di 
piante conviene applicare 
a ciascuna un sostegno 
leggero fissato in 
testa ad un filo 
robusto sostenuto 
da pali di legno 




di allevamento, la parte bassa della 
chioma può risultare squilibrata. 

Il problema si può risolvere nei 
seguenti modi: 

— se la pianta è una sola, si applica un 
sostegno rigido ma sottile (per esempio 
una canna di bambù) piantato in lerra a 
contatto con il fusto e ancorato al suolo 
con un secondo paletto più robusto, 
posto inclinato; 

- se invece si ha una fila più o meno 
lunga di piante, ad ogni olivo si applica 
il sostegno sottile, come detto sopra, e 
poi i vari sostegni sottili si ancorano in 
testa ad un filo robusto teso fra due 
pali posti ad una ventina di metri l'uno 
dall'altro. 

Tuttavia, se avete già in casa dei 
paletti piuttosto grossi, potrete utiliz- 
zarli purché abbiate l'accorgimento di 
interporre, tra il palo e l'olivo, in basso 
ed in alto, un pezzo di legno o di poli- 
stirolo che abbia più o meno lo spesso- 
re del palo, in modo da mantenerlo un 
po' scostato dalla pianta. 

LE CURE COLTURALI 

Dopo la piantagione, si dovrà segui- 
re l'olivo con cura durante il primo 
anno per favorirne l'attecchimento e la 

prima crescita. 

Di fondamentale importanza è non 
fargli subire gli effetti della siccità, che 
si verificano facilmente in una piantina 
che ha ancora poche radici e che posso- 
no essere provocati anche dalla concor- 
renza da parte delle erbe infestanti che 
crescono in vicinanza del tronco. 



Bisogna pertanto tenere il terreno circo- 
stante, per un raggio di almeno 50 cm, 
sempre libero dalle erbacce per mezzo 
di periodiche scerbature e, se non 
piove, intervenire con adacquature. 

Molto utili, per aiutare lo sviluppo 
delle piantine che stentano a riprender- 
si dopo la piantagione, possono risulta- 
re un paio di distribuzioni di azoto in 
primavera, ed eventualmente fino all'i- 
nizio dell'estate a seconda delle latitu- 
dini; una distribuzione più tardiva può 
A far correre il rischio di avere, in 
autunno, piante con vegetazione 
troppo tenera e perciò più soggette a 
subire danni da freddi precoci. Si potrà 




50 cm dal (ronco 



Un paio di leggere distribuzioni di 
azoto in primavera risultano utili 
per favorire lo sviluppo delle pian- 
tine (vedi testo in questa pagina) 



usare, tra inizio maggio e primi 
di giugno del nitrato ammonico- 
26 in dose di 30-50 grammi per 
pianta e per volta, spargendolo 
entro un raggio di circa 50 centi- 
metri ma non vicino alla base 
della pianta. Nel caso però che in 
quel periodo si abbia forte siccità 
e non sia possibile irrigare, è 
bene evitare questa concimazio- 
ne poiché si può correre il rischio 
di determinare nel terreno una 
concentrazione salina troppo 
forte che potrebbe danneggiare le 
radici disidratandole. 

Conveniente è la pacciamatu- 
ra - e questo vale anche per gli 
anni successivi - effettuata con 
erba grossolana ben pestata 
intorno al fusto. Questa paccia- 
matura, molto economica, lascia 
passare l'acqua di pioggia o di 
irrigazione ma impedisce lo svi- 
luppo delle erbe infestanti; inol- 
tre, andando incontro ad una 
progressiva umificazione, arric- 
chisce il terreno di sostanza or- 
ganica. Oppure si può ricorrere 
al polietilene nero o ai fiscoli 
(filtri in fibra vegetale o plastica) 
usati e dismessi dal frantoio. 

Molta attenzione deve essere dedi- 
cata agli eventuali succhioni che, appe- 
na individuati, devono essere eliminati. 
Se non è possibile farlo man mano che 
sorgono, si interverrà in settembre con 
un unico passaggio. 

A fine settembre-inizio ottobre un 
trattamento a base di rame (per esem- 
pio con poltiglia bordolese industriale- 
20 alla dose di 30-40 grammi per 10 
litri di acqua) favorirà un leggero 
«indurimento» della vegetazione e 
provvederà a difendere l'alberello da 
possibili attacchi fungini. Prima del- 
l'inverno può essere conveniente accu- 
mulare del letame paglioso attorno al 
piede della pianta per proteggerla dal 
gelo. Bisogna però ricordarsi, verso la 
fine dell'inverno, di scostare il letame 
dalla base della piantina, altrimenti si 

A potrebbero determinare danni 
pericolosi alla corteccia per una 
sorta di allessatilo provocata dal leta- 
me stesso. 

Giorgio Bargioni 

Puntate pubblicate. 

• L'olivo, pianta rustica e generosa condi- 
zionala dalle basse temperature (n. 
3/2002). 

• Varietà locali per un olivete di qualità (n. 
4/2002). 

• Olivo: la messa a dimora e le cure coltu- 
rali dei primo anno (n. 5/2002). 
Prossimamente. 

• Forme di allevamento, cure di coltivazio- 
ne, raccolta. 



VITA IN CAMPAGNA 5/2002 



FRl.'TTKTO • VIGNETO 



35 



Conosciamo meglio e combattiamo 
le diverse mosche della frutta 

Ci riferiamo a cinque specie diverse di mosche che attaccano le piante da frutto più note. In qusto primo 

articolo illustriamo la mosca mediterranea della frutta che può colpire molte specie (vedi 

tabellina qui sotto), la mosca delle ciliegie e la mosca del fico. Nel prossimo numero concluderemo 

la trattazione parlandovi della mosca del noce e della mosca dell'olivo 



Molti dei quesiti che ci giungono in 
redazione riguardano i danni arrecati 
alle produzioni frutticole più diverse 
da piccoli insetti (Ditteri) definiti con 
il nome generico di «mosche». Si tratta 
di danni anche gravi che i nostri lettori 
vorrebbero evitare ed è per tale motivo 
che in due articoli (il presente e quello 
che pubblicheremo sul prossimo nume- 
ro) vi illustriamo e insegnatilo a com- 
battere le mosche della frutta più peri- 
colose: vediamo in questo primo arti- 
colo le modalità di lotta contro la 
mosca mediterranea della frutta 
(Ceratitis capitata), la mosca delle 
ciliegie (Rhagoletis cerasi) e la mosca 
delfico (Silha adipata). 

LA MOSCA MEDITERRANEA 

DELLA FRUTTA 

(CERATITIS CAPITATA) 



Diffusione. La mosca 
mediterranea della frulla 
si presenta in modo ri- 
corrente in tutti i princi- 
pali comprensori fruttife- 
ri del Mediterraneo. 



Ciclo di sviluppo e danni. Questa 
mosca è tra gli insetti più dannosi in 
diverse coltivazioni (vedi tabellina in 
alto). Nei piccoli appezzamenti di 
carattere familiare le sue infestazioni 

A sono aggravate dalla presenza 
contemporanea di molti fruttiferi 
suscettibili che le garantiscono una 
continua riserva alimentare dalla tarda 
primavera all'autunno inoltrato. 

Agrumi. Le infestazioni colpiscono 



Le specie da frutto colpite 

Mosca mediterranea della frut- 
ta: agrumi (arancio, tangelo, cle- 
mentine, mandarino e pompelmo), 
pomacee (pero, melo), drupacee 
(pesco, albicocco, susino), actini- 
dia, kaki, fico, fico d'India, nespo- 
lo del Giappone. 

Mosca delle ciliegie: ciliegio. 

Mosca del fico: fico. 




gli agrumi soprattutto in autunno. Le 
femmine effettuano punture di ovide- 
posizione sull'epidermide dei frutti a 
partire dall' invai atura, cioè dal mo- 
mento in cui i frutti cominciano a 
maturare cambiando colore ed aumen- 
tando il proprio contenuto zuccherino. 
Le larve, biancastre, scavano quindi 
numerose gallerie nella polpa del frutto 
e lo rendono inservibile. Dove avviene 
la puntura, la buccia cambia veloce- 
mente colore e tende ad ingiallire pre- 
cocemente risaltando sullo sfondo ver- 
dastro dell'epidermide. In certi casi, 
come nelle clementine, i frutti cadono 
prematuramente a terra (talvolta anche 
solo per la semplice puntura che non 
dà seguito ad alcuna ovideposizione). 

Altri fruttiferi. Nel caso degli altri 
fruttiferi il frutto infestato si riconosce 
per le tracce di una piccola ferita in 
corrispondenza della quale la polpa 
sottostante finisce più tardi per imbru- 
nire e andare incontro a disfacimento. 



L'insetto compie diverse generazio- 
ni all'anno (6-7 al sud e 2-3 al nord) 
con popolazioni che raggiungono la 
massima densità a fine estate-inizio 
autunno. Le femmine depongono com- 
plessivamente alcune centinaia di uova, 
in piccoli gruppi, entro piccole ferite 
compiute nei fruiti con l'ovopositore. 
Le iarve a maturità abbandonano i frut- 
ti e si lasciano cadere al suolo per 
interrarsi e compiere la metamorfosi. 

Difesa. Contro questo temibile ditte- 
ro ci si può avvalere delle trappole gial- 
le a capannìna ('), almeno un paio per 
appezzamento, da disporre prima del- 
Finvaiatura per verificare in campo la 
presenza degli adulti (monitoraggio). 
Superando, per esempio negli agrumi, 
la cattura di 20 adulti per settimana e 
per trappola, vanno osservati diretta- 
mente i frutti per verificare la presenza 
di punture ma, per prevedere con una 
certa attendibilità la portata dell'infe- 
stazione, si deve comunque sezionare 
la ferita inferta sull'epidermide del 
frutto per cercare uova e larvettine con 
l'aiuto di una lente d'ingrandimento. 

# Nelle aziende a conduzione biolo- 
gica si possono impiegare preven- 
tivamente, per una cattura massaie, le 
trappole cromotropiche di colore giallo 
(') (una per pianta) innescate con esche 
proteiche idrolizzate (non classificalo) 
ed avvelenate con prodotti a base di 
deltametrina-2,8 (nocivo). Per un'effi- 
cace protezione biologica dalle punture 
della mosca ricordiamo anche la possi- 
bilità di insacchettare singolarmente 
ogni frutto con sacchettini di carta per- 




Mosca mediterranea della frutta. A sinistra: l'adulto della mosca è lungo circa 5 mm. Al centro: mele con polpa trasforma- 
ta in poltiglia in seguito all'attacco delle larve. A destra: arancia con una macchia sulla buccia intorno ed punto di ovidepo- 
sizione. Nel particolare: le larve (lunghe 7-8 min) si presentano come piccoli vermi bianco-giallastri 



VITA IN CAMPAGNA .S/2002 



FRUTTETO- VIGNETO 



37 




Mosca delle ciliegie. A sinistra: l'adulto, quasi interamente nero e lungo 3-5 min, presenta la ali anteriori attraversate da 
quattro bande trasversali di colore nero e le ali posteriori (trasformate in bilancieri) di colore giallo. Al centro: uovo 
(0,7x0,2 mm) deposto nella polpa di una ciliegia, A destra: aspetto dei frutti attaccati dalle larve; queste hanno forma coni- 
ca-allungata, con capo indifferenziato, sono lunghe 5-6 mm e hanno colore bianco-giallastro 



gamena autocostruiti, oppure, per 
poche piante ed a livello familiare, la 
disposizione sopra la chioma di una 
ampia rete a maglia fitta, ben stretta 
intorno al tronco, 

Per estesi appezzamenti non condotti 
in biologico si prevede l'uso di esche 
proteiche (non classificato) avvelenate, 
trattando sempre preventivamente ogni 
20 giorni in coincidenza con le prime 
punture. Le suddette esche vanno 
impiegate alla dose di 1 litro per 100 
litri di acqua con l'aggiunta di dimetoa- 
to-38 (nocivo) alla dose di 150 millilitri 
per 100 litri. Irrorate solo una parte 
limitata della chioma di un filare ogni 3- 
4 filari, nonché di tutti i filari ai bordi 
dell' appezzamento. 

In annate con forte infestazione, 
quando si supera il 2-3% di frutti infe- 
stati, la lotta va effettuata con finalità 
curative realizzando interventi a base di 
dimetoato-38 (nocivo) alla dose di 100 
millilitri per 100 litri, oppure fenitro- 
tion-25,5 (non classificato), alla dose di 
250 millilitri per 100 litri d'acqua. 



Considerato il grande numero di 
specie colpite dalla mosca, controllate 
sempre l'etichetta degli antiparassitari 
per verificare la registrazione sul frutti- 
fero che dovete trattare. 

Varietà che sfuggono in tutto o In 
parte all'attacco. Riescono a sfuggire 
in parte solo le varietà di pesco molto 
precoci (per esempio Maycrest) ed i 
mandarini tardivi. 

LA MOSCA DELLE CILIEGIE 
(RHAGOLETIS CERASI) 



Diffusione. La mosca 
delle ciliegie è diffusa 
soprattutto nelle zone 
meridionali, mentre in 
quelle settentrionali le 
sue infestazioni sono 
particolarmente temibili 




nelle aree collinari con altitudine intor- 
no ai 200-250 metri e sui versanti 
esposti a sud e a sud-est. 

Ciclo di sviluppo e danni. La mo- 
sca compie una sola generazione 
all'anno. L'inizio del volo degli adulti 
è sincronizzato con la maturazione dei 
frutti e avviene secondo le annate, le 
località e i versanti di esposizione, 
dalla metà di aprile alla metà di mag- 
gio (con le massime presenze in mag- 
gio). Gli adulti si nutrono di varie 
sostanze zuccherine (melata prodotta 
da afidi e cocciniglie, essudati, ecc.) e, 
raggiunta rapidamente la maturazione 
sessuale, nel volgere di alcuni giorni i 
maschi emettono un feromone che 
richiama le femmine, anche quelle che 
si sono già accoppiate da tempo. 

Avvenuta la fecondazione la femmi- 
na depone un uovo per frutto, entro 
una ferita compiuta con l'ovopositore, 
scegliendo i fratti che virano dal verde 
al giallo (fase dell'invaiatura). Il frutto 
in cui è avvenuta l'ovideposizione 
viene marcato con un feromone pro- 
dotto dall'intestino della femmina che 
ostacola nuove ovideposizioni nel 
medesimo frutto da parte di altre fem- 
mine. Ciascuna femmina depone 
mediamente 40-80 uova, talora un cen- 
tinaio nelle condizioni più favorevoli. 
La larva nasce dopo un periodo di 
incubazione di 6-12 giorni e completa 
lo sviluppo in 10-30 giorni, in funzione 



delle condizioni ambientali, quindi 
abbandona il frutto infestato e si lascia 
cadere al suolo per interrarsi e trasfor- 
marsi in pupa. In questo stadio rimane 
fino alla successiva primavera, ma può 
superare due o addirittura tre inverni. 

Le infestazioni sono favorite da 
giornate calde e soleggiate durante il 
periodo di volo degli adulti. In queste 
situazioni il danno può interessare una 
elevatissima percentuale di ciliegie o 
addirittura l'intera produzione, talora 
con presenza di più larve entro una sin- 
gola drupa. 

A L'incompleta raccolta dell'intera 
produzione può favorire lo svi- 
luppo delle popolazioni della mosca in 
quanto le ciliegie rimaste sulle piante 
permettono alle larve presenti in esse 
di completare lo sviluppo e di originare 
poi popolazioni di adulti nell'annata 
successiva. 

Difesa. Essendo il rischio d'infesta- 
zione variabile da un'annata all'altra e 
legato alla densità della popolazione 
della mosca, è opportuno verificare la 
presenza in campo degli adulti avvalen- 
dosi di trappole cromotropiche di colo- 
re giallo ('). Se vengono realizzate cat- 
ture di mosche, si può intervenire chi- 
micamente nella fase dell'invaiatura 
(viraggio di colore delle drupe dal 
verde al giallo) trattando l'intera parte 
aerea della pianta con dimetoato-38 
(nocivo) alla dose di 100 mi per 100 




Due trappole per il controllo dei voli delle mosche (monitoraggio) e per catture di 
adulti (a sinistra, trappola a capomàfia; a destra, trappola cromotropica gialla) 



38 



FRUTTETO - VIGNETO 



VITA IN CAMPAGNA 5/2D02 



litri d'acqua o con triclorfon-48, non 
classificato), alla dose di 200 grammi 
per 100 litri d'acqua. In alternativa al 
trattamento a tutta la chioma, si può 
ricorrere al trattamento localizzato di 
una parte della chioma esposta a sud o 
a sud-est con esca proteica (non classi- 
ficalo), alla dose di 60-100 mi per 10 
litri d'acqua ed avvelenata con tri- 
clorfon-48 alla concentrazione più 
sopra indicata. 

• Chi intende ricorrere ai soli pro- 
dotti ammessi in agricoltura bio- 
logica, deve effettuare il tattamento 
impiegando piretro naturale-4 (irritante 
o non classificato + esca proteica alle 
dosi di 100 grammi + 600-1,000 gram- 
mi per cento litri di acqua. Volendo 
addirittura evitare qualsiasi intervento 
chimico su piante dì ciliegio nei piccoli 
frutteti di famiglia si può ricorrere a 
catture di massa degli adulti della 
mosca utilizzando 2-3 trappole cromo- 
tropiche gialle per pianta, da appendere 
alla chioma sui lati maggiormente 
esposti al sole. 

Varietà che sfuggono in tutto o in 
parte all'attacco. Sfuggono di solito 
all'attacco della mosca le varietà pre- 
coci come Moreau, Burlat, Giorgia. 

LA MOSCA DEL FICO 
(SILBA ADIRATA) 



Diffusione. In Italia la 
mosca del fico è diffusa 
soprattutto nelle regioni 
meridionali, ma le sue 
infestazioni sono state 
riscontrate anche nel 
centro-settentrione. 



Ciclo di sviluppo e danni. L'in- 
setto compie fino a sei generazioni 
all'anno negli ambienti più favorevoli. 
Gli adulti si nutrono di sostanze zuc- 
cherine (melata secreta da cocciniglie 
viventi sul fico o su altre piante) o 
addirittura del latice prodotto dalla 
pianta e fuoriuscito da ferite accidenta- 
li di rametti o foglie. 

Le femmine depongono gruppetti di 
uova sotto le scaglie dell'apertura 
ombelicale dei fichi (l'apertura alla 
base del frutto), sia acerbi che maturi, 
anche di quelli già visitati da altre fem- 





Mosca del fico. A sinistra: l'adulto è una piccola mosca di. colore completamen- 
te nero, lunga circa 5 min. A destra: fico danneggiato dalle larve che sono di 
forma conica-allungata, di colore bianco crema, con capo indistinto, lunghe 5-7 
min a completo sviluppo 



mine, per cui in un solo fico possono 
venire deposte alcune decine di uova. 
Nei fichi acerbi le larve scavano galle- 
rie nei tessuti carnosi (ricettacolo) per 
poi abbandonarli a maturità aprendosi 
un foro e lasciandosi cadere al suolo 
ove si interrano a qualche centimetro di 
profondità per formare il pupario e tra- 
sformarsi poi nel nuovo adulto. 

I giovani fichi danneggiati si ricono- 
scono facilmente in quanto presentano 
uno sviluppo asimmetrico, con la parte 
meno sviluppata interessata da una 
colorazione più scura. Più tardi i fichi 
danneggiati presentano alcuni piccoli 
fori di fuoriuscita delle larve mature, 
quindi avvizziscono e cadono. Nei 
fichi in via dì maturazione le larve dan- 
neggiano invece gli elementi interni 
dell'infiorescenza, causandone il disfa- 
cimento. I fichi infestati, apparente- 
mente sani fino al momento in cui ven- 
gono aperti e riservano la sgradita sor- 
presa, si deteriorano in poco tempo e 
risultano, ovviamente, incommestibili. 

Difesa. Sulle varietà suscettibili e 
nel periodo di maggior rischio per la 
produzione, i danni possono essere 
contenuti abbassando la popolazione 
degli adulti. A tal fine si può ricorrere 
jgfc all'impiego di rami-esca irrorati 
\|£'Con esche proteiche idrolizzate 
(non classificato) avvelenate. A partire 
dalla metà di giugno vanno preparati 
piccoli fasci con germogli di fico e 
appesi, in numero di due o più (in fun- 
zione della dimensione della pianta), 
sul lato della chioma esposto a sud o a 







enzi 




e periodi in cui attuare la difess 










Mosca 


Gen. 


Feb. 


Mar. 


Apr. 


Mag. 


Giù. Lug. j Ago. 


Set 


ott. 


Nov. 


Die. 


Mosca mediterranea 
delta frutta 














































Mosca delle ciliegie 


























^^^ 






Mosca del Beo 



















































sud-est. Su questi fasci va poi spruzza- 
ta una sospensione di proteine idroliz- 
zate commerciali (ad esempio Nu-Lure 
della Bio Intrachem Italia), avvelenata 
con malation-40 (non classificato). La 
suddetta sospensione va preparata uti- 
lizzando 60 mi di proteine idrolizzale e 
20 mi di malation-40 per litro d'acqua. 
I rami-esca vanno spruzzati settimanal- 
mente con l'esca proteica avvelenata e 
rinnovati possibilmente ogni 15 giorni 
affinché possano conservare la loro 
capacità attrattiva per l'intero periodo 
di volo della mosca o di esposizione 
dei fichi ai suoi danni. 

I fichi raccolti che risultano infesta- 
ti non vanno abbandonati a terra, ma 
occorre interrarli in profondità o allon- 
tanarli in discarica. 

Varietà che sfuggono in tutto o in 
parte all'attacco. Il fico Dottato risul- 
ta immune; poco colpite sono le varietà 
Gentile, Bianco del Cilento, Columbro 
bianco, Brogiotto bianco, Rosso di 
Trani, S. Pietro e S. Giovanni. 

Salvo Mantella (mosca mediterranea della frutta) 
Aldo Pollini (mosca delle ciliegie e del fico) 

(') Le «trappole» possono essere richieste a: 

- Intrachem. Bio Italia - Via XXV Aprile, 44 

- 24050 Grassobbio (Bergamo) - Tel. 
03533531 3 - Fax 035335334; 

- Isagro Italia - Centro Uffici S. Siro - 
Fabbricato D - Ala 1 - Via Caldera. 21 - 
20153 Milano - Tel. 02452801 - Fax 
0245280350; 

- Kollant - Via C. Colombo, 7/7a - 30030 
Vigonovo (Venezia) - Tel. 049502855 - Fax 
049503589; 

- Rif 98 - Via A. del Verroechìo, 6 - 40138 
Bologna - Tel. e fax 05 16010174. 

Puntate pubblicate. 

• Conosciamo meglio e combattiamo le 
diverse mosche della frutta (n. 5/2002). 
Prossimamente. 

• Mosca del noce, mosca dell'olivo, 

CONTBOLLO INDIRIZZI AL 5-4-2002 I 



VITA IN CAMPAGNA 5/2(102 



TRI 1TTETO - VIGNETO 



39 



Risposte ai lettori 

LA FEIJOA VIENE APPREZZATA 

PER I FRUTTI E ANCHE 

PER LE SUE CARATTERISTICHE 

ORNAMENTALI 



Qualche anno fa ho messo a dimora 
nel mio frutteto-giardino una pianta 
comperata per le caratteristiche del 
suo fiore, che poi ha cominciato a fare 
dei frutti di colore verde come le foglie 
e di forma ovale. Vorrei avere delle 
informazioni sulla pianta, sui frutti (se 
sono commestibili) e sul loro utilizzo. 

Sergio Steffan 
Conegliano (Treviso) 

La pianta arbustiva coltivata dal let- 
tore è la Feijoa sellowiana, conosciuta 
come Guayabo del Brasile. Appartiene 
alla famiglia delle Minacce e infatti, 
osservando i fiori, si nota una notevole 
analogia con quelli del mirto. E una 
specie sempreverde apprezzata per le 
foglie eleganti, coriacee e argentate, 
soprattutto nella pagina inferiore. 

Da noi si coltiva senza difficoltà, 
almeno fin dove cresce l'olivo, e viene 
apprezzata per i graziosi fiori. 

Ma, oltre a questo, la feijoa viene 
coltivata anche nei frutteti e infatti i 
suoi frutti insoliti, perché di colore 
verde anche a maturità, contengono un 
succo di gradevole sapore; sono delle 
bacche di peso compreso tra 30 e 90 
grammi che maturano tardivamente, di 
solito a novembre, nel momento in cui 
iniziano a cadere a tetra. Questi frutti 
hanno un sapore particolare, non a tutti 
gradito, e tipicamente esotico; si pos- 
sono mangiare in vari modi, ma di soli- 
to si aggiungono alle macedonie o ai 
frullati di arance e pompelmi. 

La coltivazione della feijoa è stata 
trattata nel n. 2/96 a pag. 22 (chi è inte- 
ressato ad avere una copia può telefo- 
nare allo 0458009477, il prezzo è di 
euro 2,58 più euro 2.58 per le spese di 
spedizione). 

Piante di feijoa sono reperibili pres- 
so i seguenti vivai: 
- Azienda Agricola Persea - Frazione 




Frutti di feijoa. Il loro pesi 
varia tra 30 e 90 grammi 



so 




Fiori di Feijoa sellowiana 



Ciaixe - 1 8033 Camporosso (Imperia) 

- Tel. 0184294936 - Sconto «Carta 
Verde»: 10% fino al 31/12/2002 (non 
cumulatale con altre iniziative in corso); 

- Fili Ingegnali - Via O. Salomone, 65 

- 20138 Milano - Tel. 02580131 13 - 
Sconto «Carta Verde»: 10% fino al 
31/12/2002 (non cumulabile con altre ini- 
ziative in corso); 

- Vivaio Luciano Noaro - Via Vittorio 
Emanuele, 151-1 8033 Camporosso 
(Imperia) - Tel. 0184288225 - Sconto 
«Carta Verde»: 10% fino al 31/12/2002 
(non cumulabile con altre iniziative in 
corso). (Luciano Cretti) 

: CONTROLLO INDIRIZZI AL 8-4-2002 : 

FICHI SOFFERENTI 
PER SICCITÀ ESTIVA E... 

Nel mio frutteto familiare sono pre- 
senti pomacee, drupacee, viti e due 
piante di fico. Tutte le avversità che 
hanno interessato le mie piante fruttife- 
re sono state debellate, tranne quella 
relativa ai due fichi. Sono varietà bifere 
di tre anni di età, sulle quali non ho 
effettuato alcun trattamento. Dalla 
ripresa vegetativa sino a metà giugno 
tutto si sviluppa nella norma. Poi i fio- 
roni presenti appaiono disidratati; 
alcune foglie si macchiano di bruno 
mentre altre ingialliscono. Col trascor- 
rere del tempo anche i forniti, che nel 
frattempo si sono regolarmente formati, 
assumono un aspetto disidratato e alla 
compressione paiono vuoti all'interno. 
La cascola è molto limitata ma la pro- 
duzione risulta totalmente perduta. 

Antonio Toso 
S. Damiano (Asti) 

Il quadro sintomatologico rilevàbile 
nelle foto inviate è probabilmente lega- 
to a stati di stress idrico che si verifica- 
no nei mesi estivi. Trattandosi di piante 
di recente impianto, il loro apparato 
radicale non è ancora sufficientemente 
sviluppato e in grado di compensare 
adeguatamente le perdite di acqua per 
traspirazione. Questa situazione porta 
alla comparsa di appassimenti vegetati- 



Foglia di fico sofferente a causa 
di stress idrico 

vi, ingiallimenti e disseccamenti di 
ampie porzioni del lembo fogliare. 
Essa finisce per ripercuotersi negativa- 
mente anche sull'allegagione che, 
essendo incompleta, porta alla compar- 
sa di fichi irregolarmente sviluppati e 
disidratati. 

Ritengo che l'inconveniente sia tran- 
sitorio e destinato a scomparire nei 
prossimi anni in seguito al raggiungi- 
mento di un buon equilibrio tra l'appa- 
rato radicale e quello aereo. Nella pros- 
sima stagione vegetativa il lettore può 
ricorrere a 2-3 lavorazioni superficiali 
del terreno al fine di contenere le perdi- 
te per evaporazione dell'acqua che si è 
accumulata nel suolo durante l'inverno 
ed effettuare un paio di irrigazioni di 
soccorso se la stagione estiva decorre 
particolarmente asciutta. (Aldo Pollini) 

... ATTACCATI DA CEROPLASTE 

Quando parlate dei fico dite che è 
molto rustico e non ha bisogno di trat- 
tamenti. I miei fichi purtroppo da qual- 
che anno (la malattia si sta estenden- 
do) presentano, come potete vedere dai 
campioni allegati, le foglie annerite 
con tantissime pustoline e sui rami 
numerosi bottoncini rossi. Che malat- 
tia è? Cosa posso fare? 

Livio Iraldo 
S. Teresa di Gallura (Sassari) 

Le foglie inviate come campione 
sono infestate da un incredibile nume- 
ro di forme giovanili di Ceropìastes 
ruscì (ceroplaste del fico). Questa coc- 
ciniglia cerosa si riscontra frequente- 
mente sulle piante di fico ubicate nelle 
regioni meridionali e nelle isole, ma 
attacca anche altre specie arboree 

(agrumi, gelso, actìnklia, ecc.). Essa 
infesta soprattutto i rametti, formando 
talora densi manicotti. In seguito all'at- 
tacco le piante deperiscono e vengono 
imbrattate dalla melata, sulla quale si 
sviluppa la fumaggine. 

L'insetto svolge di norma una gene- 
razione all'anno, ma nelle zone litora- 
nee della Sicilia e della Campania ha 
due generazioni all'anno, con nascita 



40 



FRUTTETO .VIGNI TO 



VITA IN CAMPAGNA 5/2002 



k ì 





// Ceroplasti' delfico (lungo 5 mm), 
provoca il deperimento della pianta 

delle neanidi in maggio-giugno e dalla 
fine di luglio a tutto agosto-inizio set- 
tembre. Le femmine depongono me- 
diamente oltre un migliaio di uova, 
dalle quali nascono neanidi che colo- 
nizzano i rametti e la pagina superiore 
delle foglie, ma già dal mese di agosto 
le neanidi presenti sulle foglie si spo- 
stano sui rami. L'inverno viene trascor- 
so prevalentemente da neanidi di terza 
età o giovani femmine. 

Ali contenimento delle infestazioni 
è difficoltoso per il notevole 
grado di resistenza dell'insetto e per la 
mancanza di insetticidi specifici legal- 
mente consentiti sulle piante di fico. 

Dopo la caduta delle foglie è consi- 
gliabile rimuovere le incrostazioni 
della cocciniglia ricorrendo a un'ener- 
gica spazzolatura dei rami infestati con 
una comune spazzola di saggina. La 
difesa chimica può essere effettuata nei 
periodi di nascita delle neanidi (tra la 
produzione dei fioroni e dei forniti, 
cioè in luglio) con l'impiego di olio 
bianco estivo-80 (non classificato), alla 
dose di 150 grammi per 10 litri d'ac- 
qua. (Aldo Pollini) 

È LA MELA RENETTA GRIGIA 
DI TORRIANA 

Vorrei che mi indicaste il nome cor- 
rente e/o l'esatta designazione com- 
merciale della pianta dì melo del cui 
frutto allego alcune foto. Essa produce 
mele molto saporite e croccanti che 
assai raramente si trovano nei mercati. 

Fernando Chiappili 
Schio (Vicenza) 

In base alle foto spedite dal letto- 
re si è potuto verificare che la forma e 
la pezzatura del frutto, il colore della 
buccia (che evidenzia una rugginosità 
che copre tutta la superfìcie in modo 
uniforme), e il colore della polpa sono 
le caratteristiche dei frutti della varietà 
di melo «Renetta grigia di Torriana». 
Se le foto fossero state corredate da 
alcune informazioni relative all'epoca 
di raccolta e alla predisposizione alla 
lunga conservazione avremmo avuto 



una ulteriore conferma del nome della 
varietà. 

La Renetta grigia di Torriana è una 
vecchia varietà di melo originaria del 
Piemonte e precisamente della zona di 
confine tra le province di Cuneo e 
Torino. La varietà, che risulta ancora 
oggi coltivata, aveva registrato una 
notevole diffusione nella regione pie- 
montese fino alla metà del secolo scor- 
so. La pianta è mediamente vigorosa 
con la chioma compatta. La resistenza 
a! gelo invernale è elevata, come risulta 
buona la resistenza alla ticchiolatura. 

La produttività è elevata e la raccol- 
ta dei frutti (che pesano in media 150- 
160 grammi) si effettua a partire dalla 
seconda decade di ottobre. TI frutto 
presenta una buona predisposizione 
alla lunga conservazione che si protrae 
fino ad aprile in un ambiente naturale. 
I frutti di questa varietà si prestano 
egregiamente per la cottura. 

A La pianta è rustica; è affine ai 
diversi portinnesti ma è opportu- 
no non innestarla su M9 e similari in 
quanto evidenzierebbe uno sviluppo 
ridotto con uno scarso ancoraggio al 
terreno. 

Per realizzare una produzione rego- 
lare la pianta necessita di impollinazio- 
ne con le seguenti varietà: Commercio, 
Golden Delicious e Stark Spur. 

In un tempo non molto lontano, e 
nelle zone viticole della provincia di 
Cuneo ancora oggi, esisteva l' abitudine 
di immergere i frutti della Renetta gri- 
gia di Torriana in acqua piovana per 
prolungarne la conservazione e per 
favorire il rammollimento della polpa. 
In pratica le mele, dopo un perfetto 
lavaggio, durante il mese di novembre, 
vengono immerse nell'acqua piovana 
dentro un capace contenitore di plasti- 
ca o dentro un comune bigoncio (con- 
tenitore in legno da cantina). I frutti 
che galleggiano vengono mantenuti 
sommersi e il tutto viene conservato in 
un ambiente fresco, poco luminoso e 
non soggetto al gelo invernale. I frutti 
così trattati, dopo un periodo di 70-80 
giorni, presentano l'infrollì mento della 
polpa e vengono consumati appena 
estratti dall'acqua. 




la varietà Renetta grigia di Torriana 



In gennaio, febbraio e marzo i po- 
tatori dei vigneti delle Langhe (Piemon- 
te) si dissetano, durante il lavoro, con 
questi frutti. Nel mese di marzo, per ef- 
fetto dell'aumento della temperatura, 
nell'interno del frutto ha inizio una fer- 
mentazione che rende la polpa infrolli- 
ta leggermente frizzante. 

Queste varietà di melo possono 
essere acquistate presso: 

- Fratelli Gottero e Figli - Via 
Collegno, 51 - 10091 Alpignano 
(Torino) - Tel. 0119677054 - Fax 
0119783888; 

- Vivai Bassi Guido - Via M. Tonello, 
17 - 12100 Cuneo - Tel. 0171402149 - 
Fax 0171634351. 

- Vivai Fili Zanzi - Via Ravenna, 335 - 
44040 Fossanova San Marco (Ferrara) 

- Tel. 0532611 61 - Fax 053260028; 
(minimo 20 piante in assortimento). 
(Raffaele Bassi) 

: CONTROLLO INDIRIZZI AL fl-4-2002 : 

SUSINE CADUTE 

PRECOCEMENTE 

PER AVVERSE CONDIZIONI 

METEOROLOGICHE 

L'anno scorso all'inizio della sta- 
gione produttiva i miei susini avevano 
molti frutti. Questi però nell'arco di 
poche settimane sono diventati rossi e 
sono tutti caduti a terra. Quale malat- 
tia ha colpito le mie piante? 

Pietro Toffoli 
Gemona del Friuli (Udine) 

La cascola cui le susine sono andate 
incontro è da attribuire, presumibilmen- 
te, ad un aborto del seme. Questo feno- 
meno è legato ad anomalie che si verifi- 
cano durante il processo di fecondazio- 
ne o immediatamente dopo e che, 
impedendo il regolare sviluppo morfo- 
logico e fisiologico del seme, non per- 
mettono al fratto di svilupparsi regolar- 
mente e di giungere a maturazione. Se 
il fenomeno non si verifica sistematica- 
mente tutti gli anni, è probabile che sia 
da imputare ad avverse condizioni 
ambientali (basse temperature, piogge, 
vento, sbalzi di temperatura) verificate- 
si in fioritura o immediatamente dopo. 

Abbassamenti termici fino a valori 
prossimi allo zero durante la fioritura 
rallentano o arrestano la germinazione 
del polline impedendo in tal modo che 
la fecondazione avvenga prima della 
degenerazione dell'ovocellula. In ogni 
caso si formano frutti senza seme o 
con seme anomalo che vanno poi 
incontro alla cascola o che, pur giun- 
gendo a maturazione, hanno uno svi- 
luppo asimmetrico e presentano intor- 
no al nocciolo incompiuto una sacca 
con gomma e tessuti imbruniti. 



VITA IN CAMPAGNA filili 



FRUTTETO -VIGNETO 



41 



CAMPO 



Le cure colturali e la raccolta della soia. 
Coltivazione biologica e contributi relativi 

In primavera si interviene, se necessario, con il diserbo di post-emergenza. Nel periodo estivo 

l'irrigazione può essere determinante per la buona riuscita della coltura e occorre controllare gli attacchi 

del ragnetto rosso. In autunno non si deve ritardare eccessivamente la raccolta per non incorrere in 

perdite di prodotto. La coltivazione con il metodo biologico consente di percepire un contributo 

comunitario supplementare e di spuntare prezzi di mercato sensibilmente superiori 



Nella puntata precedente sono stati 
affrontati gli aspetti economici, la scel- 
ta della varietà e le prime fasi della tec- 
nica di coltivazione della soia. In que- 
sto articolo vengono descritte le cure 
colturali da effettuarsi nel periodo pri- 
maverile-estivo (diserbo di post-emer- 
genza, irrigazione e difesa fitosanita- 
ria), la raccolta e la vendita del prodot- 
to. Vengono inoltre fornite alcune indi- 
cazioni per la coltivazione biologica 
della soia, il cui prodotto è molto ri- 
chiesto dal mercato con quotazioni 
quasi doppie rispetto a quello conven- 
zionale. 

Le cure colturali 

IL DISERBO IN POST EMERGENZA 

Il controllo delle erbe infestanti rap- 
presenta uno degli aspetti più critici 
della coltivazione della soia. Esse infatti, 
se non efficacemente controllate, posso- 
no determinare forti riduzioni delle pro- 
duzioni o, nei casi più gravi (ma non 
rari ! ), la perdita totale del prodotto. 

Nelle colture convenzionali si ricorre 
a uno o più trattamenti con diserbanti: è 
possibile intervenire in pre-semina (nel 
caso di terreni inerbiti e se si opta per la 




Con il diserbo di post-emergenza è im- 
portante intervenire su infestanti ai pri- 
mi stadi di sviluppo perché più sensibili 
all'azione dell'erbicida, anche a dosi 
ridotte 



semina su sodo), in pre-emergenza (nel 
caso di terreni che negli anni precedenti 
hanno manifestato forti infestazioni) e 
in post-emergenza (in tutti gli altri casi 
o a completamento degli interventi di 
pre-semina e pre-emergenza). 

I prodotti e le dosi per il diserbo di 
pre-semina e di pre-emergenza sono 
già stati indicati nella puntata prece- 
dente. 

In post-emergenza si interviene con 
uno o due trattamenti seguendo le indi- 
cazioni riportate nella tabella qui sotto. 

I diserbanti indicati sono consiglia- 



// diserbo chimico 

della soia può 

essere effettuato 

con soli 

trattamenti in 

post-emergenza 

(cioè dopo 

la nascita 

della coltura 

e delle 

infestanti) 



ti, oltre che per la loro efficacia, per la 
bassa tossicità (classificati come irri- 
tante o non classificato); tutti i prodotti 
suggeriti sono inoltre consentiti dai 
disciplinari regionali di produzione 
integrata. 

L'IRRIGAZIONE 

Nelle prime fasi di sviluppo la soia 
può sopportare brevi periodi di carenza 
d'acqua senza riduzioni significative 
delle produzioni; dall'inizio della for- 
mazione dei baccelli al completamento 




Programma di diserbo in post-emergenza della soia 



Primo intervento 

da effettuare dopo circa 20-30 giorni 

dalla semina su infestanti ai primi 

stadi di sviluppo (massimo 4 foglie) 



■► Overtop 35 LC (0,6 litri per ettaro) 
+ Harmony (5 granimi per ettaro) + 
olio minerale (1 litro per ettaro) + sol- 
fato ammonico (4 kg per ettaro) 

oppure 

^ Dynam (60' grammi per ettaro) + 
Twinex (0,6 litri per ettaro) + bagnante (') 



Secondo intervento 

da effettuare dopo circa 20 giorni dal 

primo intervento solo in presenza 

di infestazioni di graminacee 

(sorghetta, giavone, ecc.) 



* Gallant Winner (1 litro per ettaro) 
oppure 

• Agii (1 litro per ettaro) 



(') Dare preferenza a questa miseela nel caso in cui dopo la soia sì coltivi la bietola. 



VITA IN CAMPAGNA 5/21)02 



45 




A sinistra. Sorghetta (Sorghum halepense). A destra. Farinaccio (Chenopodium 

album). Quest'ultima infestante è fra quelle di più difficile controllo nelle coltiva- 
zioni di soia 




Fase eli formazione dei baccelli fa sinistra) e di ingrossamento del seme fa destra): 
questo periodo è il più critico perché una eventuale insufficienza d'acqua determi- 
na una significativa riduzione della produzione 

dell' ingrossamento del seme si posso- 
no invece verificare sensibili decre- 
menti di produzione. Il bisogno d'ac- 
qua si rende visibile con l'appassimen- 
to e l'arrotolamento delle foglie; se 
questi sintomi si manifestano già nelle 
prime ore del mattino risulta necessa- 
rio intervenire con l'irrigazione. 

Utilizzando un impianto a pioggia 
vanno apportati 350-400 metri cubi di 




acqua per ettaro (35-40 mm, ovvero 
35-40 litri per metro quadrato). 

Le irrigazioni vanno sospese a svi- 
luppo ultimato dei baccelli che si ma- 
nifesta con l'inizio dell'imbrunimento 
degli stessi; interventi irrigui tardivi 

A possono determinare un ritardo 
nella maturazione del prodotto. 
Nel caso si ricorra ad impianti irri- 
gui a pioggia si possono comunque 
giustificare sul piano economico non 
più di due irrigazioni, 

LE AVVERSITÀ 
E LA DIFESA FITOSANITARIA 

La soia può essere attaccata da nu- 
merose malattie (fungine, batteriche e 
virali) nonché da parassiti animali (in- 
setti e acari). La difesa si basa su misu- 
re preventive e in particolare sull'ado- 
zione di adeguati avvicendamenti col- 
turali, alternando le oleaginose (soia, 
girasole e colza) con i cereali, e sul- 
l'impiego di semente controllata e cer- 
tificata a norma di legge. 

In alcune annate, caratterizzate da 
temperature elevate e scarsità di piog- 
ge, possono comunque verificarsi forti 
attacchi di ragnetto rosso (Tetranychus 
urticae), con gravi danni alla coltura. 
Se l'infestazione supera la soglia di 1-3 
ragnetti per foglia (si devono controlla- 
re almeno 100 foglie a partire dalla 
metà di giugno con cadenza settimana- 
le) è necessario intervenire con un trat- 
tamento acaricida utilizzando 1 kg per 
ettaro di Matacar (non classificato). Il 
trattamento acaricida deve essere effet- 
tuato entro la seconda decade di luglio; 
A interventi in epoca successiva 
hanno efficacia scarsa o nulla 
sulla limitazione dei danni alla coltura. 

In alternativa al trattamento chimico 
è possibile ricorrere al controllo biolo- 
gico con il lancio dell'acaro predatore 
Phytoseiulus persimilis già al supera- 
mento della soglia di 0,1-0,2 ragnetti 
per foglia (cioè 1-2 individui ogni 10 
foglie esaminate). 

Tra le avversità atmosferiche va ci- 
tata la grandine. Fino all'inizio della 



Irrigazione a pioggia della soia. Per 
l'alto costo dell'operazione è necessa- 
rio limitare gli interventi a non più di 
due neìl 'intero ciclo di coltivazione 



Particolare 

di una pianta 

di soia con un 

forte attacco 

di ragnetto 

rosso (nel 

riquadro 

in alto 

a sinistra, 

mm 0,5) 




46 



CAMPO 



VITA IN CAMPAGNA 5/2002 




A sinistra. L'inìzio dell'imbnmìmento dei baccelli segnala l'avvio della maturazione della soia: a questo punto vanno sospe- 
se le irrigazioni. Al centro. La coltura allo stadio ottimale per la raccolta. A destra. Raccolta con mietitrebbiatrice 



fioritura la soia può sopportare anche 
forti grandinate senza danni significati- 
vi sulla produzione; successivamente la 
coltura diventa invece sempre più sen- 
sibile a questa avversità. 

LA RACCOLTA AVVIENE 

TRA LA METÀ DI SETTEMBRE 

E LA METÀ DI OTTOBRE 

La soia raggiunge Io stadio ottimale 
per la raccolta nel periodo che indicati- 
vamente va dalla metà di settembre 
alla metà di ottobre. Tale operazione va 
comunque effettuata quando le piante 
risultano completamente defogliate e la 
granella ha raggiunto un'umidità tale 
{16-18 %) da non lasciarsi scalfire con 
l'unghia; dopo la trebbiatura perde 
ulteriormente umidità raggiungendo il 
valore ottimale per la conservazione e 
la commercializzazione (14 %). 

A Ritardando eccessivamente la rac- 
colta aumentano le perdite di pro- 
dotto: i baccelli, infatti, quando sono 
troppo secchi tendono ad aprirsi e a 
lasciar cadere i semi; inoltre se la granel- 
la è troppo secca è maggiormente sog- 
getta a rotture durante la trebbiatura. In 
questi casi è bene raccogliere alla sera o 
al primo mattino quando la rugiada fa 
aumentare l'umidità della granella. 

Per la raccolta si ricorre ad una 
comune mietitrebbia con testata da 
grano, opportunamente regolata. 

Le produzioni variano dai 30 ai 50 
quintali per ettaro in funzione dell'am- 
biente di coltivazione, dell'andamento 
stagionale e della varietà impiegata; 
nella pianura padana la produzione 
media è di circa 45 quintali per ettaro. 

©I residui colturali della soia la- 
sciati in campo dopo la raccolta 
vanno sfibrati e distribuiti omogenea- 
mente sul terreno. Essi costituiscono 
una importante fonte di sostanza orga- 
nica e di azoto a vantaggio delle coltu- 
re che seguono la soia nella rotazione, 
in particolare dei cereali. 



LA VENDITA DEL PRODOTTO 

Dopo la raccolta la soia viene gene- 
ralmente consegnata ai centri di raccol- 
ta di cereali e semi oleosi (gestiti da 
consorzi agrari, cooperative agricole o 
ditte private), che provvedono all'even- 
tuale essiccazione, all'eliminazione 
delle impurità, allo stoccaggio e alla 
vendita del prodotto. Presso questi cen- 
tri è possìbile, già prima della semina 
della coltura, sottoscrivere un contratto 
di vendita. 

Attualmente il prezzo della soia 
convenzionale è pari a 21-22 euro per 
quintale. 

La soia 
in coltura biologica 

• La tecnica di coltivazione biologi- 
ca della soia differisce da quella 
convenzionale per i seguenti aspetti; 

- impiego di semente biologica; 

- impiego di prodotti ammessi per la 
concimazione; 




Erpicatura di un ietto di semina pre- 
paralo anticipatamente per l'elimina- 
ZÌone delie erbe infestanti giù emerse 
(«falsa semina») 



- divieto di impiego di diserbanti. 

Per il reperimento di semente biolo- 
gica si consiglia di chiedere informa- 
zioni all'Elise (Ente nazionale sementi 
elette) ('); in caso di non disponibilità 
si deve richiedere, almeno 30 giorni 
prima della data di semina, la deroga 
allo stesso ente per l'utilizzo di semen- 
te convenzionale. Si ricorda che il regi- 
me di deroga termina il 31 dicembre 
2003; dopo tale data, salvo eventuali 
proroghe, si potrà utilizzare solo se- 
mente biologica. 

Per quanto riguarda la concimazione 
si consiglia di apportare, solo nei terre- 
ni poco fertili, 6-8 quintali per ettaro di 
un concime organico o organo-minerale 
a basso titolo di azoto (3-5 %), ammes- 
so in agricoltura biologica ( 2 ). 

L'aspetto certamente più critico 
della coltivazione biologica della soia è 
il controllo delle erbe infestanti. Innan- 
zitutto vanno rispettate alcune basilari 
misure preventive e in particolare: 

- l'adozione di una rotazione sufficien- 
temente articolata, includente se possi- 
bile il prato (ad esempio di erba me- 
dica); 

- la preparazione anticipata del letto di 
semina, così da consentire l'emergenza 
delle infestanti che vanno eliminate 
prima della semina (ai primissimi stadi 
di sviluppo) con uno o due passaggi 
con l'erpice strigliatore o con l'erpice a 
stella (rompicrosta) o con l'erpice a 
denti rigidi (è la cosiddetta tecnica 
della «falsa semina»). 

Si consiglia inoltre: 

- di ritardare la semina di 10-15 giorni 
rispetto alle colture convenzionali, così 
da ottenere una più veloce emergenza e 
un rapido sviluppo iniziale della coltu- 
ra e quindi un maggior effetto competi- 
tivo sulle erbe infestanti; 

- di utilizzare una seminatrice con in- 
terrila a 75 cm (come per il mais), così 
da aumentare la superfìcie lavorabile 
con la sarchiatrice. 

Dopo l'emergenza della coltura le 



VITA !N CAMPAGNA 5/2002 



CAMPO 



47 



erbe infestanti vanno eliminate con 

l'ausilio dell'erpice strigliatore o del- 
l'erpice a stella (rompicrosta) e con 
una o più sarchiature. Orientativamente 
si consiglia di effettuare: 




- un primo intervento con erpice stri- 
gliatore o erpice a stella (rompicrosta, 
vedi Vita in Campagna n. 4/2002, a 
pag. 44) dopo circa 15-20 giorni dalla 
semina (coltura con le prime due fo- 



Ne Ile coltivazioni 
biologiche per 
il controllo delle 
infestanti non si 
possono usare 
diserbanti e quindi 
sì deve ricorrere 
a misure 
agronomiche 
preventive e a 
mezzi meccanici. 
Nella foto: erpice 
strigliatore 
impiegato dopo 
l 'emergenza 
delle piantine 







Particolare di un terreno coltivato a soia, prima (a sinistra) e dopo (a destra) il 
passaggio con erpice strigliatore con effetto rompicrosta e diserbante 



Calendario dei lavori della soia in pianura padana 


Operazione 


Gen. 


Feb, 


Mar. 


Apr. 


Ma». 


Giù. 


Lug. 


Ago. 


Set. 


Ott. 


Nov. 


Die. 


Aratura 
o discissura 


























Concimazione 

pre-semina 


























Preparazione 
letto di semina 


























Semina 


























Diserbo di 
pre-emergenza 


























Diserbo di 
post-emergenza 


























Irrigazione 
































Difesa 
fltosanitaria 






























Raccolta 

































glioline e infestanti ai primissimi stadi 
di sviluppo); 

- un secondo intervento con erpice 
strigliatore o erpice a stella (rompicro- 
sta) dopo circa 10-15 giorni dal primo 
(coltura al 2° nodo e infestanti ai pri- 
missimi stadi di sviluppo); 

- un terzo intervento con sarchiatrice 
dopo 8-10 giorni dal secondo su infe- 
stanti ai primi stadi di sviluppo (2-4 
foglie). 

PREZZI E CONTRIBUTI 

Le produzioni della soia biologica 
non differiscono molto da quella con- 
venzionale se si è attuato un controllo 
efficace delle erbe infestanti. Il prezzo 
della soia biologica è invece quasi dop- 
pio (41-43 euro per quintale) rispetto a 
quello del prodotto convenzionale. 

Ricordiamo che le aziende che adot- 
tano il metodo di produzione biologica 
/gSv possono beneficiare di un contri- 
\5> buto supplementare, oltre al con- 
tributo «pac seminativi», stabilito dai 
Piani regionali di sviluppo rurale (Re- 
golamento Ce 1257/99). L'importo di 
tale contributo varia indicativamente da 
400 a 600 euro per ettaro in funzione 
della zona in cui ricade l'azienda (■'). 

Umberto Grigolo 

(') Ente nazionale sementi elette - Via F. 
Wittgcns, 4 - 20123 Milano - Tel. 02- 
8069161 - Fax 0280691649 - Sito internet: 
www.ense.it 

(-) In agricoltura biologica possono essere 
utilizzati solo i concimi ammessi ai sensi 
della Circolare del Ministero per le politi- 
che agricole e forestali (Mipaf) n. 8 del 13 
settembre 1999, pubblicata sulla Gazzetta 
Ufficiale della Repubblica Italiana n. 258 
del 3 novembre 1999. Per informazioni 
rivolgetevi all'Istituto sperimentale per la 
nutrizione delle piante - Via della Navicella 
2/4 - 00184 Roma - Tel. 067005413 - Fax 
06700571 1 - Sito internet: vvwvv.i snp.it - E- 
mail: allisnp@isnp.il 

(-') Per informazioni rivolgetevi ad una 
associazione agricola (Coldiretti, Confagri- 
eoltura, Cia, ecc.) o ad un tecnico agrario, 
oppure direttamente agli uffici agrari regio- 
nali o provinciali. 

Per l'esecuzione dei lavori 2002 consultate 
anche i supplementi bimestrali «i Lavori», 
rubrica Campo. 

Puntate pubblicate. 

• La coltivazione della soia: la semina e le 
prime cure colturali (n. 4/2002). 

• Le cure colturali e la raccolta della soia. 
Coltivazione biologica e contributi relativi 
(n. 5/2002). 

line 

: CONTROLLO INDIRIZZI AL 04 04-200S 



48 cai 



VITA IN CAMPAGNA 5/21KI2 



Risposte ai lettori 

L'INTERRAMENTO DEI RESIDUI 

COLTURALI DEI CEREALI 

RICHIEDE LA DISTRIBUZIONE 

DI UN CONCIME AZOTATO? 

Coltivo il farro sulla collina tosca- 
na e seguo sempre con attenzione gli 
articoli riportati sul supplemento de «i 
Lavori». In quello di luglio-agosto 
(supplemento al n. 7-8/2001, pag. 59) 
vi è scritto che «qualora si voglia 
interrare la paglia è opportuno trin- 
ciarla e distribuire sul prodotto trin- 
ciato un quintale per ettaro di urea-46 
per facilitarne la decomposizione e la 
relativa umificazione». Secondo un 
mio amico agronomo è invece inutile 
l'apporto di un concime che favorisca 
la decomposizione. Come stanno le 
cose? 

Renzo Bona 
Siena 

Sull'argomento esposto dal nostro 
lettore esistono orientamenti diversi: 
chi è convinto dell'utilità dell'interven- 
to e chi invece lo reputa non necessa- 
rio. Abbiamo perciò chiesto il parere a 
due nostri collaboratori: Pietro Fiore 
ed Umberto Grigolo, esperti di cereali- 
coltura. 

Risponde Pietro Fiore. Non è facile 
dare una risposta in quanto quello che 
avviene nel terreno è un processo 
abbastanza complesso influenzato da 
fattori esterni come la temperatura, l'u- 
midità e la capacità «biologica» del 
terreno. Da una parte non posso dar 
torto all'amico agronomo in quanto il 
terreno ha sempre una sufficiente dota- 
zione di azoto per umificare le paglie e 
i residui vegetali che si vanno ad inter- 
rare. Dobbiamo tenere presente co- 
munque che per poter svolgere questo 
lavoro i microrganismi del terreno sot- 
traggono per un certo periodo di tempo 
nutrienti al terreno, che poi vengono 
rimessi a disposizione (aumentati e 
migliorati) a processo ultimato. 11 
tempo che impiegano per compiere 
questo processo è variabile e dipende 
appunto dai fattori esterni sopra men- 
zionati. Nelle zone centro-meridionali 
nell'ultimo periodo estivo, per la man- 
canza di precipitazioni (lo scorso anno 
non è piovuto da giugno fino ai primi 
di settembre) e per le alte temperature 
del terreno, questi processi si sono 
estremamente ridotti. Il terreno risulta- 
va carente di umidità per tutti i 20-40 
centimetri influenzati dalla lavorazione 
e i residui interrati non potevano subire 
degrado. Nel contempo anche durante 
il periodo invernale, a causa delle 



basse temperature, l'attività microbica 
del terreno è stata ridotta, pertanto 
avremo disponibili i nutrienti solo a 
primavera inoltrata. Questo fatto non 
provocherà alcun problema alla coltura 
se avremo effettuato una corretta rota- 
zione e se al cereale seguirà una coltu- 
ra da rinnovo come mais, girasole o 
barbabietola. Per queste colture infatti 
è più importante, almeno inizialmente, 
l'effetto «starter» del fosforo e solo 
successivamente sarà importante l'azo- 
to. Quando ci troviamo di fronte ad 
avvicendamenti estremamente sempli- 
ficati, o peggio ancora quando è con- 



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l residui colturali vanno interrali nei 
primi 25-30 cm dove si instaurano le 
condizioni ideali per la loro decompo- 
sizione 

suetudine ringranare per anni, la 
momentanea sottrazione di azoto sopra 
accennata cade in una fase estrema- 
mente delicata del cereale, che è l'ini- 
zio della levata, quando la coltura è 
impegnata a produrre molta massa 
verde e di conseguenza ha bisogno di 
tutto F azoto disponibile. Con una cor- 
retta concimazione potremo sicura- 
mente superare questi inconvenienti, 
ma il nostro lettore tenga presente che 
le concimazioni primaverili in copertu- 
ra sono facilmente dilavabili special- 
mente nei terreni in pendenza. Per- 
tanto, considerato il basso costo e la 
facilità dell'intervento, oltre alla grossa 
quantità di paglie e di residui vegetali 
che rimangono dopo la coltivazione del 
farro, in base alle esperienze avute sul 
campo si può ritenere utile utilizzare 
dell'azoto (ad esempio urea-46) per 
facilitare la decomposizione della 
paglia. 

Risponde Umberto Grigolo. I resi- 
dui colturali dei cereali (stocchi di 
mais, paglia di frumento, ecc.) sono 
molto poveri di azoto, elemento essen- 
ziale per la crescita e la moltiplicazio- 
ne dei microrganismi terricoli che sono 
responsabili della decomposizione 
della sostanza organica che viene 



apportata al terreno. Per facilitare tali 
processi in passato si riteneva quindi 
opportuno arricchire di azoto i residui 
colturali dei cereali attraverso l'appor- 
to di un concime azotato, in genere 
urea considerato il suo basso costo. 

Numerose sperimentazioni condotte 
presso i più qualificati centri di ricerca 
agronomica del nostro Paese, anche 
nell'ambito del progetto Panda (Pro- 
duzione agricola nella difesa dell'am- 
biente), promosso dal Ministero per le 
politiche agricole e forestali, hanno 
messo in evidenza l'inutilità di tale 
pratica. L'azoto necessario per la vita 
dei microrganismi viene infatti fornito 
dal terreno e successivamente ceduto al 
medesimo con la mineralizzazione 
della sostanza organica. L'apporto di 
urea sui residui colturali, oltre che 
essere una pratica inutile sotto il profi- 
lo agronomico, può determinare un 
sensibile incremento della frazione di 
azoto che viene dilavata e che va ad 
inquinare le falde acquifere, determi- 
nando quindi un danno ambientale. Le 
suddette sperimentazioni hanno inoltre 
confermato la validità dell'interramen- 
to dei residui colturali al fine de! man- 
tenimento di un adeguato contenuto di 
sostanza organica nel terreno, nonché 
l'importanza di trinciare i residui e di 
interrarli uniformemente nei primi 25- 
30 cm dove si instaurano le condizioni 
ideali per la loro decomposizione. 



Abbiamo riportato eccezionalmente 
questa diversità di opinioni espresse da 
due valorosi agronomi specializzati a 
livello professionale - trattazione quin- 
di fuori della linea di Vita in Cam- 
pagna - anche perché i nostri lettori 
«dilettanti» si rendano conto di quanto 
sia difficile l'agricoltura e quindi anche 
la sua corretta divulgazione. 

b® 1 Poiché tuttavia i lettori chiedono 
conclusioni e pareri definitivi, Vita in 
Campagna suggerisce di astenersi dal- 
lo spargimento dell'urea in fase di sot- 
terramento della paglia, pure negli 
ambienti del meridione. E ciò anche 
per confermare il nostro indirizzo di 
ridurre al minimo gli interventi chimici 
mantenendoli, sia pur contenuti, solo 
nel caso di accertate necessità ed elimi- 
nandoli nel caso di incertezze; nonché 
per osservare la regola, semplice e 
valida nella grande maggioranza dei 
casi, di non distribuire concimi azotati 
sul terreno nudo ma soltanto con vege- 
tazione in atto. Con i residui colturali 
possono comunque essere interrati fer- 
tilizzanti organici (letame, liquame, 
compost, ecc.) che facilitano la decom- 
posizione dei residui colturali. (Alberto 
Rizzotti) 



50 



VITA IN CAMPAGNA 5/2002 



PICCOLA MECCANIZZAZIONE 



La scelta del biotrituratore per riciclare 
i residui vegetali di piccole superfici 

I biotrituratori sono attrezzature che servono per sminuzzare rami, foglie e altri scarti vegetali. 

Con questi materiali triturati è possibile ottenere sostanze concimanti (compost) 

in tempi molto più brevi di quelli che sarebbero necessari se si lasciassero i rami interi. 

È molto utile anche il composter o compostiera 



La manutenzione e la pulizia delle 
aree verdi porta alla produzione di di- 
verse quantità di residui organici diffi- 
cili da smaltire. Tali residui, se trattati 
correttamente, potrebbero invece diven- 
tare un prodotto utile alle piante coltiva- 
te. Ecco perché, fra le possibili soluzio- 
ni, di sicuro interesse ci sembra quella 
che prevede di trasformare in compost 
tutti i residui organici prodotti. 

I biotrituratori adatti per il compo- 
staggio privato sono solitamente azio- 
nati da motori elettrici (1) o a scoppio 
(2) con potenza limitata variabile tra 
1 ,5 e 8 kW. Quelli elettrici hanno solita- 
mente potenze più contenute (1,5-3 
kW), sono silenziosi e non emettono 
gas di scarico; per l'impiego in zone do- 
ve non è disponibile una presa di cor- 
rente elettrica sono necessari i modelli 
con motore a scoppio che sono solita- 
mente più potenti (3-8 kW). 

VALUTATE I DIVERSI SISTEMI 
DI TAGLIO 

Per la triturazione (cippatura) di ra- 
mi più grossolani si possono utilizzare 
biotrituratori dotati di un'apertura incli- 
nata (3) in modo tale da far arrivare i ra- 
mi con la giusta angolazione rispetto al- 
la lama tagliente. Mentre avviene il ta- 
glio il materiale 6 mantenuto fermo da 
sistemi di arresto che possono essere in 
materiale plastico o in lega di metallo (è 
lo stesso sistema che impedisce il con- 
tatto delle marti con le parli iaglienii-4). 

Per la suddivisione (sfibratura) di 
rifiuti voluminosi e più teneri come 
Fiori recisi, ortaggi, grandi quantitativi 
di fogliame e rami sottili di cespugli e 
alberi si devono utilizzare biotrituratori 
dotati di ampie aperture dì carico (5), 
con sistemi per ridurre le vibrazioni, 
isolamenti acustici per limitare la rumo- 
rosità e apparato di taglio costituito so- 
litamente da più taglienti (6). 

Le ditte costruttrici propongono sia 
modelli separati per uno solo dei casi 
sopra prospettati sia modelli multiuso, 
solitamente di dimensioni maggiori, 
provvisti di sistemi di taglio che posso- 
no ruotare in senso orario o antiorario, 
permettendo così lo sminuzzamento di 






residui più o meno morbidi e più o me- 
no sottili. Grazie al sistema «bifunzìo- 
nale» (7) vengono riunite in una sola at- 
trezzatura le tecnologie della cippatura 
e della sfibratura. Con un senso di rota- 



zione (sìnistro-A) i coltelli sminuzzano 
il materiale meno consistente, trasfor- 
mandolo in materiale sfibrato; con l'al- 
tro senso di rotazione (destro-B) ì col- 
telli cippano il materiale più grossola- 



VITA IN CAMPAGNA S«>[)2 



PICCOLA MECCANIZZAZIONE 



51 





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Compostaggio: l'importanza dei composter 

Un accessorio utile alla produzione di compo- 
st (') è il contenitore del materiate chiamato 
composter (o compostiera), che permette di 
creare un ambiente adatto alla decomposizio- 
ne dei materiali vegetali sminuzzali. 
Sì tratta solitamente di un contenitore provvi- 
sto di coperchio con dei fori sulle pareti che 
permettono la circolazione dell'aria e l'uscita 
dell'acqua in eccesso. Sul fondo si trova un 
grigliato in acciaio zincato che protegge dai roditori ma lascia passare i lom- 
brichi e i microrganismi utili ai fìtti della decomposizione. 
Il materiale solitamente utilizzato per la costruzione è quello plastico, ma in 
alcuni casi si usa anche il legno trattato con prodotti antimuffa, 
fi prelievo del prodotto finale viene facilitato dagli elementi che costituiscono 
le pareti, sganciabili singolarmente; il coperchio ribaltabile serve anche a 
proteggere dalle piogge eccessive e dall'essiccazione. 




no, trasformandolo in fettine di legno. 

Il doppio senso di rotazione talvolta 
è utile anche per liberare l'apparato di 
taglio da eventuali intasamenti delle la- 
me dovuti a parti in legno più dure. 

In alcuni modelli, poi, sono presenti 
sistemi a doppia camera di taglio (8) in 
cui si trovano due gruppi di lame - uno 
superiore e uno inferiore - che consen- 
tono di limitare gli intasamenti e l'usu- 
ra delie lame stesse. 

ALCUNI ALTRI ASPETTI 
PARTICOLARI 

Poiché solitamente questa attrezza- 
tura è spostata a mano, le ruote dovreb- 
bero essere di grosso diametro per per- 
mettere il superamento dì ostacoli o di- 
slivelli del terreno (9); un aspetto da 
non trascurare è anche la disposizione 



dell'impugnatura per il trasporto che 
dovrebbe essere collocata in posizione 
favorevole per l'operatore e magari 
rientrante in modo da occupare meno 
spazio. 

Alcuni biotrituratori brillano per la 
particolare silenziosità (meno dì 84 de- 
cibel) perché dotati di un particolare si- 
stema di taglio (10) nel quale il mate- 
riale da sminuzzare viene trascinato au- 
tomaticamente e senza contraccolpi da 
un rullo portafrese, a rotazione lenta, 
contro una piastra di controspinta. 

Per rendere più semplice l'uso del 
biotrituratore gli elementi di comando 
(11) sono solitamente conformati in 
modo tale da poter essere azionati age- 
volmente anche con i guanti da lavoro. 

Un altro aspetto che rende più fun- 
zionale l'uso di questa attrezzatura è la 
possibilità di abbinare il biotrituratore 



con un contenitore in cui far confluire il 
materiale triturato (12); questo acces- 
sorio evita l'uso di altri contenitori che 
spesso si rivelano poco adatti. 

Arnaldo Zen ti 

I biotrituratori (e anche i composter) sono 
prodotti e commercializzati da moltissime 
ditte e sono facilmente reperibili presso i 
principali rivenditori di macchine e attrez- 
zature per l'agricoltura e presso molti em- 
pori di prodotti agricoli, nonché nei più 
riforniti garden center. Il costo orientativo 
di queste attrezzature oscilla tra i 200 euro 
(per i modelli elettrici più semplici) e gli ol- 
tre 1 .000 euro (per i più potenti modelli con 
motore a scoppio ) . 

(') Riguardo all'uso del compost si rimanda 
a! fascicolo bimestrale de «i Lavori» - rubri- 
ca «Orto» - capitolo «Utilizzo del compost». 



52 



l'H COLA MKCCANlZZAZlONIi 



VITA IN CAMPAGNA 5/2002 



PICCOLI ALLEVAMENTI 




Razze locali di avicoli: il pollo Ancona 

Iniziamo con questo articolo a illustrarvi alcune razze meno conosciate di avicoli che riteniamo però 

ideali per l'allevamento rurale per le loro caratteristiche di rusticità. Il pollo Ancona, che 
vi proponiamo per primo, ha il pregio di essere estremamente adattabile all'ambiente di allevamento 

Il pollo Ancona - conosciuto anche 
come «anconetano» - è una razza italia- 
na tipica dell'area marchigiana. In am- 
bito locale questi polli sono chiamati 
anche «cucete» per il piumaggio simile 
a quello del cuculo. 

ALCUNI DATI STORICI 

La razza, parente stretta delle Li- 
vornesi e della Valdarnese, deve i! suo 
nome alla città di Ancona. Dal porto di 
questa città, nel 1 880, un gruppo di que- 
sti polli raggiunse l'Inghilterra. Gli alle- 
vatori inglesi, cultori delle razze da 
esposizione, si innamorarono ben presto 
di questo pollo per la particolarità del 
suo piumaggio nero brillante macchiet- 
tato di bianco. Ma anche nel nostro 
Paese la razza è stata oggetto di studio e 
selezione. Nel 1958 l'Ente del Fucino 
istituì ad Avezzano un progetto per la 
selezione e diffusione di soggetti eli raz- 
za Ancona; in queste prove la razza di- 
mostrò una notevole capacità produttiva 
sia nel periodo febbraio-marzo, durante 
il quale le temperature minime scendo- 
no sotto le zero, sia nel periodo prima- 
verile-estivo. quando le temperature so- 
no elevate. 

IL SUO ASPETTO 

L'Ancona è una tipica razza mediter- 
ranea con cresta semplice a cinque pun- 
te con il lobo posteriore ben sviluppato 
e distaccato dalla regione 
del capo (vedi foto qui a 
fianco). Il becco è 
giallo, le zampe sono 
.' forti, di lunghezza me- 
dia e colore giallo; a 
volte possono essere 
macchiate di verde (è 
possibile infatti che ci siano 
stati, in origine, degli incroci con la miti- 
ca razza toscana Valdarno nera caratte- 
rizzata da tarsi verdi). 

Piumaggio. Presenta un piumaggio 
di colore nero verdastro lucente; su una 
parte variabile di esso (dal 20 al 50%) 
sono presenti delle macchie biancastre a 
forma di «V». Le penne principali della 
coda (le timoniere) e delle ali (le remi- 
ganti primarie e secondarie) presentano 
le estremità bianche. Il sorto piuma è di 
colore ardesia scuro. 




Peso. Il gallo raggiunge i 2,7-2,9 kg 
di peso, mentre la gallina pesa 2,3-2,5 
kg. Il galletto pesa 2,5 kg e la pollastra 
circa 2 kg. 

I SUOI PREGI 

Si tratta di una razza ideale per valo- 
rizzare produzioni di nicchia o tipiche 
come lo potrebbero essere, nelle Mar- 
che, quelle delle aree protette del Parco 
Naturale del Conerò e del Parco Nazio- 
nale dei Monti Sibillini. Tra l'altro, 
F Ancona è una razza molto rustica, leg- 
gera, in grado anche di volare (in assen- 
za di pollaio dorme sugli alberi). Può es- 
sere allevata negli ambienti climatici più 
diversi ed è precoce (cioè entra presto in 
produzione); inoltre, come già eviden- 
ziato, la sua produzione non risente del 
cambio di stagione. 

,jg|& È senz'altro una razza ideale per le 
^5?-' produzioni di tipo biologico e il 
suo allevamento è consigliabile nelle 
zone montane dove le condizioni clima- 
tiche richiedono una spiccata rusticità. 

La produzione di uova. Rispetto alle 
altre razze rustiche produce uova a mi- 
nor costo, essendo in grado di utilizzare 
anche alimenti scadenti e pascoli pove- 
ri. Può raggiungere le 300 uova all'anno 
(in situazioni ottimali di selezione e al- 
levamento) del peso medio di 60-70 
grammi. 

La produzione di carne. E legger- 
mente più pesante della Livornese e pre- 
senta carni di gusto anche migliore; 
l'epoca di macellazione ideale è intorno 
alle 12-14 settimane di vita. 



Ricordiamo che il pollo Ancona può 
senz'altro essere allevato in purezza, ma 



za Ancona. A destra: i pulcini 

può anche essere utilizzato con vantag- 
gio per ottenere incroci (femmina di 
Ancona con gallo di altra razza) dotati 
dì ottime caratteristiche produttive. 

DOVE SI ACQUISTA 

Civiltà Contadina (Associazione na- 
zionale per la valorizzazione del mondo 
rurale) ha avviato un progetto per la tu- 
tela della razza Ancona e provvede an- 
che alla distribuzione di animali; per 
informazioni: Tenuta Acquafredda - 
Roma - Tel. 3391528247 (Renaldo 
Fasanaro). 

Pulcini di razza Ancona possono es- 
sere acquistati anche presso: 
—Avicola Biodinamica - Via Fantoli, 10 
-20138 Milano -Tel. 0258013 181 -Fax 
0258027535 (sede legale). Allevamen- 
to: Località Colle di Mezzo - 00051 Al- 
lumiere (Roma); 

- Università degli Studi di Perugia - 
Dipartimento Scienze Zootecniche - 
Borgo XX Giugno, 74 - 06100 Perugia 

- Tel. 0755857104 - Fax 0755857122. 

Maurizio Ardititi 

Puntate pubblicate. 

• Pollo Ancona (n. 5/2002). 
Prossimamente, 

• gallina Bianca di Saluzzo, anatra Kaki 
Campbell, faraona Camosciata, oca Padovana, 
anatra Gcrmanata, gallina Bionda Piemontese, 
gallina Padovana, tacchino Comune, faraona 
Lilla, oca Romagnola, pollo Robusta Ma- 
culata, anatra Mignon, gallina Ermellinata di 
Rovigo, gallina di Polveiara, lacchino lii mcl- 
linalo, faraona Paonata, pollo Robusta 
Lionata, oca Veneta, anatra Pechino, gallina 
Livornese, gallina Siciliana, pollo Valdarnese 
Bianca, gallina Vicentina. 

f CONTROLLO INDIRIZZI AL 9-4-2002 I 



VITA IN CAMPAI INA 5/2002 



PICCOLI Al I K\ VMEN'I I 



55 



Elicicoltura: la raccolta delle chiocciole 
e la difesa dalle principali avversità 

Dopo aver correttamente impostato l'allevamento è giunto il momento della raccolta, operazione 

che dovrete condurre in modo razionale, provvedendo subito dopo alla 

spurgatura delle chiocciole. Oltre alle operazioni stagionali di gestione dell'allevamento (che 

riassumiamo in un sintetico promemoria) è importante, per ottenere una produzione 
valida anche dal punto di vista quantitativo, difendere le chiocciole dalle principali avversità 



Il piccolo allevamento di chiocciole 
la cui realizzazione state seguendo in 
questa serie di articoli - a partire dalla 
preparazione del terreno per passare al- 
la costruzione dei recinti, all'introduzio- 
ne dei riproduttori e alla gestione delle 
essenze alimentari - è ormai a pieno re- 
gime e stagione per stagione si deve ora 
eseguire tutta una serie di lavori (vedi 
promemoria a pag. 58) per portare al 
consumo diretto e/o alla vendita le 
chiocciole mature. 

LA RACCOLTA 

La raccolta delle chiocciole bordate 
(sessualmente mature) e di taglia com- 
merciale è il naturale raggiungimento 
del risultato dell'elicicoltura. 

Ognuno dovrà fare la sua scelta sulle 
modalità migliori per la raccolta: scelta 
condizionata anche dal tipo di vendita 
che si vuole affrontare: 

- se si decide di vendere piccole partite 
al minuto, si deve passare al mattino 
lungo le reti e raccogliere i soggetti che 
stanno camminando in quella zona; 

- se invece si decide di vendere tutta la 
produzione si entra direttamente nel re- 
cinto, dopo un'abbondante irrigazione o 
in un giorno di pioggia, e si raccolgono 
tutti i soggetti presenti. 

L'importanza della spurgatura: ter- 
minata la raccolta è necessario spurgare 
il prodotto. Ciò consiste nel far elimina- 





le chiocciole bordate (cioè con bordo 
evidente al margine del guscio - vedi 
freccia) sono pronte per la vendita e 
quindi possono essere raccolte (nella 
foto: chiocciole opercolate) 




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A-gahbia nella quale sono state introdotte le chiocciole subito dopo la raccolta per 
favorire la spurgatura. Ti-sacchi di chiocciole pronte per la vendita; i soggetti so- 
no ben spurgati e quindi non si muovono (in queste condizioni possono mantener- 
si integre fino a due mesi), C-cartoni adatti per il trasporto delle chiocciole vive 



re alle chiocciole l'acqua in eccesso e le 
deiezioni. Naturalmente senza questa 
operazione il peso è certamente mag- 
giore, ma le possibilità di poter conse- 
gnare un prodotto vivo ed in buono sta- 
to si riducono notevolmente. 

Il sistema migliore per compiere 
questa operazione è quello di mettere le 
chiocciole appena raccolte in cassette di 
legno o in gabbioni di rete, dove gli ani- 
mali possano circolare liberamente. 
Dopo cinque giorni, i soggetti sono or- 
mai fermi e quindi potrete prelevarli, fa- 
re la cernita per pezzatura e mettere nei 
sacchi o nelle casse per la vendita. 
Ricordate che questo prodotto, tenuto in 
locali ben aerati, freschi e non esposti al 
sole, sì conserva integro per diversi gior- 
ni (anche fino a due mesi). 

Le chiocciole spurgate si distinguono 
da quelle importate che sono spesso te- 
nute in casse dove l'umidità e le deie- 
zioni producono fermentazione e quindi 
i soggetti sono spesso destinati a morte 
e comunque ad avere un cattivo gusto 
delle carni. 

LA DIFESA 

L'allevamento va protetto dalle prin- 
cipali avversità e dai nemici che ne insi- 
diano la produzione. Qui di seguito vi il- 
lustriamo i principali e vi forniamo al- 
cuni consigli per la difesa. 

Condizioni atmosferiche. Chiun- 
que sia abituato a coltivare la terra met- 
te in conto gli imprevisti meteorologici. 
Grandinate, abbassamenti improvvisi di 
temperatura, nevicate, periodi di caldo 
prolungato, vento caldo estivo sono gli 
imprevisti che fanno la differenza di 
produzione tra un anno e l'altro. Queste 
avversità non possono essere previste e 
prevenute, ma i danni maggiori avven- 
gono in allevamenti tenuti in modo pre- 
cario. Se la chiocciola vive in un am- 
biente idoneo (con terreno ben prepara- 
to, in recinti razionali, con vegetazione 
ben curata, ecc.), riuscirete a minimiz- 
zare gli inconvenienti causati dalle av- 
verse condizioni atmosferiche ('). 

Uccelli. I corvi, gli storni, i merli, i 
piccioni e i fagiani sono formidabili 
mangiatori di chioccioline. Non è però 
assolutamente consigliabile l'uso di reti 



56 



PICCOLI \! 1 I ' 



VITA IN CAMPAGNA 5/2002 



antiuccello da stendere sui recinti, poi- 
ché si diminuirebbe molto la deposizio- 
ne di rugiada ed i conseguenti cali di 
produzione sarebbero superiori ai danni 
provocati dagli uccelli stessi. Tenete 
conto che questi volatili scendono nei 
recinti quando la vegetazione è bassa o 
assente, mentre in caso di vegetazione 
ben curata si accontentano delle chioc- 
cioline fuggite nei passaggi determinan- 
do quindi una perdita ampiamente sop- 
portabile. 

Insetti, limacce, topi e talpe. Gli in- 
setti più dannosi sono i coleotteri terri- 
coli e in particolare gli Stafilinidi che ri- 
sultano i predatori specifici dei mollu- 
schi (attaccano le chiocciole mordendo- 
le nella parte posteriore del piede, lonta- 
no dalla testa dove il mollusco potrebbe 
difendersi emettendo una gran quantità 
di bava, invischiando l'insetto). For- 
tunatamente non sono in grado di vola- 
re e quindi di oltrepassare le recinzioni 
in lamiera stese lungo tutto il perimetro 
dell'allevamento (queste, dunque, costi- 
tuiscono un'ottima difesa preventiva). 
Le limacce attaccano direttamente le 
chioccioline mangiando loro il fegato. I 
topi si cibano direttamente delle chioc- 
ciole e quindi sono dannosissimi, men- 
tre le talpe risultano fastidiose perché 
con le loro gallerie permettono all'ac- 
qua di allagare i recinti e durante gli sca- 
vi possono disturbare la riproduzione 
del mollusco. Sia contro i topi che con- 
no le talpe le recinzioni in lamiera stese 
lungo tutto il perimetro dell'allevamen- 
to costituiscono un'ottima difesa pre- 
ventiva. 



Controllo di insetti, limacce, topi e 
talpe. In presenza di questi nemici del- 
le chiocciole si può effettuare la disin- 
festazione del terreno con prodotti ido- 
nei (Geovis, non classificato, o simili 
contro gli insetti; prodotti a base di me- 
taldeide, non classificato, contro le li- 
macce; esche idonee e/o trappole con- 
tro topi e talpe), tenendo conto che 
l'ideale è distribuirli nel momento in 
cui viene allestito l'allevamento, dopo 
aver costruito la recinzione perimetra- 
le esterna in rete zincata, ma prima del- 




Un piccolo allevamento razionalmente condotto. In condizioni come queste è più 
facile ottenere risultati economici apprezzabili e controllare con maggiore facilità 
la eventuale presenza dei nemici naturali più pericolosi per le chiocciole (insetti 
Stafilinidi, limacce, topi, talpe) 




Stafilinide adulto (inni 24-30): insetto 
terricolo molto dannoso per le chioc- 
ciole 





Le limacce (cm 10-12) si nutrono di 
chioccioline; sono infatti «golose» del 
loro fegato 



"^ Queste sono le quattro specie 
di chiocciola adatte all'allevamen- 
to! A correzione dell'errore in cui 
siamo incorsi sul numero 2/2002, vi 
riproponiamo qui sopra la foto delle 
specie di chiocciola adatte all'alle- 
vamento con la corretta numerazio- 
ne: \-Helix aspersa, 2-Helix poma- 
tia, 3-Helix lucorum, 4-Eobania ver- 
ni iculata 




Topi (a sinistra) e talpe (al centro) arrecano danno all'allevamento soprattutto durante l'inverno quando scarseggiano le fon- 
ti ili cibo. A destra: ecco come si presentano le chiocciole rosicchiate dai topi per divorarne il contenuto 



VITA IN CAMPAGNA 5/2002 



PICCOLI U.I.K\ UH MI 



57 



Elicicoltura: promemoria dei principali lavori da fare 



Inverno 

Nel nord e centro Italia preparate i nuovi recinti che saranno seminali a metà 
febbraio. Se sono presenti topi effettuate la derattizzazione ('). Sostituite i palet- 
ti rotti e riparate eventuali strappi nelle reti. Raccogliete i gusci vuoti delle chioc- 
ciole morte l'anno precedente. 

• In gennaio piantate nella fila centrale dei recinti topinambur, bardana o car- 
ciofo; a fine mese ripulite i recinti contenenti chiocciole in letargo dai residui ve- 
getali dell'anno precedente. 

• Verso il 15 ài febbraio seminate gli spazi destinati alla riproduzione o allo sfol- 
timento delle chioccioline (poiché le temperature notturne del periodo sono basse 
queste semine vanno coperte con «tessuto non tessuto»). Controllate la eventuale 
presenza di insetti, limacce, topi e talpe e se necessario disinfestate il terreno ('). 

• In marzo diserbate i passaggi tra i recinti usando disseccanti a base di glifosa- 
te (non classificato) o in alternativa procedete a motozappature ripetute; appena 
avviene il risveglio procedete subito a distribuire l'alimentazione supplementa- 
re; scalarmente seminate 1" alimentazione supplementare; appena pronta la vege- 
tazione (8-10 cm di altezza) nei nuovi recinti di sfoltimento, trasferite le chioc- 
cioline; mettete i riproduttori nei recinti di riproduzione. 

Nel sud Italia il fermo invernale è molto breve riducendosi a gennaio e qualche 
settimana di febbraio. La riproduzione continua fino al mese di dicembre e quindi 
i lavori di pulizia, derattizzazione e disinfestazione si devono effettuare in gennaio. 
Le semine possono avvenire 2-3 settimane prima di quando indicato per il nord. 



Primavera-estate 

In tutto il nostro Paese, in relazione alle temperature e al clima, in aprile ap- 
portate alimentazione supplementare verde o in sua assenza provvedete con fari- 
ne dì cereali; continuate nella coltivazione della vegetazione supplementare (que- 
sta operazione deve continuare fino a ottobre a intervalli di 10 giorni tra una se- 
mina e l'altra); introducete i riproduttori nei recinti di riproduzione. 
• In maggio e in giugno continuate a tenere puliti i passaggi tra i recinti usando 
disseccanti a base di glifosate o in alternativa procedete a motozappature ripetu- 
te. In questi mesi in cui la temperatura si alza è necessario azionare l'impianto di 
irrigazione poiché altrimenti le nascite dei piccoli sono limitate e il pascolo del- 
le chiocciole che devono crescere è poco rigoglioso; portate nei vecchi recinti 
alimenti supplementari freschi o farine e fioccati; la vegetazione deve essere con- 
tinuamente sfalciata. In questi mesi inizia anche la raccolta: si deve raccogliere 
soltanto il prodotto che ha raggiunto la bordatura, cioè l'indurimento e l'inspes- 
simento della parte terminale della conchiglia (vedi foto all'inizio dell'articolo); 
la migliore raccolta è quella scalare del solo prodotto maturo. 



Autunno 

In tutto il nostro Paese continuate a tenere tagliate le essenze vegetali; control- 
lare la presenza degli insetti Stafilinidi che sono particolarmente attivi in questo 
periodo (solo in caso di presenza massiccia effettuate i trattamenti). Apportate 
alimentazione supplementare in tutti i recinti. 

• Entro fine estate (massimo in ottobre) si devono svuotare i recinti di sfolti- 
mento e quelli di ingrasso per prepararli ai nuovi cicli. Seminate nelle zone di ali- 
mentazione supplementare. 

Nel nord e centro Italia continuale a somministrare l'alimentazione supple- 
mentare fino a quando la temperatura notturna è superiore ai 10° C (quando la 
temperatura è uguale o inferiore ai 10° C effettuate l'ultimo taglio della vegeta- 
zione all'altezza di circa 10 cm). Iniziate i lavori di diserbo, aratura e fresatura 
nei recinti esauriti per anticipare le semine della primavera successiva. 

Nel sud Italia trasferite i nuovi nati nei recinti di sfoltimento. Negli allevamen- 
ti di Helix aspersa (solo se la temperatura può andare sotto zero) raccogliete i ri- 
produttori rimasti, diminuite le irrigazioni, seminate per la primavera successiva. 



/\ ...e le cose da non fare! 

Non lasciate nei recinti chiocciole 
bordate (sono soggetti che hanno 
terminato la crescita e quindi com- 
petono inutilmente con quelli che 
devono ancora crescere); esse van- 
no destinate subito alla vendita o 
trasferite in un parco di soggetti 
pronta-vendìta. 

Non lasciate le chiocccioline pre- 
senti nei recinti di riproduzione e in- 
grasso senza alimentazione supple- 
mentare per più di 8-10 giorni con- 
secutivi. 

Non perdete tempo a rincorrere e a 
rimettere nei recinti le chiocciole in 
fuga (se i passaggi sono puliti e di- 
serbati i soggetti che escono sono 
costretti a rientrare nei recinti per 
alimentarsi). 

Non ponete nei recinti materiali le- 
gnosi (cassette, fascine, ecc.) che 
diventano soltanto punti di attrazio- 
ne per topi e insetti. 
Non seminate l'alimentazione sup- 
plementare tutta insieme, nello stes- 
so perìodo, ma da febbraio ad otto- 
bre eseguite semine scalari ogni 10 
giorni per avere sempre vegetazione 
tenera, appetita dalle chiocciole. 



la realizzazione dei recìnti interni e 
delle semine. Qualora però notaste pre- 
senze di parassiti durante il ciclo di al- 
levamento, controllate che la recinzio- 
ne perimetrale sia intatta e, in caso di 
presenze massicce, ridistribuire i pro- 
dotti specifici sopra citati nei soli pas- 
saggi tra i recinti ('). 

Natale Griglione 

(') Per ulteriori e più specifiche informazio- 
ni riguardo alla difesa dalle avversità e per 
qualsiasi altra delucidazione (comprese le 
indicazioni dei più appropriati modi di lotta 
e dei prodotti da impiegare contro i nemici 
dell'allevamento) potete telefonare o scrive- 
re air Istituto Internazionale di Elicicoltura - 
Via Vittorio Emanuele. 55 - 1 2062 Cherasco 
(Cuneo) - Tel. 0172489382 - Fax 017248 
9218 - e-mail: ist.elicicoltura@tin.it. 

Puntate pubblicate. 

# Elicicoltura: le specie di chiocciola adat- 
te all'allevamento (n. 2/2002). 

# Elicicoltura: il sistema più collaudato è 
l'allevamento all'aperto (n. 3/2002). 

# Elicicoltura: le essenze vegetali appetite e 
la tecnica di semina (n. 4/2002). 

# Elicicoltura: la raccolta delle chiocciole e 
la difesa dalle principali avversità (n. 
5/2002). 

Prossimamente. 

9 Commercializzazione, gastronomia. 

CONTROLLO INDIRIZZI AL 2S-3-2002 : 



58 



•tCCOLI AU,K\ UH- Vii 



VITA [N CAMPAGNA 5/2002 




A sinistra: femmina adulta (0,5-0,6 min) e uovo (0,1 mm) di ragnetto rosso 
(Tetranychus urticae). A destra: danni provocati dal ragnetto rosso su cetriolo 



AGRICOLTURA BIOLOGICA - AMBIENTE 

Lotta al «ragnetto rosso delle serre»: 
la soluzione sta nell'acqua 

Nelle coltivazioni di ortaggi sotto serra o tunnel, ripetute bagnature sopra chioma eseguite durante 

le ore calde della giornata riescono a contenere lo sviluppo di questo pericoloso acaro 

senza produrre indesiderati effetti collaterali come, per esempio, l'insorgenza di malattie. Il sistema, 

perfezionato a livello di coltivazioni professionali, è però senz'altro trasferibile, con alcune 

semplificazioni, anche alla realtà di pìccoli tunnel e serre a conduzione familiare 

Tetranychus urticae, conosciuto an- 
che col nome di «ragnetto rosso delle 
serre» o «ragnetto bimaculato», è un 
acaro nocivo a numerose specie vegeta- 
li erbacee ed arboree, coltivate e non. 
Nel settore orticolo è particolarmente 
dannoso alle cucurbitacee (cetriolo, 
zucchino, zucca, ecc.), alle solanacee 
(melanzana, peperone, ecc. ), alle legu- 
minose (pisello, fagiolo, ecc.) ed alla 
fragola, sia in pieno campo sìa, soprat- 
tutto, in tunnel e serra. 

La velocità di sviluppo delle sue po- 
polazioni è generalmente molto elevata 
e raggiunge i massimi valori quando il 
clima è caldo e secco; persistente ed ele- 
vata umidità e, soprattutto, il contatto 
diretto con l'acqua invece ne limitano la 
crescita perché facilitano io sviluppo di 
epidemie fungine specifiche ed interfe- 
riscono nelle fasi di muta e schiusura 
dall'uovo. 

Il controllo chimico viene effettuato 
per mezzo di acaricidi di sintesi contro i 
quali, tuttavia, il ragnetto riesce a svi- 
luppare popolazioni resistenti. 
gk In pieno campo il controllo biolo- 
nS' gico è operato da un complesso di 
nemici naturali che, assieme all'azione 
del te piogge, spesso riescono a contene- 
re le pullulazioni del 
ragnetto; questo di- 
scorso non vale, in- 
vece, per le coltiva- 
zioni sotto serra/tun- 
nel dove solitamente 
sono necessarie in- 
troduzioni ripetute 
dell'acaro fitoseide Phytoseiulus persi- 
mìlis (A), un predatore specìfico molto 
vorace ma, purtroppo, condizionato ne- 
gativamente da prolungati periodi di cli- 
ma caldo e secco e così, d'estate, la sua 
efficacia nel controllo biologico dimi- 
nuisce. Infatti, a temperature comprese 
tra i 20 ed i 30° C, un'umidità relativa 
dell'aria inferiore al 60% è nociva alla 
schiusura delle uova dell'acaro fitosei- 
de; a temperature più elevate questo va- 
lore critico aumenta. 

Nelle serre dell'Italia settentrionale, 
da maggio ad agosto, accade spesso che 
per molte ore al giorno (anche 10-12) la 



temperatura dell'aria superi i 30° C e 
l'umidità scenda sotto il 60%: questa si- 
tuazione si verifica in maggiore misura 
nella parte alta delle piante, zona in cui 
i raggi solari incidono direttamente sul- 
la vegetazione creando un microclima 
poco favorevole a Phytoseiulus persimi- 
lis ed ideale per Tetranychus urticae 



che, di conseguenza, riesce a moltipli- 
carsi con estrema facilità. 

©La soluzione sta nell'acqua. 
Un'interessante opportunità per il 
controllo del ragnetto rosso in serre e 
tunnel durante l'estate è stata recente- 
mente individuata da un gruppo di lavo- 




Per controllare il clima della serra è ideale il termoigrografo 

// termoigrografo è uno strumento por- 
tatile in grado di indicare tutte le va- 
riazioni di temperatura ed umidità 
dell 'aria ora per ora e giorno per gior- 
no. Un buon apparecchio costa circa 
300 euro e dura una vita; può essere 
usato sia in serra, sia in pieno campo, 
va posizionato fra le piante in un pun- 
to riparato dal sole. Lo strumento è 
composto da un cilindro in plastica (o 
metallo), un sensore per l'umidità ed 

uno per la temperatura, due pennini, un orologio. Il cilindro, mosso dall'oro- 
logio, ruota attorno al suo asse secondo un ciclo settimanale o giornaliero; sul- 
la sua parete esterna viene steso un particolare foglio di carta millimetrata su 
cui poi vengono fatti poggiare i due pennini che, secondo l'impulso ricevuto 
dai due sensori cui sono collegati, tracceranno ciascuno una linea. Poiché it 
cilindro ruota, mentre i pennini si possono muovere solo in senso verticale, al- 
la fine sul foglio saranno raffigurati due grafici che rappresenteranno la dina- 
mica della temperatura e dell'umidità dell'aria verificatasi nell'ambiente in 
cui è stato posizionato il termoigrografo. 

Questo strumento si trova in vendita presso la ditta Errepi di Ranieri Paolo - Via 
Mazzini, 13 - 48027 Sola min (Ravenna) - Tei. 054653216 - Fax 054661 8091. 




VITA IN CAMPAGNA 5/2002 



AGRICOLTURA BIOLOGICA - AMBIENTE 



61 




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Rappresentazione schematica di una serra con «micro- 
Sprinkler»: l-presa d'acqua, 2-tubo con micro-sprinkler, 
3-la pressione dell'acqua fa ruotare gli ugelli che produ- 
cono un getto simile a pioggia 



Rappresentazione schematica di una serra con «fogging sy- 
stem»: I-centralina che controlla l'impianto, 2- sensore per 
l'umidità dell'aria, 'i-ugelli, ^-nebulizzazione in atto (vedi 
anche foto nel riquadro dipag. 63) 




Rappresentazione schematica del meccanismo di azione dell'acqua nel controllo de! ragnetto rosso delle serre impiegata 
per mezzo di «micro-sprinkler» (A) e di «fogging system» (B): I-contatto diretto dell'acqua con quelle colonie di ragnetto 
rosso che si sviluppano sulla pagina superiore delle foglie; 2-1 'acqua che sì deposita sulla pacciamatura evapora e fa au- 
mentare l'umidità dell'aria anche sulla pagina inferiore delie foglie; i-foglia con colonia di ragnetto rosso delle serre (al 
centro ingrandita); ^-contatto diretto delle goccioline di acqua nebulizzata con le colonie di ragnetto rosso su entrambe le 
pagine fogliari 




A sinistra: particolare dei tubi sospesi con ugelli «micro-sprinkler». 
A destra: «micro-sprinkler» su coltura di pomodoro 



ro composto da Veneto Agricoltura ('), 
Associazione Esàpoda ed Istituto di en- 
tomologia agraria dell'Università di 
Padova che, a conclusione di un triennio 
di sperimentazioni, ha messo a punto 
una tecnica che si fonda esclusivamente 
sull'impiego di un impianto di nebuliz- 
zazione dell'acqua («fogging system»). 

Questo sistema viene attivato nei 
periodi in cui il clima è caldo e secco, 
con l'obiettivo di modificare le caratte- 
ristiche dell'ambiente colturale a svan- 
taggio di Tetranychus urticele al punto 
da contenerne lo sviluppo senza l'im- 
piego di nemici naturali o antiparassita- 
ri e senza la comparsa di effetti collate- 
rali indesiderati (per una breve descri- 
zione del metodo e dell'impianto di ir- 
rigazione adottato vi rimandiamo ai di- 
segni qui sopra riportati e al riquadro di 
pagina 63). 

Qui vogliamo riprendere questa tec- 
nica adattandola a impianti medio-pic- 
coli; i risultati saranno simili a quelli 
realizzati nelle serre professionali. 



62 u. 



RICOLTURA BIOLOGICA - AMBTFNTF 



VITA IN CAMPAGNA 5/21XB 



I «MICRO-SPRINKLER» 
PER PICCOLI TUNNEL E SERRE 

Si può infatti realizzare un impianto 
più economico e più elementare ma, co- 
munque, dalla buona efficacia: occorre 
sospendere sopra la coltura alcuni tubi 
per l'irrigazione (diametro circa 20-25 
min) muniti di ugelli del tipo micro- 
sprinkler e collegarli alla presa dell'ac- 
qua assieme ad un temporizzatore che 
regoli la durata ed il numero delle ba- 
gnature da effettuare. 

I micro-sprinkler (sprinkìer in ingle- 
se significa «spruzzatore»), conosciuti 
anche col nome di «spruzzatori dinami- 
ci», sono particolari ugelli che, spinti 
dalla pressione dell'acqua dell'impianto 
d'irrigazione, ruotano attorno al proprio 
asse producendo un getto simile alla 
pioggia. Se l'agricoltore ha la costanza 
di far funzionare manualmente il siste- 
ma una volta ogni 45-60 minuti, l'im- 
piego del temporizzatore può essere 
omesso. 

Nella gestione pratica di questo si- 
stema dovrebbero essere considerate at- 
tentamente le caratteristiche dell'im- 
pianto a disposizione e dell'ambiente in 
cui si opera. In particolare si deve fare in 
modo che sulla vegetazione e sulla pac- 
ciamatura si verifichi una continua al- 
ternanza tra asciutto e bagnato in modo 
che le condizioni sufficienti per un'infe- 
zione fungina (di botrite, peronospora, 
ecc.) batterica non abbiano mai luogo; 
pertanto tra una bagnatura e l'altra l'ac- 
qua che si raccoglie sul telo della pac- 
ciamatura deve evaporare completa- 
mente. 

Mancando il sensore per il monito- 
raggio dell'umidità è consigliabile im- 
piegare un «termoigrografo» (breve- 
mente descritto nel riquadro di pagina 
6 1 ) per capire se il clima nella serra è fa- 
vorevole o meno a Tetranychus urtiate, 
agli ausiliari (insetti utili), agli agenti di 
malattie parassitarie. Tuttavia, anche 
senza lo strumento in oggetto, con un 
breve periodo di pratica non sarà diffici- 
le individuare la giusta regolazione 
adatta alle esigenze di ogni coltura. 

Quando attivare il sistema? Il siste- 
ma va attivato alla prima comparsa del 
ragnetto sulle piante, oppure quando il 
clima nella serra (caldo-secco di giorno) 
ed il periodo stagionale (estate) fanno ri- 
tenere probabile un'imminente infesta- 
zione della coltura. Un esempio: tra 
maggio e luglio, su una coltura di ce- 
triolo, melanzana o peperone, in serre- 
tunnel alte 3,5-4 metri e larghe 10-12, 
quando la temperatura dell'aria supera i 
30° C e l'umidità scende sotto il 65%, 
una bagnatura di 1-2 minuti eseguita 
ogni 45-60 minuti dalle 9 alle 18, ha 
sempre dato buoni risultati. 

È bene mettere in evidenza che con 



Il «fogging system» di... professione 

Il fogging system (dall'inglese fog - nebbia, in italiano potrebbe essere tradot- 
to con «impianto di nebulizzazione») è un impianto di condizionamento am- 
bientale costituito da una serie di tubi ed ugelli sospesi sopra la coltura, un sen- 
sore per l'umidità ed una centralina. L'impianto va collegato alla presa dell'ac- 
qua e, una volta attivato, produce brevi spruzzi nebulosi d'acqua che fanno au- 
mentare l'umidità dell'aria soprattutto nella fascia superiore della vegetazione, 
cioè quella normalmente più colpita dal ragnetto rosso. 

Il funzionamento del sistema è regolato dalla centralina, che può essere facil- 
mente programmata in funzione dì: orario giornaliero di funzionamento, livello 
minimo di umidità relativa dell'aria ammesso, durata delle nebulizzazioni, in- 
tervallo tra una nebulizzazione e l'altra, lì 
sensore viene sospeso sopra ofra la 
vegetazione all'altezza desidera- 
ta e controlla costantemente il 
livello d'umidità dell'aria 
inviando informazioni alla 
centralina. 

L'impianto deve essere 
attivato (vedi foto) alla 
prima comparsa del ra- 
gnetto sulla coltura, 
oppure nel periodo in 
cui si ritiene altamente 
probabile l'inìzio 
dell'infestazione; per 
esempio, nelle serre e nei 
tunnel dell'Italia setten- 
trionale si può programma- 
re in questo modo: perìodo di 
funzionamento da maggio ad 
agosto: orario di funzionamento 
dalle 9 alle 18; livello critico di umidità 
relativa dell'aria 65%; durata della singola nebulizzazione 1-2 secondi; inter- 
vallo tra due successive nebulizzazioni 2 minuti. Di notte, il sistema non va fat- 
to funzionare perché l'umidità dell'aria nella serra aumenta spontaneamente. 
In altre parole, si deve fare in modo che sulla vegetazione e sulla pacciamatura 
si verifichi una continua alternanza tra asciutto e bagnato in modo che le con- 
dizioni sufficienti per un'infezione fungina o batterica non abbiano mai luogo. 




questo sistema i risultati sono stati sem- 
pre soddisfacenti, grazie anche ad 
un'analisi costi-benefici favorevole. 
Rispetto al fogging system, l'azione 




Esempio di attacco alla presa di acqua 
senza impiego del temporizzatore 



di contenimento del ragnetto sarà pro- 
dotta un po' meno dal contatto diretto 
dell'acqua e un po' di più dall'aumento 
di umidità dell'aria nella serra, conse- 
guente all'evaporazione di un maggiore 
quantitativo d'acqua accumulatosi in 
prevalenza sulla pacciamatura. L'au- 
mento di umidità dell'aria limita la cre- 
scita delle popolazioni di Tetranychus 
urtìcae e favorisce invece quella dei fi- 
toseidi, suoi più importanti predatori. 

Luca Conte 

(') Chi volesse approfondire questo argo- 
mento, magari anche con visite sul campo, 
può contattare il Centro sperimentale orto- 
floricolo Po di Tramontana di Veneto 
Agricoltura (Via Moceniga, 7 - 45010 Ro- 
solina-Rovigo - Tel. 0426664917 - e-mail: 
po@venetoagricoltura.org), dove questa 
tecnica è stata messa a punto. 

! CONTROLLO INDIRIZZI AL 15-4-2002 : 



Ringraziamenti: si ringrazia il doti. Claudio Paravano 
dell* associazione Esàpoda. 



VITA IN CAMPAGNA 5/2002 



AGRICOLTURA WOI.OC.ir \ - AMBIEN1 



E 63 



RICONOSCIAMO I FRUTTI, COMMESTIBILI E NON, DEGLI ARBUSTI SELVATICI 



SCHEDA 3 




Come molte altre specie della 
stessa famiglia delle Solanacee, 
anche la dulcamara (Solarium 
dulcamara) è molto velenosa e quindi 
merita di essere opportunamente cono- 
sciuta. Infatti, in particolare le sue 
belle bacche rosse, possono risultare 
molto pericolose, soprattutto per i 
bambini che ne risultano fortemente 
attratti. 

Questa specie è comunissima in 
tutte le nostre regioni, dalle località 
costiere fino a quelle pedemontane, e 
la si incontra qua e là per lo più in 
posti freschi ed ombrosi, lungo i fossi e 
le siepi, nei boschetti e nei terreni 
incolti. 

11 suo legno e la corteccia hanno un 
odore sgradevole, dapprima amarogno- 
lo, poi dolciastro (da questo fatto deri- 
va il nome della specie). 

È una pianta, o meglio una pianti- 
cella, rampicante piuttosto esile che si 
aggrappa con i suoi tralci sarmentosi 
agli arbusti, agli alberetti e ad altri sup- 
porti idonei. 

Le foglie, ovali e lunghe 3-4 era, 
caduche, presentano alla base una cop- 
pia di fogliatine più piccole (vedi frec- 
cia nella foto qui accanto). 

I fiori sono di colore violetto e a 
forma di stella, di circa un centimetro 
di diametro, e sono riuniti in infiore- 
scenze a forma di grappolo. 

I frutti sono delle bacche rosse 
molto attraenti e, come detto, assai 
velenose per l'uomo. Esse persistono 
sulle piante dall'estate fino all'autunno 
inoltrato. 

Luciano Cretti 




Dulcamara (Solarium dulcamara) 



La carta d'identità 

Famiglia: Solanacee. 
Nome scientifico: Solarium dulcamara. 
Nome comune: dulcamara. 
Altri nomi: morella rampicante, mo- 
rella legnosa, corallini. 
Aspetto della pianta e altezza media: 
è un arbusto rampicante poco ramifi- 
cato con tralci piuttosto sottili e lun- 
ghi fino a 2-3 metri. 
Periodo di fioritura: in primavera e 
all'inizio dell'estate. 
Periodo di maturazione dei frutti: da 
luglio a ottobre. 

Caratteristiche dei frutti: sono delle 
bacche di forma ovale, lunghe 7-8 
mm, di un bel rosso brillante a matu- 
rità, molto succose e contenenti tanti 
piccoli semi. 




Le zone dove vegeta 
spontanea 



In natura i frutti sono cibo per: nes- 
sun animale. 
Vecchie credenze popolari: nessuna. 



Commestibilità dei frutti: le bacche 
sono velenose. 

Utilizzo in erboristeria: a scopo cura- 
tivo in passato si utilizzavano sovente i 
rametti opportunamente seccati per 
ricavarne una polvere curativa di ulce- 
re ed eczemi. Ma ormai tali impieghi 
sono stati del tutto abbandonati. 



Attenzione: tutte le parti della pianta, 
rametti, foglie e in particolare le bac- 
che sono molto velenose, contengono 
infatti un alcaloide, la solanina, e una 
saponina, la dulcamarina, che posso- 
no causare avvelenamenti anche assai 
gravi. 



VITA IN CAMPAGNA 5/2002 



AGRICOLTURA BIOLOGICA - AMBIENTE 65 



RICONOSCIAMO I FRUTTI, COMMESTIBILI E NON, DEGLI ARBUSTI SELVATICI 



SCHEDA 4 



Fitolacca 



La fitolacca (Phytolacca decan- 
dra), pianticella proveniente 
dall'America settentrionale, si è 
acclimatata in tutte le nostre regioni e 
viene considerata infestante. Cresce 
dalla riva del mare fino ai 300-400 
metri di altitudine e la si incontra nei 
terreni incolti, sulle scarpate, lungo i 
fossi e le siepi, al margine dei campi. 

La pianta si individua facilmente 
allo stato spontaneo nella tarda estate 
quando la vegetazione si copre di fiori. 

La fitolacca è una specie erbacea 
perenne; d'inverno sopravvive solo la 
parte sotterranea della pianta costituita 
da un robusto fittone, ingrossato e car- 
noso. 

Le foglie, caduche, hanno forma 
allungata. 

I fiori, piccoli, bianchi, sono riuniti 
in grappoli allungati (racemi). 

I frutti sono caratteristici, dapprima 
di un bel colore rosso vinoso e poi 
completamente neri e lucenti. Un 
tempo i frutti venivano utilizzati come 
colorante per le bevande e anche per il 
vino; per questo la pianta è conosciuta 
anche con i nomi di uva turca, uva di 
Spagna, sanguinella. 

Luciano Cretti 

Schede pubblicate: I-caprifoglio peloso 
(4/2002), 2-crespino (4/2002). 3-dulcamara 
(5/2002). 4-fitolacca (5/2002). Prossima- 
mente: 5-frangola, 6-ginepro, 7-lentisco, 8- 
mirtillo nero, 9-mirtiIlo rosso, 10-mirto, li-oli- 
vello spinoso, 12-prugnolo, 13-pungitopo, 14- 
rovo selvatico, 15-salsaprigiia, 16-sambuco- 
ebbio, 17-sambiiL'o nero, 18-sanguinello, 19- 
solano spinoso, 20-tamaro, 21-uva orsina, 22- 
vischio. 




Fitolacca (Phytolacca decandra) 



La carta d'identità 

Famiglia: Phytolaccacee. 
Nome scientifico: Phytolacca decan- 
dra (o Phytolacca americana). 
Nome comune: fitolacca. 
Altri nomi: uva turca, uva di Spagna, 
sanguinella, amaranto americano e, 
impropriamente, belladonna d'Italia. 
Aspetto della pianta e altezza media: 
è una pianta erbacea a fusti e rami ben 
ingrossati, alta fino a 2-3 metri. 
Periodo di fioritura: fine estate. 
Perìodo di maturazione dei frutti: in 
settembre-ottobre. 

Caratteristiche dei frutti: sono delle 
bacche tondeggianti di circa 1 cm di 
diametro, che maturando assumono un 
colore prima rosso vinoso e poi nero 
lucente; il succo è scuro e violaceo. 




Le zone dove vegeta 
spontanea. 



Utilizzo in erboristeria: certamente 
ormai non si impiegano più come 
coloranti, tanto meno per il vino o 
altre bevande, come si faceva un 
tempo. Anche le radici e le foglie non 
si usano ormai più per questo scopo, 
sostituite da altre erbe o da altri pre- 
parati più sicuri e dosabili. 
In natura i frutti sono cibo per: nes- 
sun animale. 
Vecchie credenze popolari: nessuna. 



Commestibilità dei frutti: le bacche in 
l'orli tinsi risultano tossiche e velenose. 
I germogli invece sono commestibili: in 
primavera, dopo il riposo invernale, 
spuntano i caratteristici germogli 
ingrossati e carnosi, che sono comme- 
stibili (privati delle foglie) e che si 
cucinano come gli asparagi. 



Attenzione: le bacche in ogni caso 
sono di gusto sgradevole ed anche se 
consumate in dosi limitate esercitano 
un forte effetto purgativo. 



66 



AGRICOLTURA BIOLOGICA -AMBIENTE 



VITA IN CAMPAGNA i/2002 



CASE E RUSTICI 



I prodotti per la protezione del legno 
e la manutenzione dei manufatti 

Per garantire lunga vita al legno utilizzato per esterno è bene trattarlo periodicamente con 

prodotti specifici che lo proteggano dagli agenti atmosferici, oltre che dall'attacco degli insetti e 

di altri microrganismi. Molto importante è anche l'ordinaria manutenzione dei manufatti 

Dopo aver trattato nell'articolo pre- 
cedente (n. 4/2002, pag. 61 ) le cause che 
provocano il degrado dei manufatti in 
legno per uso esterno, i fattori che fanno 
deteriorare le vernici e le caratteristiche 
dei prodotti di protezione, concludiamo 
con questo articolo dove vi faremo co- 
noscere i prodotti che vanno utilizzati 
per proteggere il legno, e vi daremo in- 
dicazioni su come eseguire una corretta 
manutenzione dei manufatti. 

GLI IMPREGNANTI 

Gli impregnanti sono costi- 
tuiti da una miscela di resi- 
ne, solventi, pigmenti ed al- 
tre sostanze che hanno la 
funzione di impedire alle 
spore dei funghi di germi- 
nare. Questi prodotti vengono comple- 
tamente assorbiti dal legno senza for- 
mare nessuna pellicola superficiale e 
hanno le seguenti funzioni: proteggere 
il legno (soprattutto delle conifere) dai 
funghi; impedire l'assorbimento dell'u- 
midità; proteggere il legno dai raggi ul- 
travioletti; dargli una tonalità calda ed 
uniforme. L'impregnante può essere 
formulato con solvente organico o al- 
l'acqua, può essere colorato, incolore o 
opaco. Va inoltre applicato con l'utiliz- 
zo di un pennello, mai a spruzzo. Vi 
presentiamo di seguito i diversi tipi di 
impregnanti. 

- Impregnanti al solvente. Hanno tem- 
pi di essiccazione lunghi e, se pigmenta- 
li, danno una colorazione non perfetta- 





Tutti i manufatti per esterni realizzati in legna, per durare nei tempo, hanno biso- 
gno eli. essere protetti dalle insidie meteorologiche, dagli insetti e da altri micror- 
ganismi. Solo una periodica e buona manutenzione garantisce al legno lunga vita. 
Nella foto una casetta per gli attrezzi in perfetto slato di conservazione grazie ad 
appropriati interventi mamttentìvi 



mente uniforme. Per evitare questo in- 
conveniente si passa una prima mano di 
impregnante incolore per rendere 
uniforme l'assorbimento, poi si applica 
un impregnante pigmentato. 

Impregnanti all'acqua. Penetrano 
maggiormente nel legno ed hanno un 
tempo di essiccazione inferiore, offren- 




do, quindi, una maggiore protezione. 
Forniscono, inoltre, una colorazione 
molto uniforme. In generale, gli impre- 
gnanti all'acqua offrono le migliori pre- 
stazioni nei confronti dell'umidità e 
quelli colorati sono più resistenti all'a- 
zione dei raggi ultravioletti. 
- Impregnanti a finire o finiture cero- 
se. Questi prodotti vengono normal- 
Questa mente applicati sugli elementi di legno 

panchina da per estemo (perlinature, panchine, sot- 

gìardino, totetti, poggioli, gazebo, ecc.), lasciano 

realizzata in una superficie più liscia ma si consuma- 

legno, non no più velocemente delle vernici e con- 

pofrebbe durare sentono un maggiore assorbimento di 
a lungo se non umidità al legno. Questi impregnanti 

si intervenisse possono essere una soluzione valida sui 

con appropriati serramenti d'alta montagna. 

prodotti. Gli impregnanti a finire possono 

Le vernici avere due formulazioni diverse, una (/?- 

costituiscono nitura mediterranea) che forma una ve- 

appunto una ra e propria pellicola, conferendo un ri- 

protezione saltato estetico rifinito; l'altra {finitura 

duratura nel nordica) non forma spessore e presenta 

tempo una finitura più grezza. 



VITA IN CAMPAGNA 5/2002 



CASE E RUSTICI 



73 




LE VERNICI 

Le vernici costituiscono 
una protezione duratura, 
idonea per usi esterni, effi- 
cace nei confronti di umi- 
dità, acqua, microrganismi 
e fattori inquinanti presen- 
ti nell'aria. Formano una pellicola su- 
perficiale trasparente, incolore o colo- 
rata. E buona cosa utilizzare vernici con 
una piccola aggiunta di pigmenti colo- 
ranti, che cambiano di poco il colore, 
ma riflettono i raggi ultravioletti mi- 
gliorando la durata della pellicola e im- 
pedendo ai raggi solari di ingiallire le 
fibre legnose. 

Le vernici devono fornire le seguen- 
ti prestazioni: dare un buon risultato 
estetico; proteggere il legno dall'effetto 
abrasivo della pioggia e del vento; mi- 
gliorare l'azione dell'impregnante nei 
confronti dell'umidità e, contempora- 
neamente, permettere l'uscita del vapor 
acqueo; rafforzare l'azione di protezio- 
ne contro i raggi ultravioletti dell'im- 
pregnante. 

I produttori (') propongono numero- 
se e diversificate formulazioni: 
- Vernici ad acqua. Sono prodotti di re- 
cente introduzione che garantiscono, 
nella maggior parte dei casi, i migliori 
risultati e sono meno dannosi delle ver- 
nici al solvente. 

Sono però più permeabili all'umi- 
dità, quindi, è maggiore la possibilità 
che il manufatto si imbarchi dopo alcu- 
ni giorni di nebbia o elevata umidità e 
che i funghi proliferino. È indispensabi- 
le accertarsi che l'impregnante assolva 
anche alla funzione fungicida e/o inset- 
ticida, verificandone sull'etichetta le 
prestazioni (-). 

Quando sono ben formulate, le ver- 
nici ad acqua garantiscono una durata 
del film superiore a quella delle vernici 
al solvente; in aggiunta, per le loro ca- 
ratteristiche chimiche, hanno una mag- 



gior durata rispetto alle variazioni ter- 
miche ed ai raggi ultravioletti. 

Bisogna, però, fare attenzione du- 
rante la fase di applicazione: la tempe- 
ratura di essiccazione non deve essere 
troppo bassa altrimenti si possono for- 
mare delle piccole crepe. 

L'aspetto estetico che queste vernici 
offrono non è il migliore, poiché hanno 
una minore trasparenza, anche se le case 
produttrici stanno studiando nuovi pro- 
dotti con sempre maggior trasparenza. 

Le vernici ad acqua sono più per- 
meabili anche nei confronti delle resine 
presenti nei nodi: è preferibile, quindi, 
non usare vernici ad acqua bianche su 
legni resinosi; inoltre, per legni con for- 
te colorazione naturale, come il cedro, 
si consiglia un fondo con funzione iso- 
lante per evitare eventuali alonature di 
color marroncino. 

Queste vernici hanno poi una resi- 
stenza agli agenti chimici inferiore a 
quella delle vernici al solvente. 
Tuttavia, la durata della pellicola pro- 
tettiva è maggiore. 

- Vernici al solvente. Le vernici di que- 
sto tipo sono poco permeabili all'umi- 
dità ed hanno qualità estetiche superiori 
a quelle dei prodotti all'acqua. 

Presentano lo stesso problema delle 
vernici ad acqua per quanto riguarda la 
bassa resistenza all'azione della luce. 

Sono nocive se inalate. 

GLI SMALTI E LE PITTURE 

| Si tratta di vernici fumoge- 
ne (che formano cioè una 
pellicola) coprenti, dette 
smalti se lucide, pitture se 
opache. Se elevato è il con- 
tenuto in pigmenti, il sup- 
porto sul quale vengono distribuite vie- 
ne nascosto in modo definitivo. 

Garantiscono una durata della pellì- 
cola maggiore rispetto alle vernici tra- 
sparenti: infatti, la maggior quantità di 





5/ osservi il cattivo stato di conservazione di questa fioriera (ora vuota) ricavata 
da un tronco. Le mancate operazioni dì ordinaria manutenzione hanno provocato 
un precoce invecchiamento del legno 



pigmenti protegge meglio il legno dal- 
l'azione dei raggi ultravioletti. 

Si suggerisce l'applicazione di un 
impregnante prima della loro distribu- 
zione - laccatura - per proteggere il le- 
gno dall'aggressione dei funghi e dal- 
l'assorbimento dell' umidità. 

Gli smalti, che in generale sono di 
maggiore qualità rispetto alle pitture, 
garantiscono un'ottima resa per quanto 
riguarda l'umidità e la durata della bril- 
lantezza della pellicola. 

All'occorrenza, si possono utilizzare 
dei prodotti semicoprenti: delle vernici 
colorate in grado di cambiare in modo 
deciso il colore del supporto, ma di ga- 
rantire, allo stesso tempo, una certa re- 
sidua trasparenza. Dal punto di vista 
estetico e della durata, si tratta di un 
prodotto intermedio tra le vernici tra- 
sparenti e quelle coprenti. 

Dovendo scegliere un colore ('), sarà 
bene cercare di armonizzare la tinta in 
base all'ambiente circostante. 

FORMULAZIONE 

DEGLI IMPREGNANTI 

E DELLE VERNICI 

Ogni produttore formula in maniera 
del tutto personale i diversi prodotti chi- 
mici. Analizziamo, brevemente, i com- 
ponenti che caratterizzano i prodotti in 
commercio. 

- I prodotti vernicienti all'acqua: gli 
impregnanti, le vernici e gli smalti al- 
l'acqua hanno prestazioni superiori ri- 
spetto ai prodotti a solvente organico: 
garantiscono ottime prestazioni di resi- 
stenza alle aggressioni atmosferiche, al- 
l'azione termica dei raggi solari ed al- 
l'effetto dei raggi ultravioletti; garanti- 
scono un'ottima adesione al supporto e 
una buona trasparenza. 

Le operazioni di manutenzione con 
questi prodotti sono estremamente sem- 
plici. Tuttavvia, questa categoria di pro- 
dotti richiede una preparazione del le- 
gno grezzo accurata e una certa profes- 
sionalità nella fase di applicazione. 

I prodotti a base di olio di lino e sol- 
vente organico consentono un'applica- 
zione facile, con buone capacità di pe- 
netrazione e di copertura superficiale, 
anche se l'aspetto finale è piuttosto 
grezzo. I limiti di questo prodotto sono 
i tempi di essiccazione molto lunghi 
(superano le 24 ore) e la scarsa resisten- 
za in ambienti fortemente inquinati. 

Con le resine alchidiche si ottengono 
numerosi prodotti verniciami a solven- 
te, soprattutto smalti, con un ottimo 
rapporto qualità/prezzo; questi prodotti 
hanno una durata molto lunga, una buo- 
na facilità di applicazione e un'ottima 
resa estetica. 

- Le resine acriliche, mescolate con 
quelle poliuretaniche, danno origine a 
vernici con ottima resistenza alla luce, 



74 



CASE E RUSTICI 



VITA IN CAMPAGNA 5/2002 



alle aggressioni chimiche e atmosferi- 
che in genere; inoltre sono caratterizza- 
te da una forte capacità di aggrappaggio 
al supporto e grande trasparenza. Sono, 
quindi, molto indicate per legni chiari, 
ma il loro costo è piuttosto elevato. 
- / prodotti poliuretanici, a uno o due 
componenti, a solvente, hanno il limite 
di avere una scarsa resistenza alla luce. 
Quelli realizzati con solventi alitatici 
hanno ottime prestazioni in termini di 
resistenza chimica, di durata, di capa- 
cità di aggrappaggio al supporto e di 
tempi di essiccazione, ma hanno un co- 
sto elevato. È indispensabile che il le- 
gno sia stato sottoposto ad un efficace 
trattamento di essiccazione per poter 
garantire ottime prestazioni. 



"3^ È da tenere presente che la termino- 
logia spesso non è a norma: va quindi 
confrontata con le indicazioni fomite 
dal produttore. Inoltre, prima di appli- 
care un prodotto è bene informarsi sul 
tipo di legno e sulla sua attitudine alla 
verniciatura. 

COME SI APPLICANO 
I PRODOTTI 

Premettiamo che è sempre opportu- 
no seguire attentamente le istruzioni ri- 
portate sull'etichetta di ogni prodotto. 

In generale, il ciclo più frequente eli 
verniciatura trasparente consiste in una 
mano di impregnante, una leggera car- 
teggiatura e una mano finale di vernice. 
Per ottenere migliori risultati di tenuta 
nel tempo (soprattutto con legni duri 
come il rovere ed il castagno) si appli- 
cano due mani di vernice. 

Una soluzione ancora più efficace, 
specialmente per i serramenti, ma da 
realizzarsi in sedi appropriate, preve- 
de, dopo l'impregante, una mano di 
fondo speciale e, dopo il carteggio, la 
vernice. 

La situazione ambientale in cui si 
svolgono queste operazioni è fonda- 
mentale per il raggiungimento di un 
buon risultato. Durante le operazioni di 
manutenzione sarebbe preferibile ope- 
rare con temperature comprese tra i 5 ed 
i 25° C, con un tasso di umidità non su- 
periore al 60-70% e in assenza di vento 
e polvere. Eventuali bolle e screpolature 
sono indice di un'applicazione avvenuta 
in condizioni non ottimali con conse- 
guente minor durata della pellicola pro- 
tettiva. 

Il mezzo migliore per verniciare il 
legno è il pennello, che permette di far 
penetrare perfettamente il prodotto nei 
pori. In alternativa, l'applicazione con 
l' aerografo fornisce buoni risultati, ma 
le pistole «airless» consentono i risulta- 
ti migliori dal punto di vista delle pre- 
stazioni tecniche delle vernici. 



Se il manufatto 

si trova 

in un cattivo stato 

di conservazione 

(come quello 

della foto) è bene 

intervenire con una 

manutenzione 

hparativa allo 

scopo dì ripristinare 

lo strato protettivo 

esterno danneggiato 

e garantire la 

protezione del legno 

sottostante 



LA MANUTENZIONE 
DEI MANUFATTI IN LEGNO 

Gli interventi di manutenzione dei 
manufatti in legno, tipo serramenti, non 
richiedono nessun tipo di professiona- 
lità specifica. 

Due sono i punti rilevanti per una 
buona durata del manufatto: l'impor- 
tanza di un efficace prodotto vernician- 
te (scegliete sempre prodotti di buona 
qualità e seguite le istruzioni del pro- 
duttore) e la diligenza nell'effettuare le 
operazioni di manutenzione periodica e 
programmata che eviteranno operazioni 
più costose nel tempo. 

Si possono distinguere due diversi 
tipi di operazioni di manutenzione: la 
manutenzione preventiva (pulizia o ri- 
tocco) e la manutenzione riparativa 
(rinfresco o rinnovo). 

La manutenzione preventiva ha lo 
scopo di mantenere integra la pellicola 
superficiale delle vernice, impedendo 
agli agenti esterni (smog, pioggia, raggi 
ultravioletti, ecc.) di venire a contatto 
diretto con il legno; allo scopo occorre 
effettuare dei controlli periodici per ve- 
rificare il suo stato di conservazione. 

La pulizia delle superfici esterne (da 
effettuarsi a cadenza semestrale) sebbe- 
ne non sia una vera e propria manuten- 
zione, è la prima operazione che serve 
ad aumentare la durata della verniciatu- 
ra. Infatti, la presenza dì piogge acide 





(generate dallo smog) e dì sporcizia ne 
diminuisce la tenuta. 

L'operazione consiste semplicemen- 
te in una pulizia con acqua e detergenti 
neutri (vanno bene acqua e detersivo 
per piatti); all'occorrenza è anche buo- 
na cosa asportare lo strato di polvere 
con l'aiuto di una spazzola-I. Nel caso 
in cui la verniciatura fosse ad acqua, è 
bene evitare i detergenti ammoniacali o 
alcolici che potrebbero rovinare irrepa- 
rabilmente la pellicola. 

In condizioni particolarmente ag- 
gressive (elevata concentrazione di 
smog, aree costiere, ecc.) occorre effet- 
tuare le operazioni di pulizia con mag- 
giore frequenza. 

I periodi migliori sono prima del pe- 
riodo estivo e prima di quello invernale; 
la pulizia è importante soprattutto per le 
vernici ad acqua. 

II ritocco (da effettuarsi a cadenza 
semestrale) è una semplice ed efficace 
operazione che consiste nell' applicare 
localmente, con un pennello, della ver- 
nice nei punti di screpolatura, sulle am- 
maccature o sui graffi per evitare che 
l'acqua e l'umidità possano entrare e 
raggiungere la fibra legnosa. 

Ad asciugatura avvenuta, eventual- 
mente, si può proseguire con una secon- 
da mano di vernice; in caso di urti è pre- 
feribile intervenire immediatamente. 

1 perìodi migliori sono prima del pe- 
riodo estivo e prima di quello invernale. 



I-La manutenzione 
preventiva mantiene 
intatta la pellicola 
superficiale della 
vernice, impedendo 
a smog, pioggia, 
ecc. dì venire 
a diretto contatto 
con il legno. 
Sì interviene 
asportando con 
una spazzola 
l'eventuale strato 
dì polvere presente 
e poi pulendo con 
acqua e con prodotti 
detergenti neutri 



VITA IN l'AAll'AGNA 5/ZO02 



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75 





3-Le operazioni di 

rinnovo richiedono 

la completa 

sverniciatura del 

manufatto sino 

adar rivare 

al legnosano. 

Si può utilizzare 

una carta 

abrasiva oppure 

un apposito 

utensile facilmente 

reperibile a nolo 

nei più forniti 

brìco-center 



2- Il rinnovo è 
indispensabile 
quando si giunge 
a situazioni 
molto degradate. 
In questi casi 
si deve 
intervenire 
stuccando le 
fessurazioni 
alfine di 
uniformare 
la superficie 
del legno 





- La manutenzione riparativa ha lo 
scopo di ripristinare lo strato protettivo 
esterno danneggiato per garantire la 
protezione del legno sottostante. 

// rinfresco (da effettuarsi a cadenza 
triennale) prevede l' applicazione di uno 
strato di vernice su tutta la superficie 
del manufatto e serve a rigenerare la 
pellicola di vernice che si è consumata 
col passare del tempo e ad opera del- 
l'aggressione degli agenti esterni. 

Si consiglia di effettuare questa ope- 
razione ogni tre anni, anche se questa 
cadenza può variare significativamente 
in funzione del tipo di vernice utilizza- 
ta, dell'esposizione del manufatto, del 
tipo di essenza e della manutenzione 
preventiva prestata (pulizia e ritocco). 

La rugosità e la ruvidezza della ver- 
nice (si dice che la pellicola di vernice è 
diventata «magra»), oltre che la perdita 



4-Dopo aver 
stuccato le fessure 
e levigato di 
nuovo, eliminato 
ed integrato le 
parti di legno 
marce, si stende 
una prima mano 
di impregnante; 
si lascia asciugare 
per 12-24 ore, 
si carteggia, 
si pulisce 
ed infine si 
danno due mani 
di finitura 



di lucentezza, sono i segnali che indica- 
no che è giunto il momento di procede- 
re all'operazione di rinfresco. 

Questa operazione consiste in una 
pulizia a fondo dell'infisso, nell'elimi- 
nazione con una carta abrasiva fine {*), 
grana dei tipo 280, della vecchia verni- 
ce non aderente ed alterata, facendo at- 
tenzione a non asportare anche lo strato 
di colore del legno. 

Successivamente, occorre pulire il 
serramento dalla polvere con un panno 
umido ed infine, dopo aver opportuna- 
mente protetto le parti da non vernicia- 
re, si procede alla fase vera e propria 
della verniciatura con un pennello a se- 
tole morbide. 

E preferibile realizzare queste ope- 
razioni all'ombra. 

// rinnovo, invece, si rende necessa- 
rio nelle situazioni più degradate-2. 



quando l'umidità ha provocato fessura- 
zioni e ingrigimenti vistosi (senz'altro 
le precedenti operazioni di manutenzio- 
ne sono state trascurate!). 

Occorre intervenire stuccando le fes- 
surazioni, carteggiando la superficie 
per uniformarla e riverniciarla, magari 
utilizzando una vernice più coprente 
per nascondere le imperfezioni. 

La procedura è la seguente: innanzi- 
tutto occorre sverniciare completamente 
il serrramento fino ad arrivare al legno 
sano, utilizzando una carta abrasiva resi- 
nata all'ossido di alluminio, con grana 
da 60 a 100, secondo la situazione. 
Questa operazione può essere effettuata 
a mano o tramite macchine elettriche o 
pneumatiche professionali-3. 

In seguito, si procederà a stuccare le 
fessure con uno stucco di colore simile 
al legno e, dopo, si ripasserà nuovamen- 
te la carta abrasiva resinata, ma con gra- 
na più fine ( 1 50 o 1 80) per preparare il 
manufatto alla verniciatura. 

Le eventuali parti di legno marce 
vanno eliminate e reintegrate con dello 
stucco o, in alternativa, con inserti in le- 
gno della stessa essenza, incollati o im- 
perniati. Le operazioni di verniciatura 
seguiranno le specifiche indicazioni ri- 
portate sulle etichette dei prodotti uti- 
lizzati. 

In genere, si stende una prima mano 
di impregnante-4 e si lascia asciugare 
per 12-24 ore, poi si effettua una carteg- 
giatura con carta a grana fine (240-280) 
e si pulisce la superficie con un panno 
umido. Infine si applicano due mani di 
finitura che vanno lasciate asciugare per 
12-24 ore. 

Manuela Zanier 

(' ) 11 livello qualitativo delle vernici sul mer- 
cato non è omogeneo: ci sono prodotti che 
garantiscono prestazioni elevale ed altri so- 
no invece molto scadenti. 
(') L'efficacia delle sostanze biocide presen- 
ti negli impregnanti è certificala, secondo la 
normativa europea, dalle seguenti sigle: EN 
1 1 3 per i funghi che provocano la carie: EN 
152 per i funghi dell'azzurramenlo e EN 46 
per gli insetti. 

(') Gli smalti sono disponibili in tutte le tin- 
te Rai (sistema tintometrico internazionale 
usato per le colorazioni dei metalli, dei ma- 
teriali plastici, del legno, ecc.). 
(*) È un foglio ricoperto da minuscoli fram- 
menti cristallini che, a seconda della loro di- 
mensione, rendono il foglio più o meno ru- 
vido. La numerazione rappresenta la granu- 
lometria: più alia è la numerazione, più fine 
è la granulometria stessa. 



Puntate pubblicate, 

# I fattori che provocano il degrado del le- 
gno utilizzato per l'esterno (n. 4/2002). 

• I prodotti per la protezione del legno e la 
manutenzione dei manufatti (n. 5/2002). 

Fine 



76 



CASE E RUSTICI 



VITA IN CAMPAGNA 5/SIIO 



MEDICINA - ALIMENTAZIONE 



Coltivare la terra protegge 
dalle malattie e allunga la vita? 

Sembrerebbe di sì, stando ai risultati di una ricerca presentata qualche mese fa da Dino Amadori, 

responsabile del Dipartimento di Oncologia dell'Ausi di Forlì e membro del comitato scientifico 

dell'Istituto Oncologico Romagnolo. La ricerca, effettuata esaminando 88.000 agricoltori dal 1969 

al 1993, ha permesso di effettuare confronti (soprattutto per quanto riguarda le cause di morte) tra 

il gruppo indagato e l'insieme di tutta la popolazione residente nella provincia di Forlì 



Una ricerca effettuata in Romagna 
dal 1962 al 1982 e pubblicata nel 1985 
confrontava la popolazione che vive in 
città con quella che risiede in campagna. 
Per quanto riguardava le cause di morte, 
emergeva da quella ricerca che coloro 
che vivevano in ambiente rurale accusa- 
vano una più alta mortalità per tumore 
dello stomaco e per leucemie. 

Ma da una nuova ricerca condotta tra 
il 1969 e il 1993 su 88.000 agricoltori - 
i cui risultati sono stati resi noti nei me- 
si scorsi - emergono, per fortuna, alcu- 
ni dati molto interessanti, che consento- 
no di correggere in meglio l'immagine 
del mestiere di agricoltore e ridimensio- 
nano l'idea che l'abitare in campagna, a 
causa dell'impiego di sostanze chimi- 
che (più o meno tossiche) in agricoltura, 
sia maggiormente rischioso che risiede- 
re in città inquinate. 

È stato infatti constatato che negli 
agricoltori la mortalità per tutte le cause 
di malattie è inferiore a quella di tutta la 
popolazione. In particolare merita una 
segnalazione l'accertamento di una mi- 
nore mortalità per le malattie del siste- 
ma circolatorio (oggi responsabili di 
circa il 50% dei decessi) e dell'apparato 
digerente. 




Recenti studi italiani (ed europei) rela- 
tivi all'incidenza dello sviluppo di tu- 
mori nei contadini hanno confermato 
che in questa categoria di lavoratori la 
mortalità per tutti i tipi di tumore è si- 
gnificativamente più bassa rispetto alla 
popolazione totale 

Per quanto riguarda la mortalità per 
tumori, questa risulta inferiore negli 
agricoltori rispetto alla popolazione nel 
suo complesso. Fa eccezione la morta- 
lità per cancro allo stomaco, che negli 



Un'alimentazione ricca di vegetali 
è molto efficace nella prevenzione del cancro 

Sappiamo già dagli anni '80, attraverso ricerche sulla relazione tra abitudini 
dietetiche, consumo di certi alimenti (particolarmente di vegetali) e il rischio di 
tumore, che dal 30 al 60% dei tumori hanno come origine determinante o con- 
causa importante le errate abitudini alimentari. Tanto che i più noti cancerolo- 
gi di tutto il mondo ritengono che questa acquisizione possa essere considerata 
un buon punto di partenza per fare una efficace medicina preventiva contro i tu- 
mori. La dieta lacto-vegetariana, le verdure gialle e rosse, le verdure crude, la 
frutta fresca, il crescione, la rucola, i cavoli crudi, gli agrumi, la lattuga verde 
sono gli alimenti sicuramente protettivi dal tumore allo stomaco. Gli alimenti 
ricchi dì fibre (i cereali integrali, ì legumi, la fruita e la verdura, soprattutto 
broccoli e cavolini dì Bruxelles) e lo yogurt prevengono lo sviluppo del tumore 
del grosso intestino. 

Occorre ricordare, però, che se le qualità preventive di molti vegetali sono in- 
discusse e ampiamente dimostrate, la terapia di un cancro già sviluppato attra- 
verso dosi elevate di alimenti anticancro è attualmente molto problematica e per 
il momento lascia giustamente scettico il mondo scientifico. 



agricoltori è superiore del 20% rispetto 
alla media. 

IN CAMPAGNA 
SI VIVE IN MODO PIÙ SANO 

©E dunque certo che il mestiere del 
contadino è sostanzialmente più 
sano di altre attività e che chi coltiva la 
terra è meno soggetto a tumori. I risulta- 
ti di queste ricerche meritano comunque 
alcune considerazioni. 

Probabilmente oggi le conoscenze 
sulle sostanze impiegate in agricoltura e 
sulle precauzioni da adottare nella loro 
utilizzazione sono maggiormente diffu- 
se e messe in pratica. Anche gli stru- 
menti di difesa passiva (guanti, stivali, 
tute) sono più evoluti ed efficaci di un 
tempo. Inoltre, mi piace pensare che la 
progressiva diffusione dell'agricoltura 
biologica possa aver avuto anche delle 
ricadute positive sulla salute degli agri- 
coltori. 

Negli ultimi decenni l'ambiente ur- 
bano (soprattutto per il traffico automo- 
bilistico e per la scarsità di verde) è di- 
ventalo indubbiamente più inquinato, 
rumoroso e stressante rispetto alla cam- 
pagna. 

Non per caso è proprio nella popola- 
zione delle città che si riscontrano le 
maggiori incidenze di quelle malattie 
degenerative (come le allergie e i tumo- 
ri) nelle quali le cause ambientali sono 
di assoluto rilievo. 

Che uno stile di vita sano (regolare at- 
tività fisica all'aria aperta, alimentazione 
adeguata alle proprie necessità e preva- 
lentemente basata sul consumo di vege- 
tali, atteggiamento possibilmente sereno 
e propositivo nei confronti dell'ambien- 
te e delle persone), per molti versi più fa- 
cile da adottare in campagna che in città, 
contribuisca a limitare gli effetti dell' in- 
quinamento è oggi una certezza scienti- 
fica. In particolare, per chi vive in cam- 
pagna, non va trascurata l'opportunità di 
consumare i vegetali quando sono appe- 
na colti e quindi più ricchi di principi 
protettivi e antiossidanti. 

Paolo Pigozzi 



VITA IN CAMPAGNA 5/2(102 



MEDICINA - ALIMENTAZIONE 



79 



Maggio: come conservare e trasformare 
piselli, fagiolini, fragole e ciliegie 

I piselli ed i fagiolini si possono conservare per due-tre giorni in frigorifero per poterli utilizzare 

allo stato fresco; si può anche congelarli per gustarli per quasi tutto l'anno. Le fragole 

saranno ottime per macedonie se conservate con zucchero in vasi di vetro. Le ciliegie congelate 

le potremo degustare come se fossero fresche anche dopo molti mesi 



Nell'orto durante tutto il mese di 
maggio si raccolgono piselli e fagiolini 
freschi ed anche fragole carnose; nel 
frutteto, invece, dolcissime ciliegie. 



FAGIOLINI 



[n frigorifero. 

I piselli raccolti 

.m questo mese 

q j i rw possono essere 

conservati per il consu 

mo fresco in frigorifero. 

in sacchetti di polietilene forati. 

• conservazione: 2-3 giorni 



PISELLI 

;orifero. *>\ % 

i raccolti jg 4> 

ito mese Jm£ 

essere J3A 

1 consu- ^Q ^ 




In congelatore. Per conserva- 
re i piselli più a lungo si deve 
raccoglierli ad uno stadio inter- 
medio di maturazione e una 
volta sgranati si deve scottarli, dopo 
averli posti in un cestello, in acqua bol- 
lente per circa un minuto. 

Raffreddati e asciugati, si distribui- 
scono a strati sottili su vassoi e si pon- 
gono nel congelatore. Si confezionano 
dopo la congelazione in sacchetti sigil- 
lati e si conservano per un anno. 

• conservazione: 12 mesi 

Essiccati. Chi possiede l'es- 
| siccatoio inizierà l'essicca- 
d dÉ®& -'■ione ad una temperatura di 
----^ " 60° C aumentando gradata- 
mente la temperatura dopo la prima ora 
fino a 70° C. Quando saranno quasi pron- 
ti si riduce a 55° C. Esame del grado di 
essiccazione: avvizziti e duri, si frantu- 
mano con un martello. I piselli da pone 
nell'essiccatoio dovranno essere raccolti 
teneri e non troppo maturi. Prima di por- 
li nell'essiccatoio è buona regola sotto- 
porli ad un bagno di vapore per 1 minu- 
ti, dopo di che si toglie l'umidità in ec- 
cesso stendendoli su teli o carta assor- 
bente. 

Se la raccolta non viene fatta per 
tempo e i piselli sono già troppo maturi, 
conviene lasciar essiccare completa- 
mente la pianta. Si provvede poi a sgra- 
narli ed eventualmente a terminare l'es- 
siccazione stendendoli all'ombra nelle 
ore diurne o nel forno a bassa tempera- 
tura (60-70° C) con lo sportello legger- 
mente aperto. 

• conservazione: 8-10 mesi 



In frigorifero. 

Come i piselli, 
anche i fagioli- 
^ni possono es- 
sere conservati per il 
consumo fresco in frigo- 
rifero, in sacchetti di polietilene forali. 
• conservazione: 2-3 giorni 



41 



£ 



In congelatore. I fagiolini da 
destinare alla congelazione 
vanno raccolti ad uno stadio di 
maturazione arretrato, privati 
del peduncolo e suddivisi a seconda del- 
le dimensioni. Vanno poi scottati in ac- 
qua bollente, pochi alla volta come de- 
scritto per gli ortaggi il mese scorso. La 
scottatura si protrae per 2-3 minuti a se- 
conda delle dimensioni. Raffreddati im- 
mediatamente in acqua fredda e asciu- 
gati, si stendono su vassoi e si congela- 
no a -1 8° C. Avvenuta la congelazione, 
si confezionano in sacchetti sigillati e si 
ripongono nuovamente nel freezer. 
• conservazione: 8-10 mesi 



FRAGOLE 

In frigorifero. 

Maggio è il me- 
se più indicato 
per raccogliere 



* 




e conservare le fragole. 
Per il consumo fresco vanno conservate 
in frigorifero in piccole vaschette pro- 
tette da sacchetti in polititene. 
• conservazione: 2-3 giorni 

Sciroppate. Scegliete solo i 
£§ I frutti rossi, maturi, sodi, senza 
ammaccature; in un contenitore 
graduato dosate 1 litro di frago- 
le e impiegate per ogni litro 150-250 
grammi dì zucchero. Versate le fragole 
con lo zucchero a strati alterni in una pen- 
tola larga e bassa. Coprite e lasciate ripo- 
sare a temperatura ambiente per 24 ore. 
Fate sobbollire le fragole a fuoco dolce 
nel loro succo per 5 minuti. Tenete a por- 
tata di mano dello sciroppo caldo (I litro 
d'acqua con 400 g di zucchero) nel caso 
in cui il loro succo non fosse sufficiente. 
Riempite i vasi sterilizzati lasciando un 
centimetro di spazio libero, unite un po' 



di sciroppo caldo se necessario. 
Chiudete con i coperchi e fate un bagno 
in acqua bollente per 10 minuti per i va- 
si da 1/2 litro e 15 minuti per quelli da 1 
litro. Potranno essere servite da sole, in 
macedonia, nello yogurt, per crostate. 
• conservazione: 12 mesi 



,i 



>N 



CILIEGIE 

In congelatore. 

Se le ciliegie sono 

di qualità e di 

grosse dimensio- 
ni, il modo migliore per 
conservarle per un intero anno è la con- 
gelazione. Dopo aver tagliato a metà il 
peduncolo stendetele su vassoi e pone- 
tele nel congelatore a -18° C. Avvenuta 
la congelazione, confezionatele in sac- 
chetti sigillati e ponetele nuovamente in 
freezer. Al momento del consumo scon- 
gelatele ponendole in una ciotola sotto il 
rubinetto leggermente aperto per assicu- 
rare un costante rinnovo dell'acqua. 
• conservazione; 12 mesi 

Ida Gorini 

Per informazioni sul le epoche di raccolta dei 
più comuni ortaggi e frutti, consultate le ta- 
vole pubblicate nei numeri 1 1/2000, pagine 
25-26, e 12/2000, pag. 35. 

Sono disponibili - con sconto del 10% a fa- 
vore degli abbonati - i libri «Conservare e 
trasformare la frutta», di pagine 224, e 
«Conservare i prodotti dell'orlo», di pagine 
206 (ciascuno 17,67 euro anziché 19,63 cu- 
ro, più 2,58 euro per spese di spedizione). 
Per informazioni e ordini: Edizioni L'Infor- 
matore Aarario - Tel. 0458010560 - Fax 
0458012980, 

Puntate pubblicate. 

• Marzo: come conservare e trasformare 
porri, cavolfiori e mandarini. 

• Aprile: come conservare e trasformare 
spinaci, prezzemolo e limoni. 

• Maggio: come conservare piselli, fagioli- 
ni, fragole e ciliegie. 
Prossimamente. 

• Giugno: pomodori, melanzane, albicocche. 

• Luglio-agosto: zucchine, cetrioli, pesche, 
susine. 

• Settembre: basilico, peperone, mele, pere, 

• Ottobre: fagioli, carote, cotogne. 

• Novembre: finocchi, kiwi. 

• Dicembre: cavoli di Bruxelles, arance. 



VITA IN CAMPAGNA 5/2002 



MEDICINA - ALIMENTAZIONE 



81 



Risposte ai lettori 

L'AFFUMICATURA FAMILIARE 
DELLA TROTA 



Vorrei conoscere la tecnica eli affu- 
micatura delle troie impiegabile a 
livello familiare. Potrei così essere 
autosufficiente come pescatore e con- 
servatore del pescato. 

Amilcare Del Dosso Vanarì 
Villa di Tirano (Sondrio) 

La preparazione delta trota per 
l'affumicatura. In un recipiente si pre- 
para la salamoia fredda in quantità suf- 
ficiente per coprire il pesce nella pro- 
porzione di 750 grammi di sale per 4 
litri d'acqua (A). Si immerge il pesce 
eviscerato <o i filetti se le trote fossero 
molto grosse) nella salamoia a 1-4° C 
per 1-2 ore in base alle dimensioni delle 
trote o dei filetti (B). Trascorso il tempo 
necessario, utilizzando 350 grammi di 
sale ogni chilogrammo di pesce si 
copre il pesce sistemandolo in un con- 
tenitore dì materiale non corrosivo, 
alternando strati di sale e pesce (o filetti 
di pesce) con la pelle verso il basso ad 
eccezione dell'ultimo strato; si termina 
con uno strato di sale (C). Si mantiene 
il contenitore il più freddo possibile e vi 
si lascia il pesce per 3 ore. 

Poi si tolgono le trote, si sciacquano 
bene, si asciugano all'aria lontano dal 
sole o fonti di calore per 1-3 ore fino a 
che si formi sulla superficie una legge- 
ra pellicola lucente (D). Ora il pesce è 
pronto per l'affumicatura. 

Come avviene l'affumicatura. Si 
prepara il fuoco con legna; la più usata 
è quella di acero, melo, acacia o tutoli 
di pannocchie, non conifere. Quando 
brucia è bene soffocarlo con pezzetti di 



LA PREPARAZIONE DELLA TROTA 
PER L'AFFUMICATURA 





(£) 




legno duro e sottile o segatura per pro- 
durre un fumo molto denso con poco 
calore: la temperatura interna dell'aftu- 
micatoio non dovrebbe superare i 20° 
C. Si cura il fuoco giorno e notte: affu- 
micare il pesce è un lavoro lungo. 
Dopo 4 giorni si assaggia un pezzetto 
per controllare se il colore, il sapore e 
la consistenza sono di nostro gusto. 
Nel caso contrario si deve affumicarlo 
per altre 24 ore e poi riassaggiarlo. 
Quando ha raggiunto il gusto desidera- 
to, si tiene all'aria in un posto fresco 
per parecchie ore. Quindi si confeziona 
in pacchetti individuali di plastica per 
alimenti e si immagazzina a una tem- 
peratura di 0-4° C. Si consuma al mas- 
simo entro 3 mesi (Ida Gorini) 

UN OTTIMO E SAPORITO 
BRODO VEGETALE 

Seguo sempre con molto interesse le 
rubriche sull'alimentazione del dott. 
Paolo Pigozzi. Nel numero dì febbraio 
di quest 'anno viene spiegato come rea- 
lizzare un «genuino» dado vegetale 
fatto in casa. 

E per caso possibile realizzare un 
«genuino» dado di carne domestico!' 

Marco Ciomei 
Maggiano (Lucca) 

La preparazione di un concentrato 
di carne nella propria cucina mi sem- 
bra sinceramente una esigenza di altri 
tempi, quando la poca carne che com- 
pariva sulla mensa doveva assolvere il 
compito di apportare grassi e dare 
sapore a piatti che spesso erano, per 
necessità, poveri. Il nostro stile di vita 
è oggi decisamente cambiato e le 
nostre conoscenze sulle caratteristiche 
nutrizionali dei diversi alimenti sono 
aumentate. L'urgenza odierna non è 
tanto quella di aggiun- 
gere qualcosa in più 
alle nostre pietanze, ma 
semmai di togliere 
grassi, proteine e sale, 
spesso consumati in 
eccesso. Consiglio 
quindi di fare largo uso 
di aromi e sapori vege- 
tali (erbe aromatiche, 
lievito di birra in pol- 
vere, ecc.) ed eventual- 
mente di utilizzare il 
«dado» vegetale già 
indicato sul numero 
citalo della rivista. 

Faccio comunque 
notare che la prepara- 
zione di un ottimo e 
saporito brodo vegetale 
è estremamente Incile e 
rapida. Ecco la ricetta: 
1 cipolla, 1 carota, 1 



costa di sedano, 1 spicchio d'aglio, 1 
foglia di alloro, 1 rametto di rosmari- 
no, 1-2 chiodi di garofano, sale. 

Si mettono tutti gli ingredienti in 3 
litri d'acqua fredda, si copre e si fa 
sobbollire per 20 minuti. Si tolgono i 
vegetali e si aggiunge eventualmente 
olio extravergine d'oliva. Si conserva 
in frigorifero per un paio di giorni. 
(Paolo Pigozzi) 

PICCOLA VENDITA DI VERDURE 
ESSICCATE MESCOLATE A SALE 

Avendo un piccolo commercio di 
miele (lo smielamento e il confeziona- 
mento avvengono presso terzi), vorrei 
ampliare la gamma di prodotti venden- 
do dei preparati ottenuti mescolando 
assieme delle verdure essiccate e sale. 
Si ottengono in questo modo un brodo 
vegetale e un condimento per arrosto 
molto buoni, privi di conservanti, 
molto apprezzati da chi li ha assaggia- 
ti. Per essiccare e mescolare assieme le 
verdure provenienti dal mio orto devo 
avere un locale adeguato come per la 
preparazione di confetture? Devo 
avere particolari requisiti? Per evitare 
che la verdura contenga muffe, insetti 
oppure odori strani sarebbe meglio 
scottarla in acqua calda anche se 
naturalmente sarà pulita a dovere? È 
vero che il prezzemolo può essere dan- 
noso per la salute? 

Renzo Giovannìni 
Mezzocorona (Trento) 

Come per tutti i prodotti destinati al 
consumo alimentare, anche la prepara- 
zione e il confezionamento dell'ali- 
mento a cui si riferisce il lettore devo- 
no sottostare alla normativa che regola 
questo settore. In queste prescrizioni 
saranno comprese naturalmente anche 
le caratteristiche del locale. Per cono- 
scere la normativa e i vari aspetti di 
tale tipo di attività il lettore può fare 
riferimento alla nostra ultima Guida 
illustrata (allegata al n. 4/2002). 
Ulteriori ragguagli potrà richiederli 
alla locale Asl. 

La disidratazione delie verdure e 
l'aggiunta di sale sono più che suffi- 
cienti per garantire la conservazione e 
per impedire a funghi e batteri di mol- 
tiplicarsi. Il prezzemolo può essere 
aggiunto tranquillamente a queste 
miscele per brodo: si tratta infatti di un 
ingrediente comunissimo nei prodotti 
industriali disponibili in commercio. 

Quasi tutti i libri di cucina riportano 
una ricetta per ottenere un preparato 
vegetale essiccato per brodi e sughi, ma 
in realtà gli ingredienti sono sempre gli 
stessi: varie verdure fresche e aromi 
dell'orto ai quali va aggiunto circa il 
25-30% in peso di sale. (Paolo Pigozzi) 



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VITA IN CAMPAGNA SHM13